(Foto Ansa)
M5S e Lega in conclave. Weekend di discussioni e fibrillazioni A Milano chiude domenica la kermesse di due giorni chiamata “Nova-parola all’Italia”. E sempre domenica la Lega si raccoglie sul pratone bergamasco di Pontida per rilanciare soprattutto i temi economici, “per aiutare gli italiani e dare più forza ai territori”, come ha anticipato il vice segretario e senatore Claudio Durigon.
Due eventi che maturano in un clima di tensioni, di nervosismo; se non, addirittura, di una conflittualità prossima al dissapore.
Giuseppi è martellato da Grillo (“Conte? È un reverendo che sussurra ai cavilli”), Salvini è stretto nella morsa “fronda-Kiev”, messo nel mirino per la sua volontà di dialogo con Mosca (e non solo). Il Capitano teme una contestazione plateale sul Pratone, per questo ha organizzato un vertice con i governatori leghisti e concordare una tregua. Chissà.
Al “World Join Center” di Milano, nel grattacielo che sorge a poca distanza dal quartiere storico della Fiera Campionaria, la due giorni dei Cinquestelle ha toccato vari temi: clima, welfare, lavoro, intelligenza artificiale, l’auspicato “cambio di rotta” del campo largo (“indipendentemente da chi lo guiderà”). Ma il tema centrale è l’ulteriore invio di armi all’Ucraina. Conte si è autoproclamato campione dell’antimilitarismo facendo infuriare il Pd. La parola più gettonata? Il lavoro. Vocabolo usato quasi 2 mila volte.
L’assemblea milanese ha votato migliaia di proposte online della base. Comunque lo spettro della “Lista Grillo” aleggia sul Movimento; preoccupa in particolare la quarantina di ex Grillini che qualcosa potrebbero rubare a Conte, già inchiodato all’11-12%.
Poche storie: la fronda nordista anti Salvini se non è rivolta o dissenso polemico, poco ci manca. Giovedì a Milano Salvini ha incontrato una rappresentanza dei dissidenti. Erano presenti due govenatori: Attilio Fontana (Lombardia) e Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia). Con loro il presidente della Provincia autonoma di Trento (Maurizio Fugatti) e l’ex presidente del Veneto, Luca Zaia (già ministro nel governo Berlusconi) e uomo di spicco della corrente più progressista della Lega. Un incontro che per Salvini aveva uno scopo ben preciso, quello cioè di scongiurare plateali contestazioni alla sua leadership. C’è riuscito? A Pontida lo sapremo.