L'Islanda dice no all'ingresso nella UE, al referendum vince il sovranismo sulla pesca (foto Ansa-Blitzquotidiano)
“Nessun passo indietro ma una vittoria per la democrazia”. E’ lucida nella sua analisi la premier islandese Kristrún Frostadóttir quando affronta la sconfitta al referendum che aveva voluto per riaprire i negoziati per l’adesione all’Ue interrotti nel 2013.
Un fallimento che gela Bruxelles e ridà fiato ai sovranisti antieuropeisti, da Le Pen a Farage e Vannacci.
Il 52,8% degli islandesi ha detto no a riprendere il dialogo con Bruxelles, contro il 47,2% che si è espresso a favore. Uno scarto di 12.701 voti che restituisce un Paese diviso, non solo politicamente ma anche geograficamente.
Nella capitale Reykjavík prevale il sì, che sfiora il 57%, mentre il no è trainato soprattutto dalle circoscrizioni rurali, dove supera in tre collegi su quattro il 60%.
Un segnale chiaro che il Paese profondo, quello del tessuto economico legato alla pesca, non vuole nemmeno andare a vedere le carte che Bruxelles era disposta a offrire. Non a caso il capitolo della pesca era uno di quelli rimasti in sospeso nei negoziati del 2010-2013.
Non solo: a favore del no si era schierato un fronte trasversale, dalla sinistra radicale alla destra nazional-conservatrice, e persino una delle tre forze della maggioranza di governo: il Partito del Popolo della ministra Inga Sæland.
Per il sì, invece, l’Alleanza socialdemocratica, affiliata al Partito socialista europeo, della premier Frostadóttir, e il liberale ViÐreisn, legato all’Alde-Renew, della ministra degli Esteri èorgerÐur Katrín Gunnarsdóttir.
La prima ministra ammette la sconfitta ma va avanti. Dice di aver mantenuto la promessa di ascoltare i cittadini, cosa che non è stata fatta in passato quando si decise di avviare i negoziati con l’Ue.
Si dice soddisfatta della lezione di democrazia che ha portato al voto così tante persone e precisa che il tema dei negoziati con l’Ue non sarà ripreso almeno fino alla fine del suo mandato, nel 2028, e probabilmente nemmeno dopo. “Le persone sono contente dell’attuale rapporto con l’Ue”, dell’accordo di libero scambio Efta e della partecipazione al mercato comune nel See, e “noi continueremo a rafforzare tale rapporto”, rimarca.