Politica

Legge elettorale, preferenze e caos: Meloni pensa al voto anticipato a gennaio

Vuoi vedere che, contro ogni previsione, si andrà a votare nel mese di gennaio, cioè adesso? Come mai, perché tanta fretta? Chi ha paura? Di  che cosa? E’ soltanto per via della confusione che regna nei Palazzi. Tutti, nessuno escluso. Dopo una serie di sgambetti anche da parte degli alleati, si pensava che Giorgia Meloni non avrebbe incontrato grandi ostacoli sulla proposta della nuova legge elettorale. Dopo il no al ballottaggio e la ferita ancora aperta per il referendum sulla giustizia, questa iniziativa non avrebbe dovuto dare alla premier tanti grattacapi.
Nemmeno per sogno. Fra franchi tiratori e guerra spietata della sinistra adesso è pure in bilico il comportamento di ogni elettore il giorno in cui si deve deporre la scheda nell’urna.
L’opposizione si mette di traverso, presenta un emendamento in grado di spaccare la maggioranza. Per fortuna Matteo Salvini e Antonio Tajani tornano all’ovile e votano compatti per il governo anche se a Palazzo Madama la buriana non diminuisce. L’ultimo voto al Senato è previsto per il 15 settembre. Non si sa mai, ma in politica non bisogna distrarsi perché nulla è definitivo. Un successo pieno la Meloni l’ha avuto: il premio di maggioranza resta al 42 per cento. Un sollievo per il governo.

Se non è caos come lo dobbiamo definire? In questo continuo marasma fa capolino il voto che dovrebbe essere addirittura anticipato a gennaio. Perché? La destra teme che da qui a primavera inoltrata (o addirittura in autunno) il governo potrebbe essere continuamente attaccato con un probabile e continuo logorio di preferenze. Allora, meglio sentire la gente nella speranza che i sondaggi siano ancora favorevoli alla Meloni.

Però, è soltanto un augurio perché molti altri punti sono dalla parte della sinistra. E’ ancora sanguinante la ferita del referendum, i “dpallini” del presidente del Consiglio sono tutti finiti nel cassetto. Potrebbe darsi, quindi, che l’elettore si convinca che la svolta a destra non ha dato risultati e voterà diversamente.

La destra non sta a guardare: elenca i successi dell’occupazione, i tanti contratti a a tempo indeterminato firmati di recente, il notevole passo in avanti del lavoro femminile, la guerra agli immigrati irregolari che ha dimostrato notevoli progressi, gli sbarchi diminuiti in gran numero.

Nonostante ciò il pericolo rimane e la paura di molti nuovi “trombati” aumenta. Senza contare il fatto che se Taiani e Salvini non la piantano di litigare, l’opinione pubblica si stanca e va in cerca di nuove strade che potrebbero risolvere i grandi problemi che ancora assillano il nostro Paese.

Previsioni? Impossibile farne a meno che non si voglia rischiare un gigantesco flop. Si seguiranno sempre con maggiore attenzione i sondaggi anche se a volte questi sistemi vanno incontro a brutte figure.

Il confuso panorama politico non mette in un angolo i tanti problemi che milioni di persone debbono affrontare giornalmente. Il petrolio raggiunge e supera i cento dollari al barile, così la benzina (a meno di due euro al litro) diventa un sogno. Le guerre impazzano, le tregue sono un ricordo, Vannacci è sempre più su di giri e ritiene che il prossimo inquilino di Palazzo Chigi sarà lui. Sigfrido Ranucci lo segue a pochissima distanza. Sostiene che non entrerà in politica perché è più fastidioso come conduttore. Ma ad un’altra precisa domanda dei giornalisti fa spallucce e risponde sorridendo: “Avete visto i sondaggi? Dicono che il 63 per cento degli italiani sta dalla mia parte. Ma queste cifre in tv non le ripetono. Nemmeno l’ultra presente Enrico Mentana”.

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Bruno Tucci