Politica

La parabola della Lega tra nostalgia, correnti e l’ombra del congresso

Che aria si respira in via Bellerio, in quella che una volta era la sede della Lega Nord? Non ci sono più i “vaffa” di Umberto Bossi, nemmeno più la sua sfrontatezza, la sua acredine, il suo modo di dire la verità. Però c’è ancora chi pensa con nostalgia a quei tempi che non torneranno, ma che davano tanta vivacità all’ambiente. Dove è finito “l’uno vale uno”, il grido di “Roma ladrona”, la voglia di aprire il Parlamento come una scatola di sardine? Sono idee che forse vivono  nell’animo dei più vecchi, di coloro che ancora rammentano con nostalgia quei giorni di grande passione e di speranza per un partito che è svanito, almeno nei princìpi. Ora i viaggi del “vaffa-man” durano lo spazio di un mattino, magari il titolo nelle pagine interne di un giornale. Ventiquattro ore più tardi non rimane nulla, nemmeno le grida di un personaggio che la Capitale ha amato o disprezzato a seconda delle rispettive ideologie. Restano i fatti che sono crudi e fanno male se si pensa a quell’oltre trenta per cento di preferenze diventato il  5,5 per cento di oggi.

Matteo Salvini, il numero uno della Lega traballa, c’è chi mette in dubbio il suo valore di segretario. Addirittura circolano i nomi dei suoi successori che dovrebbero sostituirlo a Pontida il 20 settembre o in un congresso richiesto a più voci in grado di capovolgere l’attuale assetto della Lega. Il primo a lanciare la freccia avvelenata è stato il presidente della Lombardia Attilio Fontana, il quale, in una intervista al Corriere della Sera, ha messo fortemente in dubbio la leadership del ministro all’interno del partito.

Colpa dei tempi, del modo di fare politica, delle polemiche a volte senza senso che invadono solo i giornali e niente altro? È stata la prima scintilla che ha fatto nascere il fuoco, sia pure circoscritto finora, anche se i “rivoluzionari” si chiamano Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, due pezzi da novanta del Carroccio. Il dibattito è aperto, mentre Salvini cerca di placare le acque con risposte risolutive. “È tutto tranquillo”, risponde ai giornalisti che gli fanno domande scomode.

“A pensar male si fa peccato, ma a volte ci si azzecca”, ammoniva ironicamente Giulio Andreotti. Così, l’informazione più insistente non dà tregua al vice presidente del consiglio e lo incalza un giorno si ed un altro pure. Qualcosa esce, ma non tanto per far crescere quei rumors che continuano a tempestare il vertice di via Bellerio.

Che cosa si imputa maggiormente al segretario? Al di là dei numeri che sono impietosi (i sondaggi danno maggior credito a Futuro Nazionale del generale Vannacci) è la sua caparbietà ad inseguire notizie al solo scopo di strappare un titolo sui giornali. “Pensa più a se stesso che ai problemi del paese. Il perchè è evidente”, sostengono i suoi nemici più accaniti. “È un numero due della maggioranza (sia pure in comproprietà), è il responsabile di un ministero di grande importanza, allora qual è la ragione di tanto affanno alla ricerca di pubblicità?” si domandano i leghisti più antichi che digeriscono male questo suo atteggiamento”.

La verità l’affermano “apertis verbis” coloro che non hanno peli sulla lingua.  “Salvini sente il terreno che sprofonda sotto i piedi, le critiche aumentano a vista d’occhio. Quindi, per paura di perdere la notorietà che ha oggi, si inventa quotidianamente qualcosa che vorrebbe far apparire nuovo”.

Purtroppo per lui, la situazione non è idilliaca nemmeno all’interno della maggioranza. Spesso e volentieri Salvini “la fa fuori del vaso”, mandando ai pazzi financo Giorgia Meloni che prima lo prende con le buone, ma con la fermezza che la contraddistingue, poi va al di là e le dice chiaramente che se continuerà questa solfa (Vannacci o non  Vannacci) la destra  nel 2027 potrebbe sbattere il muso dando via libera al campo largo di Elly Schlein, se Giuseppe Conte glielo permettesse.

Dopo il Papeete del 2019, potrebbe verificarsi un altro capitombolo simile a quello di diciassette anni fa? “Dipende da lui”, affermano all’unanimità amici e avversari.

“Deve piantarla di fare il protagonista ad ogni costo”. Il rimbrotto è chiaro: se non muterà il suo atteggiamento, la sinistra riuscirà a strappare il comando alla premier attuale. Dunque, rifletta bene Matteo Salvini, dove potrà andare se la maggioranza di oggi non lo vorrà più e la minoranza gli chiuderà la porta in faccia?

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Bruno Tucci