La stretta di Meloni: "Massimo il 30 per cento di stranieri per classe e divieto di burqa" (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
n tetto agli studenti stranieri per classe, l’obbligo di imparare l’italiano per i genitori di quelli con problemi gravi di inserimento scolastico, il divieto di burqa e niqab a scuola: nella domenica della Pontida leghista e della kermesse sovranista di Futuro nazionale, quasi come fosse un rilancio della sfida a destra sui temi securitari e identitari, Giorgia Meloni piazza l’annuncio di un provvedimento imminente in Consiglio dei ministri, per affrontare “una questione di civiltà”.
Lo fa infiammando la platea di Gioventù nazionale, i ragazzi del suo partito, lanciando un affondo diretto a Elly Schlein (“Ma è possibile che tu non riesca a trovare un solo argomento vero per contestarci?”) e un avvertimento, “con cognizione di causa”, sui rischi di una campagna elettorale in cui “vedremo all’opera gli strumenti di tutti coloro che in giro per il mondo non amano una democrazia solida, un’Italia forte, un leader libero”.
Meloni ha commentato anche la frase detta da Tajani durante il suo intervento sul palco della kermesse politica “Itaca” a Formello, frase che ha scatenato diverse polemiche. Qui, il vicepremier ha dichiarato che, “se dovesse consigliare al figlio quale donna deve sposare”, suggerirebbe di scegliere “una ragazza meno appariscente ma più affidabile, più seria, che sarà una buona madre di famiglia”. “Semplicemente una frase uscita male, non ingigantirei il fatto” ha spiegato Meloni ai giornalisti.
Nel bagno di folla tra i giovani di FdI, la premier (che nel backstage si ferma per un’intervista con il digital creator Gianfredi) concede anche un’altra risposta ai giornalisti. Si tratta di un commento sullo studente del Congo intervenuto per difendere l’insegnante accoltellata da un altro ragazzo, a Roma: “Ha fatto una grandissima cosa”.
Ma la notizia della giornata l’ha già data, nell’intervento di 40 minuti focalizzato su scuola e università, i centri nevralgici dell’attivismo politico di Gn. A Pontida il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha da poco difeso “l’integrazione con chi condivide i nostri valori di riferimento, ad esempio l’uguaglianza uomo-donna, la laicità dello Stato”. E su quello stesso palco l’eurodeputata della Lega Anna Maria Cisint è salita con le femministe francesi di estrema destra del collettivo Nemesis coperte integralmente da un velo per denunciare “la minaccia dell’Islam radicale”.
A metà del suo discorso Meloni rivela che “sta per arrivare in Cdm” il provvedimento che Valditara aveva prospettato ad agosto. Il divieto di velo integrale è stato proposto nei mesi scorsi da FdI e dalla Lega, ed era tra gli impegni di una risoluzione di Futuro nazionale approvata dalla commissione Cultura della Camera. Ora il governo lo vuole introdurre anche con il tetto agli alunni stranieri.
“Non esiste che in classe a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza”, alza la voce Meloni. E poi: “A scuola si va a viso scoperto e in Italia nessuno, in nome di una vera o presunta tradizione, può decidere che una giovane donna debba nascondersi. La parità uomo-donna non è negoziabile”. Roberto Vannacci, a Orvieto dove si è tenuto con Afd il Forum dell’Indipendenza italiana organizzato da Alemanno, si dice “assolutamente d’accordo”, con una postilla: “Questi provvedimenti dovevano arrivare anni fa”.
Da Avs al Pd, da +Europa a Iv le opposizioni accusano la premier di “inseguire” il generale, e ricordano che già una circolare prevede il limite massimo del 30% di studenti stranieri. “Vorrei capire cosa se ne fanno, di quest’altra proposta di propaganda, le famiglie italiane”, si chiede Schlein ricordando che gli stessi presidi la hanno già definita “irrealizzabile”. Meloni annuncia anche una “norma per denominare licei gli istituti tecnico-professionali” e rivendica di aver “portato il fondo di finanziamento ordinario per le università al suo livello più alto di sempre, a 9,4 miliardi. Quando siamo arrivati era a 8,4”.
Così, alle accuse di Schlein risponde con sarcasmo: “Te prego, una cosa vera dilla, una… Te le passo io sottobanco…”. “Una volta che pensavamo di poter cantare insieme ‘bollo ciao, bollo ciao’ – aggiunge facendo il verso a ‘Bella ciao’ -, niente, non gli è andato giù manco questo… Faremo il conto corrente dedicato per i nostalgici del bollo auto, così lo possono pagare”.
Ma per la leader dem la premier “continua ad avere problemi con la sua calcolatrice”, e “deve dirci lei quando andremo a votare, perché prima poniamo fine ai suoi fallimenti e meglio è”. Il pendolo oscilla sempre sulla primavera più che sull’autunno 2027. E comunque verso quell’appuntamento Meloni rilancia i rischi di influenze da guerra ibrida. “Non date automaticamente per buono nulla di quello che vedrete nei prossimi mesi – dice ai ragazzi di Gn -, e particolarmente nulla di quello che vedrete negli ultimi giorni prima del voto delle prossime elezioni politiche”.