Liste d'attesa, la proposta di Giuseppe Conte in tv: "Paghi la sanità privata". O solo facciamogliela pagare? (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Come trovare i soldi per snellire e alleggerire il problema delle liste d’attesa? Facciamo pagare la sanità privata che nel frattempo, proprio della lunghezza dei tempi di attesa si avvantaggia, e sta macinando enormi profitti.
In vista di un programma comune del centrosinistra – il campo largo cosiddetto è, nell migliore delle ipotesi, ancora un cantiere aperto – Giuseppe Conte lancia in tv una proposta che impegna intanto il Movimento 5 Stelle in tema di salute pubblica ed in particolare per risolvere l’ormai cronica incapacità del sistema sanitario nazionale ad evadere le richieste di cura in tempi umani.
La proposta al momento è in via di definizione visto che ancora non è stata depositata in Parlamento: ma spirito dell’iniziativa e linee generali autorizzano il leader M5S ad annunciarla in televisione. Ieri, ospite di Davide Parenzo a L’Aria che tira su La7, a precisa domanda, è giunta perentoria risposta.
Bisogna, dice Conte, “creare un fondo perequativo dove la sanità privata, che in questo momento si sta arricchendo enormemente, dia un contributo per ridurre le liste di attesa della sanità pubblica”.
“La sanità privata in questo momento si sta avvantaggiando delle lunghe liste attesa a lunghe della sanità pubblica” e secondo l’ex premier dovrebbe restituire “alla sanità pubblica risorse in un fondo ben costruito. È un progetto che adesso stiamo depositando anche in Parlamento”.
Davide Parenzo ha cercato di inquadrare politicamente e concretamente la proposta nei termini fiscali più appropriati: “Vuole tassare la sanità privata?”. Sì è la risposta non equivocabile.
Lo strumento sarebbe costituito da un fondo dedicato, ad accollarsi il finanziamento il sistema delle cliniche private. Chi vivrà vedrà ma intanto, ad occhio, mettere le mani su un sistema che si è consolidato sulla dualità dell’offerta pubblico/privato con medici che trascorrono dall’uno all’altro ambito sembra dover meritare almeno un supplemento d’indagine e di analisi più approfondito e complicato di quello che serve per lanciare un sasso nello stagno di un dibattito pubblico in favore di telecamera.
La proposta è più che lecita se serve a razionalizzare il sistema, il rischio è che affoghi e si neutralizzi nelle sabbie mobili di una sterile propaganda.
O che, al grido “facciamogliela pagare”, non si risolva nell’ennesimo ballon d’essai populista, buono per tv e social, inservibile se non coinvolge tutte le parti in causa. A cominciare dagli alleati.