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Mario Adinolfi: “Invidio Lavitola, lui accusato di strage a piede libero, io ai domiciliari per scommesse”

Non fosse per la gravità dei reati contestati, il Mario Adinolfi leader del Popolo della Famiglia che contesta un presunto, da lui si intende, trattamento giudiziario preferenziale concesso all’altro accusato eccellente Valter Lavitola, entrerebbe di diritto nella galleria dei “Mostri” e dei “Moralizzatori” della commedia all”italiana più corrosiva. Il guaio – si fa sempre per sdrammatizzare – è che Adinolfi rischia di avere una qualche ragione. Riconoscendo ovviamente il beneficio d’inventario e l’indulgenza che pure si devono a chi sia costretto a difendersi.

Il leader del Popolo della Famiglia ai domiciliari per l’accusa di truffa

Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia, ai domiciliari per l’accusa di truffa ed evasione fiscale, rileva in una nota una certa sproporzione tra reati e misure cautelari, in sintesi. A tutto suo svantatggio.

Mario Adinolfi: “Invidio Lavitola, lui accusato di strage a piede libero, io ai domiciliari per scommesse” (foto Ansa-Blitzquotidiano)

“Il sistema mediatico e giudiziario italiano è adorabile nell’applicazione sistematica dei due pesi e delle due misure. Invidio Valter Lavitola che accusato di un reato lievissimo, mandante di strage, è lasciato tranquillamente a piede libero dalla procura di Roma anche se avrebbe fatto scappare il suo complice factotum in Camerun ed era pronto di fuggire lui stesso. Ma Lavitola può giocare la carta jolly: il suo amico Sigfrido Ranucci. E allora per lui sui giornali scattano i condizionali mentre il pm lo ascolta a piede libero e quello si avvale pure della facoltà di non rispondere”.

“Io evidentemente – aggiunge . accusato di reati più gravi di strage, sono stato arrestato e mi mettono il braccialetto elettronico, ai giornali sono state passate istantaneamente e illegalmente tutte le carte sempre della procura di Roma, quotidiani e tg emettono sentenze già definitive di condanna, per me niente uso del condizionale, anzi ci sono pure le vittime intervistate, ovviamente in forma anonima perché sono quelle fornite dalle Iene e dall’avvocaticchio che appresso a loro si è fatto ricco minacciando chi non voleva costituirsi contro di me”.

“Se sei amico di Ranuccie e vai a cena con Paolo Mieli…”

“Invidio Lavitola – ribadisce Adinolfi – perché se sei amico di Ranucci e vai a cena con Paolo Mieli, puoi essere pure pluripregiudicato mandante di una strage, ma il sistema mediatico e giudiziario ti tratta coi guanti bianchi. A me toccano la sentenza già emessa urbi et orbi dai media, la definizione di ‘soggetto pericoloso’ per via delle orrende scommesse e ovviamente arresti, più braccialetto elettronico. Per Lavitola e Ranucci è tutta ‘macchina del fango’, per Adinolfi la sentenza è già marchiata a fuoco, tipo lettera scarlatta. Quando notate i due pesi e le due misure, così plateali, – conclude – chiedetevi almeno il perché”.

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Amedeo Vinciguerra