Giorgia Meloni (foto ANSA) - Blitz quotidiano
D’accordo: Meloni ha blindato il governo (“Avanti fino alla fine”), cambiano i vertici dei colossi di Stato (Eni, Enel, Enav, Leonardo), al centro della agenda di fine legislatura c’è un poker di grande impegno; e cioè il Piano casa da 100 mila alloggi, il complesso dossier immigrazione (sbarchi, rimpatri trafficanti di esseri umani, controllo delle frontiere, eccetera). E poi, il decreto bollette è legge, è cresciuto il fondo sanitario nazionale di 17miliardi, parte la stretta alle liste di attesa, si ragiona sulla eventuale sospensione temporanea del Patto di Stabilità se la crisi in Medioriente dovesse vedere una recrudescenza; insomma si punta ad un approccio simile a quello affrontato per la pandemia del Covid. Tutto ok, madama la marchesa.
Tra un mese il governo Meloni avrà battuto la longevità del quarto governo Berlusconi (1287 giorni) e del quarto governo Giolitti (1293 giorni). Tra 40 giorni il governo Meloni avrà superato il governo Lanza (1304 giorni). A settembre poi l’attuale esecutivo raggiungerà il secondo governo Berlusconi (1412 giorni). E così batterà il record di governo più longevo d’Italia dal 1861. Ma tutto ciò non basta a dare impulso al governo nei suoi ultimi mesi di vita; serve soprattutto qualche misura economica molto forte che però dipenderà dai soldi disponibili.
Non basta cercare gas in Algeria e negli Emirati, questa emergenza si affronta con forniture certe. Serve un piano energetico credibile, trasparente e soprattutto comprensibile ai cittadini. Serve una strategia per liberarsi dal gas russo e da qualsiasi altro monopolio di gasdotto. Il punto non è cambiare fornitore ma smettere di dipendere. Si continua ad evocare la soluzione del nucleare ma al momento non c’è concretezza. Certo, gli studi dicono che il nucleare è una valida alternativa al gas ma per centrare l’obiettivo occorrono tempi, siti, tecnologie e regole certe; altrimenti, come dice Raffaele Bonanni, ex segretario della Cisl, sono solo slogan. E aggiunge: ”Nel frattempo l’unica leva immediata sono le rinnovabili. Ma qui il sistema si inceppa: autorizzazioni lente, burocrazia paralizzante, territori bloccati. Il fotovoltaico potrebbe crescere subito su tetti, capannoni e aree già utilizzate. Invece resta fermo”.
Morale: manca una visione. Il governo deve portare il tema in Parlamento. Occorre un piano serio. Perché la dipendenza non è una posizione politica. È una debolezza. Siamo il Paese che paga più di tutti l’elettricità, tre volte Spagna, Portogallo, il doppio della Svizzera. È urgente una svolta.