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La storica Ponzani: “La Russa a capo del corteo in cui morì il poliziotto Marino”. Lui la vuole querelare, lei non si scusa

“Ci penso, ma se ritiro” la querela “nei suoi confronti devo farlo nei confronti di altri. Lei è professoressa, per la verità professoressa a contratto, per quello l’ho chiamata signora, perché se la chiamavo professoressa dovevo dire professoressa a contratto…”. A dirlo è il presidente del Senato Ignazio La Russa a margine dell’assemblea di Sud Chiama Nord e Sindaci d’Italia, rispondendo a una domanda sulla possibilità di ritirare la querela nei confronti della storica Michela Ponzani sul “giovedì nero di Milano” del 1973. “Ci penserò”, ha ribadito.

Michela Ponzani: “Non mi scuso”

Nei giorni scorsi, durante un intervento al programma Otto e Mezzo condotto su La7 da Lilli Gruber, Michela Ponzani aveva accusato La Russa di essere stato a capo del corteo che nel ’73 uccise il poliziotto ventiduenne Antonio Marino. L’agente che venne colpito da una bomba lanciata dal neofascista Vittorio Loi. Nelle scorse ore, la storica ha ribadito di nuovo il suo concetto ed ha detto di non volersi scusare con il presidente del Senato: “Ho già avvertito il mio avvocato” ha detto Ponzani, aggiungendo che davanti alla Costituzione sia lei che La Russa sono uguali.

Queste le sue parole a proposito della manifestazione del cosiddetto “giovedì nero”: “La Russa era a capo di un corteo vietato dal prefetto di Milano per motivi di ordine pubblico. È cronaca riportata da varie fonti: noi storici non ci inventiamo le notizie. Se il presidente La Russa vuole querelarmi semplicemente per aver ricordato un fatto storico deve querelare tutti gli autori di libri che riportano questo fatto, l’archivio centrale dello Stato che conserva ancora oggi la documentazione della questura e della prefettura di Milano, i giornali dell’epoca, i fascisti del Movimento Sociale e del Fronte della gioventù, di cui La Russa era segretario”.

Ponzani ha proseguito: “Devastarono Milano con incidenti gravissimi e venne ucciso un agente di polizia di 22 anni. Non ho detto che La Russa ha responsabilità nell’omicidio, ho detto che era presente a quella manifestazione. Gli storici nelle democrazie non hanno il compito di celebrare il potere, ma di smontare le narrazioni di comodo. È il mio mestiere e continuerò a farlo con tutti i miei mezzi”.

“La professoressa Ponzani non ha alcuna intenzione di scusarsi”

Michela Ponzani, a Otto e mezzo ha replicato alla minaccia di querela portata avanti da La Russa ribadendo fra le altre cose di essere una professoressa (è docente all’università di Roma Tor Vergata ndr). Il riferimento è al presidente del Senato che l’aveva chiamata signora: “La professoressa Ponzani non ha alcuna intenzione di scusarsi con il signor presidente del Senato. Anzi, ho già sentito il mio avvocato Fabio Anselmo per tutelare quelle che sono le mie ragioni, la mia onorabilità, la mia professionalità. Perché vorrei ricordare al presidente del Senato della Repubblica italiana che i titoli accademici non si ereditano come i titoli nobiliari, ma costano tanta fatica e per le donne è ancora più faticoso raggiungere certe vette. Quindi pretendo che mi si riconosca almeno il titolo di professoressa universitaria” ha continuato Ponzani. Che ha poi aggiunto: “Un presidente del Senato che querela professoressa universitaria non è una bella pagina per la democrazia. Io ho visibilità, ma tanti colleghi no. Si vuol mettere a tacere tutte le voci critiche che non hanno il potere di difendersi e usare la comunicazione? È una cosa gravissima”.

La Russa: “Mie responsabilità al corteo? Sono fake news”

Il presidente del Senato Ignazio La Russa, in un video postato sui social in cui ha ricostruito nei dettagli i fatti del 12 aprile 1973 a Milano che portarono alla morte del poliziotto 22enne dopo il divieto di un corteo dell’Msi che poi fece un comizio in piazza, ha ricostruito la vicenda dal suo punto di vista: “Per quanto mi riguarda personalmente, è una completa fake, una notizia infondata qualsiasi mia responsabilità e partecipazione ai drammatici episodi che costarono la vita al povero agente Antonio Marino e nessuno potrà, quindi, mai impedirmi di dire chiaro e forte, come feci allora e come fece il Msi, che la violenza va condannata senza se e senza ma”.

All’epoca La Russa era il dirigente della sezione giovanile dell’Msi e nel filmato ha raccontato di aver saputo della morte dell’agente mentre era in prefettura, insieme agli altri dirigenti del partito, per cercare di far revocare il divieto di comizio. Sulla vicenda Ponzani ha spiegato: “Non pretendo scuse da altri come Giannini o Berizzi, sono abituato alle loro contumelie. Le pretendo solo dalle persone che ritengo meritevoli di attenzione. Le manifestazioni della destra, anche in un periodo in cui semmai c’era chi sperava che sfociassero in disordini, quando sono state organizzate dal Movimento sociale e poi da Alleanza nazionale, non hanno prodotto disordini finché erano regolarmente autorizzate”.

La Russa, arrivando alla convention nazionale di Sud chiama Nord e Sindaci d’Italia, ha detto ancora: “Io ho partecipato a varie manifestazioni. Non è mai successo che ci sia stato da parte mia il minimo accenno di violenza o di mancato rispetto dell’autorità”. “C’è la prova fotografica che ero in Corso Monforte”, dalla parte opposta rispetto al luogo degli scontri in cui morì l’agente di polizia Marino ha aggiunto ancora l’esponente di Fratelli d’Italia.

La Russa ha poi ricostruito i suoi spostamenti durante il “giovedì nero di Milano”. In “quelle foto che si vedono sono in Corso Monforte, quindi esattamente dalla parte opposta a dove ci furono, ahimè, i contatti drammatici”, ha spiegato La Russa, indicando che si stava dirigendo in prefettura con una delegazione di “otto, dieci persone”. “Quel gruppetto è il gruppetto di testa, con dietro, li vedete dagli elmetti tutti uguali, poliziotti in borghese con l’elmetto che ci hanno scortato”, ha aggiunto. “Arrivò al prefetto la telefonata in cui gli dicevano che in quel momento era morto un poliziotto”, ha ricordato ancora, raccontando che il dirigente missino Franco Servello “uscì dalla stanza, venne al piano di sotto dove lo aspettavamo e ci disse, bianco in volto: ‘È morto un poliziotto, andate, sciogliete tutti, tutti a casa’”. Un episodio che, ha sottolineato La Russa, per gli esponenti del Movimento sociale italiano era “impensabile”. “E così fu”, ha concluso.

I familiari delle vittime della Strage di Bologna: “Sostegno a Ponzani”

Paolo Lambertini, presidente dell’associazione dei Familiari delle Vittime della Strage della Stazione di Bologna del 2 Agosto 1980 (di matrice neofascista ndr), è intervenuto sulla vicenda ed ha voluto esprimere il suo “sostegno a Michela Ponzani e a tutti coloro che, esercitando il legittimo diritto di espressione e di critica, sanno e sapranno confrontarsi, ‘carte alla mano’, anche con chi riveste cariche istituzionali come l’attuale presidente del Senato Ignazio Benito La Russa. È proprio questo diritto una delle forme di garanzia che consente ai cittadini e agli organi di stampa di monitorare i rappresentanti delle istituzioni, vigilando con rigore sulle azioni del presente, senza dimenticare il passato”.

 

 

Published by
Lorenzo Briotti