Maurizio Landini (Foto Ansa)
La nostra Costituzione mette al primo posto il diritto al lavoro e la libertà di scendere in piazza per tutelarlo, come ci ricorda Landini. La stessa Costituzione garantisce il cittadino dagli arresti arbitrari, che tuttavia si verificano ogni giorno. I diritti non sono certo garantiti per il solo fatto di essere “scritti” nella Suprema Legge.
Prima che l’Italia liquidasse il patrimonio industriale, erano gli operai di fabbrica a “manifestare”; oggi possono essere gli impiegati, i bancari, i medici delle Asl, gli avvocati e gli stessi magistrati, ossia le categorie sociali privilegiate.
La protesta più violenta che si ricordi in Europa era stata indetta, agli inizi degli anni Settanta, dai commercianti, trasportatori, agricoltori e artigiani francesi, i quali bloccavano le strade, rapivano e chiudevano a chiave i padroni. La polizia nazionale minacciava di far volare il ministro dalla finestra.
Le autorità cedevano solo agli atti di forza. Queste proteste portarono alla Presidenza della Repubblica Valery Giscard d’Estaing, il quale seguì per sette anni una politica di rigore e di conservatorismo. L’elettorato si era espresso contro i contestatori violenti e i governi incapaci di garantire l’ordine.
Negli Usa, ai tempi di Jimmy Carter, gli scioperi bloccavano i servizi pubblici. Gli americani votarono per due mandati consecutivi un attore cinematografico che prometteva di fare arrivare gli aerei e i treni in orario, grazie alle precettazioni e ai licenziamenti di massa.
Il fatto che aveva indispettito gli americani era che i controllori di volo rivendicassero continui aumenti di stipendi che erano già i più elevati sul mercato e che derivavano dal monopolio, cioè dall’esclusiva del servizio fornito. In Italia, i dipendenti di un’azienda comunale non si sentono in colpa per il fatto che i prezzi del gas, dell’acqua o dei biglietti sui bus aumentino di pari passo ai loro stipendi.
Niente da dire, ma una cosa è scioperare contro gli Enti pubblici che non licenziano, altra cosa è rischiare il posto di lavoro se l’azienda privata chiude. La tecnica protestataria della CGIL mira a creare disagio per i cittadini, mischiando spesso gli operai con gli urlatori Pro Pal.
Eppure, gli scioperi di “solidarietà” più utili per i Palestinesi sarebbero quelli alla “giapponese”: gli operai continuano a lavorare e rinunciano a due ore di paga a favore dei bambini di Gaza. Un sindacalista intelligente deve capire quando comincia a delinearsi l’effetto “boomerang”, ossia il momento a partire dal quale si favorisce il governo contro cui si manifesta. La Meloni risponde agli scioperi violenti semplicemente mostrandoli al pubblico nelle loro dinamiche reali ed utilizza la medesima tecnica nei confronti dei Magistrati, di cui mette in piazza i panni sporchi.
Lo stesso avviene per le manifestazioni studentesche. La cultura “woke” nelle università americane ha contribuito all’affermazione politica di Trump. In una fase di crisi economica, gli elettori hanno scelto un governo diretto “col polso dell’uomo d’affari”, voltando le spalle ai raffinati teorici di dottrina democratica.
Finita l’epoca delle ideologie che in Italia si è interrotta con Berlinguer, i leader politici non dovrebbero partecipare ai cortei, perché gli uomini di governo sono chiamati a risolvere i problemi della “collettività” e non di alcune categorie sociali. Churchill era l’uomo più adatto a governare nel periodo bellico, ma non appena i problemi del paese divennero quelli della ricostruzione e ripresero i conflitti tra i gruppi organizzati, subentrò Clement Attlee, un uomo moderato e buon mediatore.
Niente più gesti a effetto, frasi roboanti e memorabili: ora il pubblico ascoltava concise dichiarazioni basate sui fatti, prive di smalto e di ispirazione. In Italia il leader politico è considerato “capace” quando trova un accordo tra formazioni rissose. Per formare un governo espresso da fazioni qualunquiste condizionanti, ci voleva un naif disposto a tutto pur di assumere il comando: sono venuti fuori i governi Conte uno e due.
Per gestire il “campo largo” dove si guardano con sospetto soggetti che aspirano alla supremazia, era necessaria una personalità che non “impensierisse”: è così spuntata dal nulla la Schlein. Per tenere a bada le attuali formazioni di governo, era richiesta una figura “aggregante”, scafata e non ricattabile, ed ecco la Meloni. Bisogna tuttavia riconoscere che la classe politica deve intercettare il “consenso” che è influenzato da eventi sociali “spontanei” oppure costruiti a tavolino e che sono trasmessi attraverso le Agenzie di informazione tradizionali e sui social. Grazie alla fiction, milioni di persone si identificano ogni giorno con i protagonisti delle telenovelas politiche e istituzionali, che trasformano in leader le semplici comparse.
Il fatto che l’Arma dei Carabinieri o la Polizia di Stato, si avvalgano della “filmografia” per esaltare il loro ruolo e diventare “popolari” la dice lunga sul livello etico e sui limiti delle nostre Istituzioni. Anche gli stessi valori etici sono influenzati dall’opinione pubblica e rischiano di diventare effimeri. Posso sostenere a spada tratta i diritti umani dei poveri e dei sacrificati sociali, ma se i borseggiatori e le bande di giovani spadroneggiano nelle zone urbane, se le abitazioni non sono più un rifugio sicuro, se ogni giorno vengono messi a rischio i treni dell’Alta Velocità e la vita dei pendolari, se si rompe la serenità perfino dei giochi olimpici, se i casi di stupro aumentano, è naturale che il “popolo” chieda leggi più severe perché quelle vigenti si dimostrano inadeguate.
D’altra parte, vi chiedo: ci sarà pure una via di mezzo tra la castrazione chimica e la liberazione dal carcere in poco tempo dello stupratore seriale! Il dibattito politico che asfissia gli italiani in questi giorni riguarda il vecchio e irrisolto problema delle democrazie: alzare il livello delle pene serve a contenere i reati? Affermo con decisione che le pene severe non servono e la riprova si è avuta con la legge “Manette agli evasori”, con “Mani pulite” e con le norme sul finanziamento ai partiti. La previsione di elevate sanzioni per i reati economici ha avuto l’effetto di aumentare l’evasione fiscale e di imputridire gli eventi elettorali, mettendo in ginocchio il sistema produttivo e la credibilità dell’Italia all’estero.
Trovo peraltro singolare che il problema dell’inefficacia delle sanzioni “esagerate” sia stato sollevato dai partiti di sinistra certamente tra i primi responsabili di quel passato inglorioso, che gli addetti ai lavori definiscono il “periodo etico” della Nazione. Costituisce grave errore del legislatore quello di produrre norme che gli stessi controllori non possono far rispettare; è meglio un sistema a più basso livello formale di legalità su cui non si transige, che la finzione di leggi severe aggirate nel quotidiano.
Il frequente ricorso a punizioni dimostra non tanto la colpevolezza dei cittadini, quanto l’incapacità dei funzionari pubblici. La fase politica che stiamo attraversando è caratterizzata dal tentativo della Meloni di sostituire la cultura “fondante” che ha influenzato le nostre classi sociali per mezzo secolo.
In Italia, le scuole, la stampa, le Chiese, hanno insegnato che i reati più gravi erano quelli degli imprenditori, che in America sono considerati merce preziosa. Il termine dispregiativo “colletti bianchi” è diventato il carattere distintivo, il “marchio” dei magistrati ospiti dei talk show. Le esternazioni di Nicola Gratteri sui colletti bianchi, i camorristi e le massonerie deviate, hanno innescato un caso politico che danneggia i NO. Non bisogna contestare quel Magistrato, che esprime vecchie idee di un mondo culturale e politico, che non puoi cambiare in una sola generazione.
La Rivoluzione giudiziaria contro i “colletti bianchi” ha avuto l’effetto di formare un nuovo “ceppo” di imprenditori, come avviene per le mosche che si adattano agli insetticidi. I cinesi danno la massima onorificenza a chi ottiene commesse dagli emiri e dai capi degli stati socialisti africani. Tutti sanno delle spese propiziatorie e tutti le negano. I lavoratori pregano perché il titolare dell’azienda ottenga commesse remunerative senza sottostare alle “odiose” gare al ribasso che diminuiscono i loro salari e la qualità del prodotto. Se la ridono di gusto all’idea che quando ricevono un bonus in nero diventino correi dell’imprenditore per falso in bilancio.
È la società reale a determinare i comportamenti della popolazione. Il furto per necessità è sempre stato ritenuto un reato minore. Puoi prevedere il taglio del braccio di chi ti scippa per strada, ma se uno rischia l’inedia non ha pratiche alternative al furto. Nessun grande Riformatore è mai riuscito a debellare la povertà.
L’immigrazione irregolare è considerata secondo canoni umanitari, ossia il dovere di salvare la vita umana in mare e di ospitare chi fugge da una patria matrigna. Il “populismo” penale che introduce trenta anni di prigione per gli organizzatori di tratte è considerato dannoso perché gli scafisti raddoppiano il “pedaggio” dei barchini sui quali si continuano a trasportare gli esseri umani. Così come il prezzo della droga “al consumo” aumenta ogni volta che la polizia intercetta carichi importanti. L’unica medicina efficace sarebbe quella di punire con pene esemplari chi consuma quel veleno, ma una norma del genere è considerata “impopolare” perché le acque del Tevere sono “impregnate” di cocaina. Tutti siamo contrari all’evasione fiscale, ma ciò che salva dalle rivoluzioni sociali paesi come l’Italia e la Germania è l’economia sommersa, una pratica che aiuta a sopravvivere i lavoratori con salari 4 inadeguati e tanti immigrati che chiedono di dichiarare solo in parte i loro corrispettivi per non restare con un pugno di mosche in mano.
In tutto il mondo le Regole sono rispettate allorché le imprese e le persone sono in grado di sopportare i costi obbligati (del lavoro, del capitale e del fisco) e se le strutture pubbliche hanno raggiunto un livello di professionalità idoneo a scoraggiare le devianze significative, garantendo anzitutto la certezza del diritto. È questa la “materia grigia” che ogni uomo di governo deve possedere per dare un senso al bene comune. In politica non si dovrebbe mai essere cinici; tuttavia, il candidato che in campagna elettorale si limita a denunciare i cattivi costumi è patetico e può essere pericoloso. Non ci si deve mai stupire dei comportamenti che sono propri dell’organismo massa: al contrario, occorre darli per scontati al fine di apprestare meglio le difese.