Meloni-Vannacci, l'alleanza che può cambiare tutto: ecco il vero nodo delle elezioni 2027 (foto ANSA) - Blitz quotidiano
I più autorevoli sondaggisti ritengono che se alle elezioni del 2027 (quando?) la situazione politica rimanesse la stessa di oggi la destra vincerebbe di nuovo le elezioni con il 47,9 per cento contro il 44,6 della sinistra. Si, ma con quali alleati? Questi risultati danno per scontato che, alla fine, Futuro Nazionale, appoggerà Giorgia Meloni. Se così non fosse che cosa accadrebbe? Dubbi ce ne sono e tanti perché il generale Vannacci, a proposito, somiglia a Donald Trump, un giorno dice una cosa per rimangiarla ventiquattro ore dopo. Converrà alla premier schierarsi con la truppa del deputato europeo?
Ragioniamo con calma alla luce degli ultimi anni dell’attuale esecutivo. Palazzo Chigi non ha perso una virgola da quando ha preso il potere, anzi ha guadagnato sia pure leggermente. Un fatto nuovo che deve far ponderare chi si occupa di politica. Da un punto di vista internazionale, la presidente del consiglio ha aumentato la sua autorevolezza personale tanto è vero che importanti giornali inglesi e americani le hanno riservato articoli di prestigio mettendo in risalto la sua reputazione e la stabilità del governo italiano. In Europa, l’Italia è diventata nuovamente una “Nazione che conta” al pari di Germania, Francia e Spagna. A che si deve tale prestigio? Innanzitutto alla preparazione che la premier ha avendo mangiato pane e politica da quando era poco più che una giovinetta di un quartiere popolare di Roma, la Garbatella. In secondo luogo perché ha spostato l’asse del suo pensiero verso un maggiore moderatismo. Insomma, è diventata più europea: senza dimenticare il passato, ha gettato via i vecchi atteggiamenti di una volta ormai sconfitti dalla storia.
E’ questo il punto che deve far riflettere la maggioranza che guida il Paese dal 2022. Per dirla senza perifrasi o inutili ipocrisie che non contano nulla, la Meloni si è spostata leggermente al centro facendo capire che questa sarà la strada del futuro. Dialoga con Carlo Calenda, vede di buon occhio la deputata europea Pina Picierno che se n’è andata dal Pd, costruendo un movimento progressista si, ma che non considera nemici gli avversari. “Rebus sic stantibus”, ammonivano i nostri padri latini (stando così le cose), converrebbe alla Meloni stabilire un’alleanza con Vannacci con la quasi certezza di vincere le elezioni? Al tempo: tale verità non ha basi solide, perchè non è sicuro che questa nuova coalizione taglierà per prima il traguardo alle politiche. Il risultato è ancora una incognita e nessuno ha la palla di vetro per prevedere il futuro. Si dà il caso, infatti, che molti a destra storcerebbero la bocca. Ad esempio, Antonio Taiali pressato com’è dalla famiglia Berlusconi che vorrebbe un partito più moderato. Non solo, ma anche una parte dei meno oltranzisti dei Fratelli d’Italia potrebbe cominciare a sfogliare la margherita: “Si o no con Vannacci tra di noi?”.
Inoltre, non bisogna tralasciare un particolare di non poco conto: che cosa chiederebbe in cambio Futuro Nazionale? Certo non andrebbe gratis ad ingrossare le fila della destra, forte dell’attuale sette per cento di preferenze. A parte eventuali incarichi di governo e sottogoverno, quale altre diavolerie potrebbe inventarsi? Tempo fa ad un giornalista che gli chiedeva un suo possibile ingresso con il centro destra, Vannacci rispose: “Si, a condizione di sottoscrivere un patto (con nomi e cognomi) che terrebbe presente il nostro pensiero che è di destra senza se e senza ma”. Parole che sembrano quelle di Giuseppe Conte che dice di essere d’accordo con il campo largo di Elly Schlein, ma ad una condizione: a Palazzo Chigi dovrebbe sedere lui. E’ talmente evidente questo proposito che alcuni rumors (che non hanno il crisma dell’ufficialità) parlano di un patto segreto con Dario Franceschini che prevederebbe il leader dei 5Stelle alla presidenza del Consiglio e il vecchio esponente del Pd (non per età) al Quirinale. “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina”, sosteneva un giorno Giulio Andreotti (chi lo ha dimenticato?). Aspettiamoci dunque uno scontro staremmo per scrivere violento se i prodromi della campagna elettorale, già in atto, sono questi.