L’elettore disorientato nel labirinto della politica italiana (foto ANSA) - Blitz quotidiano
In che modo il povero elettore (suggerite un altro aggettivo?) può districarsi nei meandri della politica italiana in cui oggi prevale un orientamento che ventiquattr’ore dopo non ha più la minima attenzione? Le metamorfosi sono continue, gli umori cambiano di giorno in giorno se non di ore. I sondaggisti debbono superare mille difficoltà se non vogliono andare incontro a bruttissime figure. Però dei numeri bisogna fidarsi, la matematica non è una opinione.
Se andiamo a leggere quel che è successo dal referendum alle amministrative raccapezzarsi diventa difficile. Nel primo appuntamento, gli italiani non hanno avuto il minimo dubbio: quindici milioni hanno detto “no” alla divisione delle carriere in magistratura. La destra ha preso una scoppola maturata nell’arco di un mese quando le previsioni la davano con un vantaggio che poteva considerarsi irraggiungibile. Una spallata che è costata cara alla maggioranza che ha barcollato, tanto è vero che Elly e i suoi alleati si dicevano certi ormai del cambio della guardia. Alle elezioni politiche del 2027, se non prima nel caso in cui fossero mancati i numeri per continuare a governare.
Lo scenario è mutato in un amen: due mesi in tutto se guardiamo le date delle votazioni. Alle amministrative, le due principali città hanno avuto un responso inequivocabile. A Venezia, il campo largo non è riuscito a ribaltare la situazione con la conseguenza che il Pd – e gli altri partiti suoi alleati – si sono dovuti arrendere dinanzi al voto popolare. In Calabria, il collasso è stato ancora maggiore se si pensa che la sinistra a Reggio comandava da più di dieci anni. Una scoppola a cui pochi credevano fidandosi del reddito di cittadinanza che aveva dato un volto nuovo a quella regione.
Ecco fatto: i sondaggi hanno oggi un aspetto diverso, completamente rivoluzionato se dobbiamo credere alle ultime rivelazioni di Nando Pagnoncelli pubblicate dal Corriere della Sera. Fratelli d’Italia ha guadagnato l’1,4 per cento; il Pd ha perso il 2,2, mentre Vannacci ha quasi toccato il 5. Se qualcuno avesse voluto scommettere in anticipo su questi sarebbe stato preso per matto. Invece, è la realtà, si apre un palcoscenico in cui tutti e nessuno si professano vincitori per il 2027. Il campo largo perchè ancora non sa chi sarà il candidato leader da opporre a Giorgia Meloni: l’alleanza di destra deve fare i conti con i capricci di Matteo Salvini e le titubanze di Antonio Taiani. Il primo ne inventa una al giorno perché ha paura dell’exploit del generale Vannacci; il secondo perché è attratto dal desiderio di un nuovo centro a cui potrebbero aderire i dem moderati, alcuni esponenti di spicco come Romano Prodi, gli assenteisti e gli indecisi e addirittura Matteo Renzi e il tranquillo Carlo Calenda. Un popolo di gente da non sottovalutare.
Eh, già: vuoi vedere che il Futuro Nazionale diventerà l’ago della bilancia per evitare il pareggio? Tutti si dicono contrari ad un risultato del genere: la maggioranza perchè non avrebbe più il predominio; la minoranza con qualche distinguo, perché la “X” del risultato la favorirebbe perchè più attenta e più scaltra nel caso in cui si dovesse scegliere chi mandare a Palazzo Chigi. Uomini o donne di destra non se intravvedono se si eccettua l’attuale premier che di politica ne mangia da quando era poco più che una rasgazzina.
Dalla parte di chi governa si enumerano i successi, soprattutto quello della disoccupazione, scesa al 5,1, un livello mai raggiunto prima. In più, si ricordano i dati della immigrzione clandestina e dei rimpatri con cifre nettamente superiori a quelle precedenti. “Falsità”, replica la leader del campo largo che si avvale pure dell’aiuto di Giuseppe Conte e dei gemelli Fratoianni e Bonelli. “I nuovi occupati”, sostengono, “appartengono agli over 50, mentre i giovani continuano ad emigrare perchè per loro con c’è posto in Italia”.
Delle promesse fatte dalla premier in campagna elettorale, non se ne è avverata nemmeno una: del presidenzialismo non si è parlato più, il premierato è finito nel dimenticatoio, la riforma della giustizia è stata bocciata senza se e senza me dalla stragrande maggioranza degli italiani. Ancora un’accusa pesante: “Perché invece di vantarsi con cifre che non hanno portato a nulla, la Meloni non ci parla dell’inflaziome salita al 5,1 per cento rendendo ancora più povera una moltitudine di famiglie che non sanno come arrivare alla fine del mese?”.
È questo l’anno che dobbiamo aspettarci pieno di divisioni e litigi che tutto fanno tranne che guardare al futuro dell’Italia. Allora, come si può pensare che nel 2027 gli assenteisti e gli indecisi abbandoneranno le loro posizioni? Riflettano gli uomini e le donne del Palazzo, altrimenti il Paese non si muoverà di una virgola ed i problemi aumenteranno fino a diventare irreversibili. Dio ce ne scampi e liberi.