La rassegna stampa e le prime pagine dei giornali di oggi 5 maggio - Blitz Quotidiano
La notizia principale di oggi in apertura sui quotidiani è quella relativa ai combattimenti nel golfo Persico e all’iniziativa degli Stati Uniti per far riprendere il traffico navale nello stretto di Hormuz. Gli Usa sostengono dunque di aver aperto un corridoio per garantire il passaggio sicuro nello Stretto. Teheran, al contrario, smentisce annunciando di aver sparato missili contro unità statunitensi. “Battaglia navale a Hormuz”, è l’apertura del Corriere. “Trump, l’accusa di Meloni”, titola invece La Stampa. “Tagli alle intercettazioni, multe e galera ai cronisti”, è la prima pagina del Fatto Quotidiano.
La rassegna stampa di oggi:
“La battaglia di Hormuz” (La Repubblica).
“Battaglia navale a Hormuz” (Il Corriere della Sera).
“Il dilemma di Israele”, di Goffredo Buccini: “Un eterno Amalek da cui proteggersi. Un arcinemico sempre in agguato. Lo Stato ebraico è nato così, nel 1948, sotto l’attacco di cinque Paesi della Lega araba benché avesse accettato la bipartizione territoriale coi palestinesi voluta dalla risoluzione 181 dell’Onu. Ai nostri giorni, l’Iran degli ayatollah non è altro che la prosecuzione escatologica di quel disegno di sterminio, avendo nel dna l’eliminazione dell’«entità sionista», perseguita attraverso i suoi proxy , Hamas, Hezbollah e Houti, e tramite il tenace progetto di fine mondo dell’arma atomica”.
“Trump, l’accusa di Meloni” (La Stampa).
“Transizione 5.0, fuori i software in cloud. Cinque comunicazioni obbligatorie” (Il Sole 24 Ore).
“A Hormuz tornano i missili” (Il Messaggero).
“Resilienza italiana”, di Paolo Balduzzi: “Una frase attribuita al celebre uomo d’affari statunitense Warren Buffett recita più o meno così: “Ci vogliono vent’anni per costruire una reputazione e cinque minuti per rovinarla”. Ciò è vero per le persone, naturalmente, ma anche per le nazioni. Quella del nostro paese, parlando di classe politica e finanza pubblica, non è delle più onorevoli: ricorso troppo frequente ai deficit di bilancio, spesso a fini elettorali, elevato debito pubblico, svalutazioni ricorrenti, incapacità di realizzare riforme importanti, instabilità. D’altro canto, ci si dimentica facilmente di quelli che, se proprio non vogliamo definire successi, sono comunque comportamenti virtuosi”.
“Rivoluzione casa. Sgomberi più veloci” (Il Giornale).
“Buchi nell’acqua” (Il Manifesto).
“Tagli alle intercettazioni, multe e galera ai cronisti” (Il Fatto Quotidiano).
“Dove si firma?”, di Marco Travaglio: “Ogni tanto, senza volerlo, Trump fa un regalo all’Europa. Ma i cerebrolesi che la sgovernano lo rispediscono al mittente. Dovevano dirgli sì quando chiedeva una mano per fermare la guerra russo-ucraina, spingendo Kiev a negoziare, cioè smettendo di illuderla della vittoria e di armarla sempre più per spingere la Russia a devastarla vieppiù”.
“Villaggi in polvere” (Avvenire).
“Report, ceh figuraccia” (Libero).
“Il sarto di Trump sbarca a Roma”, di Mario Sechi: “La missione di Marco Rubio a Roma è quella del “sarto della Casa Bianca”, è lui l’inviato per ricucire le relazioni strategiche dell’amministrazione Trump. Il suo compito è tradurre la linea dura del Presidente in posizioni politiche flessibili, smussando gli angoli per rendere possibili compromessi con alleati chiave come l’Italia di Giorgia Meloni e il Vaticano che non ha eserciti ma parla al mondo”.
“Vietato dire di no alla moschea” (La Verità).
“Usa-Iran, tra droni e propaganda. Meloni in ansia va a caccia di gas” (Domani).