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Meloni ricorda la Strage di Bologna del 2 agosto 1980 e parla di “terrorismo feroce” omettendo la parola “neofascista”

Ancora una volta la memoria della strage di Bologna del 2 agosto del 1980 ha unito il capoluogo emiliano romagnolo che ieri domenica 2 agosto, come avviene in questa data da 46 anni, si è fermato in ricordo della bomba che squarciò la stazione della città. E come già accaduto in passato si è riproposta la contrapposizione tra i familiari delle vittime e la premier Giorgia Meloni che è stata incalzata a distanza, dal palco della stazione, a pronunciare la parola “neofascista” sulla matrice dell’attentato, emersa dai processi che hanno condannato terroristi di destra.

L’espressione è invece presente nella dichiarazione inviata dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il 46esimo anniversario: il ricordo e il dolore per la strage, ha detto il Capo dello Stato, rilanciano “l’impegno a salvaguardare il futuro da costruire nei valori di libertà, di giustizia, di democrazia. I valori che la strategia neofascista del terrore pretendeva distruggere”. Parole applaudite quando sono state lette davanti alle migliaia di persone riunite in piazza, nonostante il gran caldo, dopo il corteo aperto dallo striscione ‘Bologna non dimentica’. La stessa piazza che invece ha riservato fischi al ministro Nordio, citato nell’intervento del presidente dei familiari delle vittime, Paolo Lambertini, in relazione al piano di rinascita nazionale della P2.

Foto Ansa

Strage di Bologna, “matrice neofascista” per Molteni della Lega

Applausi sono arrivati anche all’intervento del sottosegretario all’Interno, il leghista Nicola Molteni, unico rappresentante del governo, che ha parlato di “attentato terroristico di matrice neofascista” e ha assicurato l’impegno delle istituzioni ai parenti delle vittime, riuniti nel cortile di Palazzo D’Accursio. Un riferimento simile anche dal ministro Matteo Piantedosi, che ha sottolineato, su X, la “disumanità del disegno eversivo di matrice fascista che provò a minare il cuore della nostra democrazia”.

Il messaggio di Meloni che ha parlato di “terrorismo feroce”

Di diverso contenuto, invece il messaggio di Meloni. La presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia, in un post, ha parlato di terrorismo feroce che ha colpito al cuore la nazione e ha aggiunto: “Quello che è accaduto il 2 agosto del 1980 rappresenta una delle pagine più buie e drammatiche della storia nazionale”.  La replica dei familiari delle vittime, per voce del presidente Lambertini, è stata secca: “C’è una luce straordinaria, data dalle sentenze dei processi, che è stata capace di illuminare la pagina buia a cui si riferisce la Presidente del Consiglio e mostrarne la matrice neofascista”.

All’attacco di Meloni è andata giù anche l’opposizione: “Soprattutto chi governa deve dare piena lettura e piena attuazione alle sentenze. Che hanno appurato la matrice neofascista di una strage terroristica eversiva, condotta con la collaborazione di apparati deviati”, ha detto la segretaria Pd Elly Schlein, a margine della commemorazione. “Quando un presidente del Consiglio parla al Paese non genera confusione. Sai bene che ci sono condanne passate in giudicato che hanno confermato la matrice neofascista della strage di Bologna. Vuoi disconoscerle?”, ha domandato il leader M5s Giuseppe Conte.

Le “parole ambigue” di La Russa

Il deputato bolognese Andrea De Maria, oltre alle “omissioni” di Meloni ha contestato anche le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa, parlando di “ambiguità”: “È doveroso ricordare nuovamente che la verità giudiziaria ha attribuito con sentenza definitiva alla ‘matrice fascista’ la responsabilità di questa orribile strage. È altrettanto doveroso unirsi alla richiesta che viene da più parti di proseguire nella ricerca della completa verità”, ha detto La Russa.

Poi c’è un altro fronte, quello degli atti. “Molto è stato fatto, ma le criticità sono numerose: interi archivi sono scomparsi, come quello del Ministero dei trasporti che è stato il più coinvolto negli attentati degli anni Ottanta”, ha detto ancora Lambertini dal palco. Meloni ha scritto che “il governo continuerà a fare la propria parte nel complesso cammino che è necessario portare avanti per fare piena luce sulle stragi che hanno insanguinato l’Italia nel Dopoguerra. In questo quadro, il percorso di versamento degli atti declassificati all’Archivio centrale dello Stato – ha sottolineato – costituisce un passo determinante, che la Presidenza del Consiglio sta portando avanti in sinergia con le altre amministrazioni dello Stato e in uno spirito di collaborazione con le associazioni dei famigliari delle vittime”.

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Lorenzo Briotti