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Meloni attacca Trump e difende l’Ucraina, i riformisti applaudono: la geopolitica fa tremare il Campo largo

Potrebbe sembrare una fake news o per dirla più semplicemente una burla. Invece è la verità. Lo scrivono due giornali che non possono definirsi di destra. Il primo annuncia che il discorso della Meloni alla Camera è stato applaudito da alcuni esponenti del Pd (i riformisti). Il secondo fa anche i nomi dei transfughi. Si chiamano Casini, Zampa, Verini e Sensi. A cui si aggiunge Carlo Calenda, il quale lo ha detto in aula dinanzi alla platea dei parlamentari.

Che cosa succede? Quale capovolgimento si prepara nella nostra politica? Niente di clamoroso o di imprevisto. Non è una novità che nel “campo larghissimo” della sinistra ci sia qualche defezione. Spesso e volentieri, il voto è diverso, le mozioni sono quattro o addirittura cinque perchè non c’è unità tra quelle forze nonostante Elly Schlein si affanni ad affermare il contrario. Matteo Renzi va ancora più in là della segretaria di via del Nazareno: “Siamo determinanti”, sostiene sperando in una vittoria dell’opposizione e in un posto di rilievo che la Schlein potrebbe offrirgli.

Giorgia Meloni spiazza gli oppositori, se la prende con Donald Trump per gli accordi che il tycoon ha con il leader russo sul petrolio: “È un patto rischioso”, afferma senza mezzi termini e Peppe Provenzano, il responsabile della politica estera dei dem, rimane stupefatto. Cerca di rifarsi quando la premier parla dell’Ucraina. “Non è chiara”, afferma. Forse sta facendo marcia indietro sugli aiuti a Zelensky? La prima inquilina di Palazzo Chigi sorride: “Lei, onorevole, si rivolge proprio a me che ho sempre dichiarato che difendere l’Ucraina voleva
dire difendere l’Europa dalla Russia e dal suo condottiero. Dovrebbe rivolgersi ad altri in questa aula. È piena di persone che hanno sempre messo in discussione la nostra severità in questo campo”.

Si invoca la flessibilità, si chiede all’Unione Europea di cambiare il proprio convincimento perchè la situazione internazionale è assai diversa da quella di pochi mesi fa. Servono più soldi per salvare non solo le imprese grandi e piccole, ma anche milioni di famiglie che non arrivano più alla fine del mese. Non ci si può comportare come se nulla fosse successo con due guerre che sconvolgono il mondo e mandano in tilt l’economia di molti paesi.

Il governo ha oggi due nemici: la sinistra oltranzista e i vannacciani. I primi fanno fatica a trovare un accordo, ad avere un denominatore comune: anche ieri hanno presentato cinque mozioni diverse in politica estera dimostrando ancora una volta che non è facile vedere uniti Magi con Fratoianni, Bonelli con Conte. Il generale e il suo Futuro Nazionale fanno meno paura di qualche mese fa perchè i sondaggi hanno preso a scendere e potrebbe darsi che il giorno del voto alle politiche, il grande nemico della destra non sia più pericoloso come lo vorrebbero far apparire coloro che sono contro il governo senza se e senza ma.

Nelle foto ufficiali (che definiremmo di pura propaganda) il vertice del campo largo appare sorridente e felice di aver trovato una via comune per andare avanti. Poi, quando si tratta di venire al dunque e di contarsi, l’ottimismo viene meno e si guarda in faccia la realtà che ha un aspetto ben differente. “Con il voto faremo un passo avanti”, sostiene a gran voce la Schlein che ha alle calcagna i suoi amici-nemici che non vedono l’ora di farla fuori.

La Schlein le prova tutte per respingere gli attacchi. Arriva pure a chiamare Silvia Salis che potrebbe essere una delle sue avversarie se il dualismo Conte-Schlein non terminasse. Le offre addirittura di essere la nuova numero uno di via del Nazareno. Ma il sindaco di Genova non abbocca, ha mire diverse, sogna anche lei Palazzo Chigi e risponde con un semplice: “Vedremo più avanti”.

Delle primarie non se ne parla più? Ufficialmente forse, ma nelle segrete stanze di coloro che contano ogni giorno si guardano i sondaggi, si studiano le varie ipotesi che potrebbero far guadagnare qualche voto. Si percorrono tante strade, anche le più inverosimili.

Si fa la corte ad un claudicante Fabio Fazio che conta assai meno di quando era alla Rai; si ricorre al mondo dello spettacolo, ad esempio a Luciana Littizzetto e a Geppi Cucciari. La prima scrive a Pedro Sanchez che non se la passa proprio bene; la seconda sostiene di essere stata sempre una simpatizzante della Schlein. Alla comitiva si aggiunge Marisa Laurito che non ha dubbi su chi votare alle politiche. Siamo in una congrega di gente dello spettacolo che non ha più i suffragi di un tempo. Il Pd si è chiesto se queste persone vanno soltanto alla ricerca disperata di un po’ di pubblicità gratis?

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Bruno Tucci