La politica italiana sempre più cattiva e scorretta, ci aspetta un lungo anno di veleni elettorali (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
“Che cosa vuole questa sinistra”, sembra chiedersi in cuor suo Giorgia Meloni? Parla al Senato per il premier time e si apre il solito siparietto. L’opposizione attacca a spron battuto, lei si difende citando i numeri e i risultati raggiunti. “Vive in una bolla”, sentenzia qualcuno. “Sembrate la famiglia Addams”, attacca il solito Matteo Renzi, sempre in cerca di un quid che lo riporti a galla. “Le parole del leader “di Italia morta” (copyright di un esponente della maggioranza) non hanno senso. Cerca solo di farsi pubblicità, senza accorgersi che quanto dice avrà l’effetto di un boomerang”. In breve: se qualcuno pensava che questa lunghissima battaglia elettorale potesse finalmente trovare quel denominatore comune in grado di aiutare il Paese, ne esce platealmente sconfitto. Tutto è avvenuto ieri a Palazzo Madama tranne che la possibilità di trovare un minimo accordo tra le forze in campo.
Non c’è pace nella politica italiana, qualsiasi tentativo di poterla afferrare viene sventato sul nascere. Così si ricomincia da capo con la premier che elenca i risultati raggiunti dal suo governo e l’opposizione che la smentisce usando tutti i mezzi alla sua portata. “La Schlein doveva cambiare il partito, è il partito che ha cambiato lei”, accusa un esponente della maggioranza.
Si va a caccia della frase ad effetto per poter mettere l’avversario KO. Tante parole, nessun programma. È una vittoria per Giuseppe Conte tornato in pista dopo un delicato intervento operatorio: “Auguri, presidente”, gli dice un collega di cui ha dimenticato il nome. Solo un sorriso, poi le solite parole di fuoco che somigliano tanto a quelle di Renzi. Il leader dei 5Stelle non perdona nulla. Piccona l’ipotesi di una nuova legge elettorale (inutile e dannosa), continua ad essere imperterrito contro le spese militari. Non risparmia nessuno e dimostra di avere letto bene i giornali durante la sua assenza. Respinge ogni manovra (leggi inciucio) che il suo Movimento potrebbe avere con Forza Italia e quando qualcuno gli chiede notizie di Marina Berlusconi, risponde a tono: “Non ho il piacere di conoscerla”.
Non si può fare a meno di parlare di primarie e del campo largo di cui è innamorata pazza la segretaria del Pd. Ma su questo tema Conte non arretra di un passo. “E’ senza senso discutere di primarie e di altre iniziative del genere”, sostiene ancora. “Prima parliamo dei programmi, dei problemi che il Paese deve risolvere con urgenza. Le alleanze sono lì, nessuno le può toccare”.
Nell’aula del Senato non va in onda il “politicamente corretto”. È una speranza che svanisce ancor prima di cominciare. Giorgia Meloni non ha scampo, gli attacchi sono continui, non le perdonano nulla. Replica con forza che i conti pubblici sono in ordine, si sofferma sui problemi di sempre: il lavoro, il piano case, l’energia. Niente, il coro è unanime, la premier sbotta: “Mi chiamate in aula per trovare una via d’intesa e mi riempite di male parole. Quale strada si può prendere per arrivare non dico alla pace, ma ad un negoziato?”.
I debiti che ha attualmente il governo raggiungono una cifra notevole: 174 miliardi. Sono dovuti al super bonus e alle altre diavolerie ereditate dalla sinistra. Un danno che chiama direttamente in causa Palazzo Chigi. “Un fallimento totale, quello della maggioranza”, ripete l’opposizione. “I numeri che la premier elenca sono soltanto un bluff. Lo si vada a chiedere a chi ogni mattina va al mercato a fare la spesa. È aumentato tutto, i soldi non bastano più e si debbono fare miracoli per arrivare alla fine del mese”.
Il ritornello non cambia, è sempre lo stesso: con il governo che replica ad una minoranza che non si dà pace perché è certa di poter dare la spallata definitiva a questo esecutivo che sta portando l’Italia in prossimità del baratro. Si eccede da una parte e dall’altra senza il minimo scrupolo. La destra desidera dialogare soltanto con chi vuole il bene dell’Italia; la sinistra risponde che non sono sicuramente loro gli esponenti della salvezza. Di un qualsiasi dialogo nessuno parla, non è nelle corde di queste forze politiche che pensano solo ad attaccarsi ed a dimostrare con dovizia di particolari dove sta la ragione.
Uno spiraglio positivo è lontano mille miglia. Forse l’unica apertura la prospetta Carlo Calenda che più degli altri invoca il ritorno al centro. Un desiderio di molti che si infrange sugli ostacoli di quanti rifiutano anche la parvenza di un accordo. Il Paese deve guardare in faccia la realtà: fino alle elezioni politiche del 2027 dovremo abituarci a vivere tra le polemiche che spesso sfociano negli insulti. Per essere super partes l’informazione dovrebbe fare i salti mortali perché le querele e le diffamazioni si contano a decine. Si invoca la libertà di stampa, ma in che modo se chi tenta di dire la verità finisce in tribunale?