Il gran caldo ci uccide, eppure, quando i nostri giovani manifestano contro l’inquinamento e il cambiamento climatico ci lamentiamo per i contrattempi che la loro protesta provoca nella routine delle nostre vite. E le critiche sono state talmente aspre che gli eroi del governo Meloni hanno deciso di rendere più stringenti le normative che riguardano le proteste di piazza e i blocchi del traffico. Purtroppo, il populismo penale, ovvero la convinzione che basti vietare qualcosa per risolvere un problema, è una mera illusione.
Grazie al provvedimento legge 11 aprile 2025, N.48, meglio conosciuto come il Ddl Sicurezza, se degli attivisti, ad esempio quelli di Ultima Generazione – movimento molto attivo sui temi eco-ambientali – decidessero oggi di effettuare un momentaneo e pacifico blocco stradale per incalzare i governi a fare qualcosa contro il disastro che abbiamo toccato con mano in questa tremenda estate 2026, rischierebbero da sei mesi a due anni di carcere. Tutto questo mentre in Parlamento invece siedono esponenti politici con condanne in primo grado o addirittura con condanne in via definitiva, come nel caso dell’onorevole Augusta Montaruli in quota Fratelli d’Italia.
È del tutto evidente che questo decreto sicurezza è sproporzionato e penalizza il sacrosanto diritto di protestare pacificamente, soprattutto quando in gioco c’è il nostro presente ed il futuro delle nuove generazioni, perché dopo esserci arrostiti ben bene per tutta l’estate, la domanda ce la dobbiamo pur fare: a quali ondate di calori dovranno resistere i nostri figli o nipoti se già oggi le temperature sono così mostruosamente insopportabili e pericolose?
Quesito che imbarazzerebbe quel burlone del ministro Salvini che pochi anni fa dichiarava: “Ci hanno parlato di riscaldamento globale, fa freddo e c’è la nebbia: io sto aspettando, questo riscaldamento globale”. Applausi, meritati.
In un interessante articolo pubblicato su Repubblica a firma di Elena Dusi si legge che probabilmente il 2026 sarà l’anno più caldo di sempre e che “per il sistema statistico EuroMomo ha causato 10mila vittime nel continente nell’ultima settimana di Giugno”.
Insomma, una vera e propria mannaia che ha colpito senza pietà, ma non è tutto; le valutazioni relative all’impatto economico sono devastati: The Guardian riporta un’analisi degli economisti della banca olandese Triodos “che stimano una perdita complessiva di 180 miliardi di euro del Pil dell’Ue”. La medesima analisi ci dice che “con una dipendenza dal turismo e dall’agricoltura maggiore rispetto a molte altre economie europee, l’Italia appare particolarmente vulnerabile”. Saremo il secondo Paese dell’Ue più colpito tra quelli analizzati, “con una perdita di 1,1 punti percentuali del Pil”. Se poi a tutto questo aggiungiamo che la comunità scientifica internazionale prevede che nel 2027 le cose andranno anche peggio, allora è arrivato il momento di sostenere convintamente quei giovani che in forme pacifiche manifestano per un mondo sostenibile: è una battaglia che fanno anche per noi.
Le mie parole finisco qua. Il resto dell’articolo lo lascio a Giorgio Gaber, con la sua “Lettera ai giovani” scritta con Sandro Luporini alla fine degli anni Novanta. Sono passati parecchi anni, ma quanto fuoco brucia ancora. Voi che non eravate nemmeno nati e che oggi lottate per un futuro migliore, leggetelo, perché Gaber, forse, si sarebbe seduto per strada insieme a voi.
Giorgio Gaber, la Lettera ai giovani
“Io, quella volta lì, avevo sessant’anni. Eravamo nel 2000 o giù di lì. Praticamente ora. E vedendo le nuove generazioni, i venticinquenni di ora così diversi mi domando: che eredità abbiamo lasciato ai nostri figli? Forse, in alcuni casi, un normale benessere. Ma non è questo il punto. Voglio dire… un’idea, un sentimento, una morale, una visione del mondo… No, tutto questo non lo vedo. Allora ci saranno senz’altro delle colpe”.
“Sì, il coro della tragedia greca: i figli devono espiare le colpe dei padri. Siamo stati forse noi padri insensibili, autoritari, legislatori di stupide istituzioni? No. Allora dove sono le nostre colpe? Un momento, era troppo facile per noi essere pacifisti, antiautoritari e democratici. I nostri padri avevano fatto la Resistenza. Forse avremmo dovuta farla anche noi, la Resistenza”.
“È sempre tempo di Resistenza. Perché invece di esibire il nostro atteggiamento libertario non abbiamo dato uno sguardo all’avanzata dello sviluppo insensato? Perché invece di parlare di buoni e di cattivi non abbiamo alzato un muro contro la mano invisibile e spudorata del mercato? Perché avvertivamo l’appiattimento del consumo e compravamo motorini ai nostri figli? Perché non ci siamo mai ribellati alla violenza dell’oggetto? Il mercato ci ringrazia. Gli abbiamo dato il nostro prezioso contributo”.
“Ma voi, sì, voi come figli, non avete neanche una colpa? Dov’è il segno di una vita diversa? Forse sono io che non vedo. Rispondetemi: dov’è la spinta verso qualcosa che sta per rinascere? Dov’è la vostra individuazione del nemico? Quale resistenza avete fatto contro il potere, contro le ideologie dominanti, contro l’annientamento dell’individuo? D’accordo, non posso essere io a lanciare ingiurie contro la vostra impotenza. C’ho da pensare alla mia. Però spiegatemi: perché vi abbandonate ad un’inerzia così silenziosa e passiva? Perché vi rassegnate a questa vita mediocre senza l’ombra di un desiderio, di uno slancio, di una proposta qualsiasi? Forse il mio stomaco richiede qualcosa di più spettacolare, di più rabbioso, di più violento? No! Di più vitale, di più rigoroso, qualcosa che possa esprimere almeno un rifiuto, un’indignazione, un dolore…Quale dolore?”
“Ormai non sappiamo neanche più cos’è, il dolore. Siamo caduti in una specie di noia, di depressione…Certo, è il marchio dell’epoca. E quando la noia e la depressione si insinuano dentro di noi tutto sembra privo di significato. Il dolore è visibile, chiaro, localizzato, mentre la depressione evoca un male senza sede, senza sostanza, senza nulla…salvo questo nulla non identificabile che ci corrode”.