Manovra, tensioni nel campo largo e nodo Vannacci: la politica italiana tra divisioni e incertezze (foto dal web) - Blitz quotidiano
Francamente è difficile raccapezzarsi in questo ginepraio di voci, di dichiarazioni vere o fasulle e di atteggiamenti a dir poco incomprensibili. Ad esempio, capita che il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti parli alla Camera di un problema molto delicato come quello della manovra (l’ultima di questo governo) e che ci siano ad ascoltarlo soltanto dodici esponenti della maggioranza: “Non hanno voglia di lavorare”, tuona da buon lombardo. Ma, Dio santo, lei pretende che di lunedì mattina qualcuno dei tanti parlamentari sia ancora a Roma? Al massimo li potrà vedere di martedi, nel pomeriggio si intende, perchè il mattino sono impegnati in un territorio dove pochi li conoscono. Che problema c’è: tanto si arriva a Montecitorio o a Palazzo Madama solo per gli inciuci delle segreterie. Se qualcuno si meraviglia sembra un paradosso perchè il primo giorno della settimana è ancora da considerarsi out (pure i barbieri lo sanno): quel giorno è proibito tagliarsi i capelli. Ironia a parte, la verità è che la confusione è grande, “ma non è catastrofica”, aggiunge qualcuno ricordando una vecchia massima che non muore mai. Addentriamoci per un momento nel campo largo che Il Manifesto (ripetiamo Il Manifesto) definisce un campo di battaglia.
“Giuseppe Conte e Elly Schlein non si sopportano”, sostiene un loro collega che li conosce bene. Fanno finta di essere alleati leali, ma sottotraccia fanno di tutto per sgambettare l’avversario.Sul riarmo all’Ucraina sono lontani anni luce, però si incontrano, vanno a pranzo con Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli: strette di mano, foto di gruppo, abbracci, qualche bacio sulle guance. La festa finisce presto perchè qualche ora più tardi sono nuovamente sul piede di guerra: il traguardo di arrivare a Palazzo Chigi è troppo forte e fa gola ad entrambi.
Ecco la ragione per la quale, visti i continui dissapori che ci sono fra i due, c’è chi parla di un federatore, cioè di un uomo o di una donna in grado di superare questo braccio di ferro e mettere d’accordo tutti. E’ una parola: proprio sulla nomina di questo salvatore del campo largo si riapre il contrasto. I riformisti del Pd sono i primi a schierarsi con l’unico scopo di far fuori la Schlein che ha portato il partito troppo a sinistra. Riappaiono i nomi di vecchi personaggi ormai usciti di scena se non per qualche apparizione in un talk show. A parte i D’Alema, i Prodi e i Bertinotti c’è chi ripropone Pier Luigi Bersani sempre sorridente e giulivo. A fargli da supporter è Rosy Bindi, una dimenticata esponente di una Dc che guardava molto a sinistra. Qualcuno con cattiveria insinua: “Si, apparteneva a quel gruppo di cattolici che si facevano il segno della croce con il pugno chiuso”.
Si rifà vivo Maurizio Landini (il desaparecido di turno) che, inseguendo la patrimoniale, ritiene che non si debbano più pagare i debiti con il contante perchè si evade il fisco. Un sostantivo che manda in bestia il ceto medio, formato da pensionati e impiegati con un contratto a tempo indeterminato. Sono coloro che danno all’erario fino all’ultimo centesimo del dovuto perchè gli viene prelevato alla fonte. Hanno un diavolo per capello perchè sembrava che con la manovra potessero ottenere qualche beneficio a proposito dell’Irpef. Però, non ci sono soldi, la cassaforte piange e chi ne fa spese sono questi signori che rappresentano la spina dorsale del Paese.
“La società deve ridistribuire la ricchezza” ripete il senatore Francesco Boccia, capogruppo del Pd a Palazzo Madama, insistendo su un ritornello che sembra un mantra per la sinistra. Sulla cosiddetta patrimoniale sembrano tutti d’accordo per la felicità degli Avs, i quali sperano in futuro di avere un riconoscimento (leggi poltrona) dalla segretaria del Pd, un partito che teme molto i riformisti del “Più uno” e gli attendisti, cioè coloro che hanno pazienza, certi come sono che il campo largo si sfascerà perchè non si arriverà mai ad un accordo nonostante le primarie. E’ un fantasma che preoccupa non poco la Schlein come è pure un fantasma per la destra la figura del generale Vannacci senza del quale la vittoria alle politiche appare quanto mai incerta. Il che significherebbe arrivare ad un pareggio. proprio un fantasma per la Nazione Italia.