Ancora lui, sempre lui. Donald Trump ha un solo obiettivo in questi giorni infuocati. Una volta di più se la prende con il Papa, “Non difende i cattolici”, sostiene. Parole in libertà a cui Leone XIV risponde a tono. “Chi mi critica dica la verità. io predico la pace”. È un duetto che non avremmo mai voluto sentire, invece è agli atti, pubblicato a lettere cubitali su tutti i giornali. Perchè? Che cosa vuole il tycoon? Sorridendo (ma non troppo) una parte dell’informazione sussurra: “Meno male che c’è Trump, altrimenti non sapremmo che scrivere, sempre le stesse notizie di cui la gente ne ha piene le scatole”
Questa esplosione di ingiurie è grave soprattutto perchè avviene alla vigilia di un incontro che si potrebbe definire storico dopo il primo massiccio attacco che la Casa Bianca ha rivolto contro chi rappresenta la Santa Sede. Si pensava che il viaggio di Marco Rubio a Roma potesse essere un’occasione per porre fine ad uno strappo per molti versi inqualificabile. Al contrario, è successo che Trump ha voluto accentuare la divisione per dire al mondo intero che non ha paura di nulla e di nessuno “È vero il contrario”, commentano molti analisti.
Il furore di Trump ha favorito Giorgia Meloni in un momento in cui ogni parola fuori posto avrebbe potuto rappresentare un guaio per la nostra premier. La sparata della Casa Bianca è stato come un assist, un passaggio che la Meloni ha fatto suo per dimostrare come il tycoon sia “fuori posto e non ne azzecchi una”.
Infatti, quale potrà essere il dialogo fra i due se il prologo è stato quello di ingiuriare Leone XIV? Ci vorranno la diplomazia del segretario di Stato americano, la Santa Pazienza (copyright del Manifesto) della premier italiana se tutto non si trasformerà in un colloquio di cinque minuti: il tempo necessario per stringersi la mano e magari scambiarsi un dono che non avrà più nessun significato. Non ci resta che attendere sperando che le prossime ventiquattro ore illuminino Donald e gli facciano cambiare atteggiamento con frasi che siano l’esatto opposto di quelle pronunciate il giorno prima.
D’altronde, la meraviglia non è più di moda, è stata superata dalla maleducazione e dall’ingiuria (falsa) di chi voglia colpire l’avversario senza ostacoli, anche servendosi di mezzi che nessuno avrebbe potuto immaginare. L’immagine è quella pubblicata da pochi giornali (fortunatamente) i quali mostrano Giorgia Meloni in vestaglia, sdraiata sul letto, diciamo poco coperta per essere buoni. “È una persona indegna del ruolo istituzionale che ricopre, una visione piena di vergogna che dovrebbe far rabbrividire chi legge”. Invece è un falso, niente altro che un “quadretto” creato apposta con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Un vero e proprio disonore per chi l’ha studiata. “Se questo è il modo per screditarmi vorrei sapere fin dove possono arrivare le minacce di chi compie azioni di questo genere”, sostiene la premier.
Si deve solo rimanere allibiti nella speranza che il ritornello cambi e si torni a far prevalere la correttezza politica che è quasi svanita se la confrontiamo con la rissa che continua a dividere i protagonisti del nostro Parlamento. La confusione spadroneggia il campo di chi la pensa in un modo o nell’altro. Sotto schiaffo sono in questi ultimi i giorni i sondaggi che danno quasi all’unanimità il sorpasso della sinistra sulla destra. “Siamo pronti a governare, ormai l’alleanza di oggi che guida il Paese deve farsi da parte, lo ha confermato a chiare lettere il voto sulla riforma della giustizia”, tuona Elly Schlein che gode notte e giorno per il successo ottenuto dal “suo” campo largo. Poi, però, se studi attentamente le carte, ti accorgi che l’opposizione è avanti, sia pure se con un vantaggio minimo; mentre il gradimento nei confronti di Giorgia Meloni e dei Fratelli d’Italia non ha subìto scossoni. Allora, quali sono le conclusioni? La partita è ancora aperta, anzi apertissima se si pensa che alle politiche si arriverà non prima della tarda primavera del 2027.
Gli screzi sono da una parte e dall’altra. Il campo largo soffre di una malattia chiamata altalena e non tutti sono d’accordo sulle primarie che darebbero un grande vantaggio a Giuseppe Conte, senza contare i vari outsider pronti a salire sul carro del vincitore. A destra, ugualmente, non sono pochi i problemi che debbono essere risolti. Matteo Salvini perde colpi nonostante il grande spreco di energie che consuma ogni giorno per apparire. Forza Italia è ondivaga, ha voglia sempre più di centro, ma in questo caso perderebbe potere. Marina Berlusconi appare di continuo nei panni della timoniera anche se giura che non vuole entrare in politica. Così Giorgia Meloni deve navigare a vista, invece che programmare un futuro che non le faccia perdere i consensi ottenuti negli ultimi anni. Soprattutto perchè i nemici sono pronti a spararle addosso a palle incatenate, magari quando è sdraiata sul letto in deshabillè.