L’Italia del 50 per cento: calcio, politica e divisioni di un Paese sempre più spaccato (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Questa è l’Italia del 50 per cento. Ci si divide sempre. Nello sport come in politica, nei derby o nelle due curve di uno stadio. Anche in famiglia: nel mese di agosto bisogna andare al mare o in montagna? E’ una regola: metà a favore e metà contro. Si è per i gialli o per i rossi. Il bisticcio come divertimento. In questa caldissima fine di luglio. A far furore in palcoscenico è il football. Chi deve essere il nuovo allenatore degli azzurri archiviate le tante delusioni? Dopo giornate oscure e a dir poco mortificanti la spunta Roberto Mancini, un ex che si è già seduto su quella panchina. La dovette lasciare e sapete che fece? Emigrò nei paesi arabi, precisamente a Riad dove i “reali del petrolio” gli offrirono 25 milioni di dollari (così almeno sembra) per dare alla loro squadra un volto diverso, più moderno. Ora il buon Roberto chiede scusa, si rende conto che fu una mossa sbagliata e lo si perdona. Anche ai “traditori” si può offrire una seconda occasione.
Polemiche finite? Niente affatto: non sono pochi coloro che la pensano diversamente. Anche nei Palazzi c’è qualcuno che mugugna strabuzzando gli occhi dinanzi ad una simile cifra. Non è il solo il Dio danaro a innervosire la piazza. Si dice: Mancini ha le capacità per rivoluzionare il nostro calcio e renderlo competitivo? “Boh”, sostengono in molti. Ha inizio lo spettacolo: chi è contro se la prende anche con Giovanni Malagò, il presidente della Federcalcio che non vedeva l’ora di fare uno sgambetto al primo prescelto, cioè ad Andrea Pirlo. I più oltranzisti pensano che a vincere sia stato soprattutto il circolo Aniene, dove sia Mancini che Claudio Ranieri (nominato direttore tecnico della nazionale) sono di casa. Giovanni Malagò respinge questa accusa, ricorda che non ne è più il presidente e che la sua scelta è stata dettata dalla grande professionalità del nuovo commissario tecnico. Sta di fatto che la polemica è tutt’altro che sopita perchè ad entrare di prepotenza nel problema sono gli esponenti dei più svariati partiti, soprattutto quelli che amano il calcio e vorrebbero finalmente una nazionale all’altezza della situazione.
Allora, se ne deduce (con un pò di buona volontà) che lo scenario teatrale passa a Montecitorio e dintorni. In questo caso il dissidio si fa più violento perchè siamo in campagna elettorale ed ogni argomento è buono per colpire l’avversario. Nel tritacarne finisce il vice premier Antonio Taiani, che parlando del prestito che l’Europa darebbe ad ogni Stato per il riarmo ha parlato di una somma pari a 14,9 miliardi. Una cifra spropositata, ragione per cui l’opposizione si è messa di traverso ed ha puntato il dito contro il ministro degli esteri che si è visto costretto a fare una retromarcia che non ha placato del tutto gli animi. Un altro dato ha fatto da spartiacque al mondo politico. I nuovi dati ufficiali confermano che l’Italia è diventato un paese di vecchi. Non si nasce più nella nostra Italia: lo scorso anno il numero è diminuito di 355 mila unità, tanto che qualcuno ha scritto con tanta fantasia che siamo diventati “un Paese in menopausa”. In questo campo così delicato destra e sinistra hanno ampliato la polemica. La maggioranza afferma che il 62 per cento di giovani italiani non fanno figli perchè costano troppo e non vogliono mettere al mondo un bambino che dovrà fare molti sacrifici nella vita. La sinistra ha buon gioco, perchè pensa che in quattro anni il governo non ha studiato un piano casa (con affitti meno cari) per dare la possibilità alle giovani coppie di avere un tetto indispensabile se si vuole creare una famiglia. Paghe troppe basse, difficoltà di arrivare alla fine del mese. Come si può pensare ad un figlio se non si hanno i mezzi per mantenerlo?
L’opposizione ha un facile gioco per attaccare, ma lo fa solo a chiacchiere perchè quando si è al dunque la polemica alza i doni e basta quando la Meloni presenta un disegno di legge che prevede in dieci anni la costruzione di centomila alloggi. “A babbo morto”, replica la sinistra che ha i suoi guai perchè non si è ancora trovata la quadra per chi dovrà essere il candidato leader che dovrebbe battere la Meloni alle politiche del 2027. Sarà Giuseppe Conte? “Quando mai, quella poltrona è nostra”, sostengono gli esponenti della destra. Il dissidio non è soltanto fra le forze che rappresentano maggioranza e opposizione, ma anche all’interno del Pd e dei suoi alleati. Elly Schlein è pronta? Pare di no, perchè Goffredo Bettini (uno dei fondatori del Pd) lancia una nuova proposta: “Si trovi un garante della coalizione”. Il che significa ricominciare da capo. Problema che non interessa la Rai perchè è un anno che il consiglio di amministrazione non trova un accordo per avere finalmente un presidente. Quanto durerà questa pazienza?”