(Foto Ansa)
Il Tribunale civile di Palermo ha stabilito che la ong Sea Watch dovrà essere risarcita dallo Stato per 76.181,62 euro per il fermo della nave Sea Watch 3 nel giugno 2019, dopo l’ingresso nel porto di Lampedusa con 42 migranti a bordo. La giudice Maura Cannella ha condannato la Prefettura di Agrigento e i ministeri dell’Interno, delle Infrastrutture e dell’Economia al pagamento delle spese patrimoniali documentate – tra cui costi portuali, carburante e spese legali – oltre a 14.103 euro di spese di giudizio, più accessori.
Durissima la reazione del leader della Lega, Matteo Salvini: “Un vero e proprio premio per aver forzato un divieto del governo, speronando una motovedetta della Guardia di Finanza pur di entrare in porto con i clandestini. È la decisione, incredibile, di un tribunale: ha stabilito che gli italiani diano 76mila euro di risarcimento per “fermo illegittimo” alla Ong di Carola Rackete, l’attivista tedesca che quando ero al Viminale non accettava la linea dei porti chiusi che aveva praticamente azzerato sbarchi e tragedie del mare. Il 22-23 marzo voterò SI al referendum per cambiare questa in(Giustizia) che non funziona”.
Sulla stessa linea la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: “Non solo all’epoca la Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa. Oggi i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole: hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila euro, sempre degli italiani, la ong proprietaria della nave capitanata dalla Rackete, perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata, giustamente, trattenuta e posta sotto sequestro”.
Meloni ha aggiunto: “Decisione della magistratura commentata felicemente dall’Ong che dichiara testualmente: “il diritto ancora una volta dà ragione alla disobbedienza civile”. Allora la mia domanda è: ma il compito dei magistrati è quello di far rispettare la legge o quello di premiare chi si vanta di non rispettare la legge”. E ancora: “Non più tardi di ieri ho commentato la surreale decisione della magistratura di condannare il Ministero degli Interni a risarcire con i soldi degli italiani un immigrato irregolare con 23 condanne alle spalle che lo Stato aveva avuto l’ardire di trasferire nel Cpr in Albania per l’espulsione. Una notizia vergognosa, che sembra una sciocchezza rispetto a quello che è accaduto oggi”.
Infine: “L’altra domanda che mi faccio è qual è il messaggio che si sta cercando di far passare con questa lunga serie di decisioni oggettivamente assurde: che non è consentito al governo provare a contrastare l’immigrazione illegale di massa, che qualunque legge si faccia e qualunque procedimento si costruisca una parte politicizzata della magistratura è pronta a mettersi di traverso?”. Concludendo: “Non lo so, ma in ogni caso mi dispiace se deluderò più di qualcuno perché noi siamo particolarmente ostinati e continueremo e faremo del nostro meglio per rispettare la parola che abbiamo dato agli italiani e per far rispettare le regole e le leggi dello Stato italiano e faremo tutto quello che serve per difendere in particolare i confini e la sicurezza dei cittadini”.
Sulle polemiche è intervenuto anche il presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini: “La sentenza del Tribunale di Palermo è stata emessa da una magistrata competente e preparata, dopo l’esame del materiale probatorio e il contraddittorio tra le parti. Come ogni decisione è impugnabile. Denigrare i giudici per un provvedimento non condiviso o non gradito, magari senza neppure conoscerne le motivazioni, non ha nulla a che vedere con quel diritto di critica delle decisioni giudiziarie che va riconosciuto ad ogni cittadino”.
Dall’opposizione arriva la replica della deputata dem Debora Serracchiani: “Meloni ci poteva risparmiare la solita sceneggiata: i giudizi non possono valere a seconda del vantaggio politico. Quando i magistrati assolvono Matteo Salvini applaude, quando ricordano il rispetto della legge sbraita. È un atteggiamento inaccettabile per chi guida il Paese”. E ancora: “Ancora più grave che queste parole arrivino nel giorno in cui il Quirinale ha richiamato tutte le istituzioni al reciproco rispetto. Servono sobrietà e senso dello Stato”.