Politica

La strategia di Meloni, dalle politiche del 2027 alla conquista del Quirinale

Nel 2027 si andrà alle urne per vedere se Giorgia Meloni raddoppia o si dovrà mettere da parte. Una elezione importante, ma questo è solo il prologo di un altro voto forse più importante e significativo: quello del Capo dello Stato. Chi succederà a Sergio Mattarella dopo due mandati? Il popolo non ha nessun potere a proposito, perchè spetta alla Camera e al Senato (oltre che a tre delegati per ogni regione) decidere chi siederà al Quirinale nel 2029.

La premier avrebbe voluto in cuor suo cambiare la Costituzione e dare alla gente una possibilità che non ha (come ad esempio in Francia oltre che negli Stati Uniti). Ma i referendum popolari non portano fortuna a chi guida il Paese. Così, la Meloni ha dovuto rinunciare non solo a questa vera e propria
“rivoluzione”, ma anche a quella che il presidente del Consiglio lo
doveva scegliere l’opinione pubblica. Retromarcia pure in questo caso
e altro flop sulla riforma della giustizia in cui hanno stravinto i
“no” e cioè i contrari al volere di Palazzo Chigi.

Ora questa voglia di salire sul Colle è tornata di prepotenza alla ribalta quando è stata la stessa prima inquilina di Palazzo Chigi a dire: “Perchè no? Avere finalmente un capo dello Stato che guardi a destra non è un tabù. Lo stesso si diceva per il governo che non sarebbe mai appartenuto ai conservatori. E allora, eccomi qua da quattro anni”. La premier, dunque, prenota il Quirinale perchè ritiene che quel Colle appartiene alla destra e se finalmente su quella
poltrona siederà una persona “che la pensa come noi non dovrà essere
considerato figlio di un dio minore”.

Rileggiamo i nomi che si sono succeduti al Quirinale dal 1985 quando
fu eletto presidente Francesco Cossiga, un democristiano che aveva
simpatie per i progressisti (non quelli di oggi, targati Elly Schlein). Dopo l’uomo venuto dalla Sardegna, conterraneo di Enrico Berlinguer, ecco i prescelti. Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi, entrambi favorevoli ad una certa politica che ammiccava a sinistra. Più recentemente Giorgio Napolitano, un comunista della prima ora e infine Sergio Mattarella, espressione di una corrente dc che guardava principalmente a favore del compromesso storico.

“Sarebbe ora- aggiunge la Meloni – di imboccare una strada diversa e questo
dipenderà esclusivamente dal voto delle politiche. Se andassimo sotto,
avremo perso l’ennesima occasione”. Perchè avere sul Colle un presidente propenso alla propria ideologia sarebbe importante? Per carità, stiamo parlando del Capo dello Stato, il super partes per eccellenza. Però è fuor di dubbio che le forze politiche ora all’opposizione, hanno in primo piano questo problema. Senza ipocrisia, si deve dire e riconoscere che i poteri che la
Costituzione conferisce al presidente della Repubblica sono molteplici e di grande importanza. Dura in carica sette anni ed è lui che indice le elezioni e i referendum popolari. Conferisce l’incarico ad un parlamentare che deve formare il nuovo governo ed è sempre il presidente della repubblica a sciogliere le Camere quando la maggioranza non ha più il consenso del Parlamento.

Giorgia Meloni parla del Quirinale nell’intervista di Nicola Porro (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

Last but not least, Mattarella è oggi anche il presidente del Consiglio Superiore della magistratura (fondamentale per il flop della riforma) e comanda le forze armate. Dio sa quanto sia  delicata e importante questa funzione. Così stando le cose, è evidente che già da oggi si parli della successione a Mattarella che passa attraverso le politiche, le quali diranno chi sarà il nuovo o la nuova premier.

Non ci sono dubbi che sia a sinistra che a destra si pensi a quale persona si potrà affidare quell’incarico. È ancora presto, ma non tanto visto che la Meloni nella sua ultima uscita non ha avuto peli sulla lingua. Nomi non se ne fanno nemmeno se hai un fucile puntato alle spalle. Vorrebbe dire bruciare quella personalità. Antonio Gava, un esponente di spicco della Dc vicinissimo ai dorotei, rispondeva ai cronisti che gli chiedevano se aveva intenzione di presentarsi come segretario del partito. Sorrideva e guardando in faccia gli
interlocutori sussurrava: “Guaglio’, chi si candida un mese prima è muorto”. Amen.

Published by
Bruno Tucci