(Foto Ansa)
Fa discutere l’appello trasversale di alcune deputate, tra cui Elena Bonetti (Azione), Silvana Comaroli (Lega), Isabella De Monte (Forza Italia), Chiara Gribaudo (Partito Democratico) e Luana Zanella (Alleanza Verdi e Sinistra), contro l’introduzione del voto di preferenza nella nuova legge elettorale.
Le firmatarie sostengono che “il voto di preferenza tende a penalizzare la rappresentanza femminile” e invitano a riflettere: “non votiamo l’introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale”. Secondo la loro analisi, le preferenze favorirebbero reti personali, disponibilità economiche e notorietà, condizioni che penalizzano ancora molte candidate. Richiamano anche i dati: nel sistema senza preferenze le donne sono circa il 34% degli eletti, mentre nei consigli regionali, dove il voto è con preferenza, restano attorno a un quarto.
Di segno opposto la replica di Pina Picierno (Pd), che scrive: “Con stima e affetto verso ognuna di loro, posso testimoniare per esperienza personale esattamente il contrario- rilancio Pina Picierno sui social. Se a decidere della mia elezione fosse stato un posto in lista stabilito sulla base della fedeltà al capo, io non sarei stata eletta perché considerata “non in linea” almeno dagli ultimi due segretari dem.” La vicepresidente del Parlamento europeo aggiunge che i listini bloccati “non hanno mai aiutato le donne libere”.
Sulla stessa linea anche Lia Quartapelle (Pd), secondo cui “le liste bloccate distorcono il rapporto tra eletti ed elettori”. Critiche arrivano da Antonella Soldo (+Europa) e Carla Taibi (+Europa), mentre Deborah Bergamini (Forza Italia) condivide l’appello. Di tutt’altro avviso Michaela Biancofiore (Civici d’Italia), che ribadisce: “Il merito viene prima di ogni cosa” e difende il principio delle preferenze come scelta diretta degli elettori.