Midterm, analisi del voto: latinos e donne guidano la svolta, ma la deep America ha voltato le spalle a Trump (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Under 30, latinos, ceto medio e donne, ma anche gli afroamericani tornati alle urne e una parte dell’elettorato maschile che nel 2024 aveva voltato le spalle ai Dem: la mappa dello tsunami azzurro che ha consegnato al partito dell’asinello le chiavi di Capitol Hill è la fotografia quasi speculare della coalizione che due anni fa alimentò la ‘valanga rossa’ della seconda vittoria di Donald Trump.
Caro-vita, ma anche la guerra all’Iran e la corruzione hanno spinto l’ondata blu che ha fatto crollare la diga della coalizione Maga in territori tradizionalmente conservatori, dal Texas al Kansas, provocando un radicale ripensamento tra gli elettori che per due volte avevano portato Trump a vincere la Casa Bianca.
L’affluenza di metà mandato è generalmente inferiore a quella delle presidenziali (non stavolta però con oltre 61 milioni ancor prima del 3 novembre) e il voto tende quasi sempre a penalizzare il partito del presidente, ma i risultati quest’anno hanno segnato traguardi storici per i Dem che hanno vinto per la prima volta dopo decenni in vari Stati con un vantaggio su scala nazionale del 13% nel voto per la Camera, un record dal 1976.
Aree rurali, sobborghi e grandi città si sono spostati in ‘zona blu’ con vantaggi a due cifre. Analizzando i gruppi demografici, nel 2024 il voto della Gen Z che si abbevera su podcast e social era stato determinante per Trump e i Maga mentre stavolta, secondo gli exit polls dell’Ap, sette Under 30 su dieci hanno votato Dem. Altro tassello fondamentale sono stati gli ispanici, sia pure con differenze tra Florida, Texas, New York o California.
Trump aveva costruito parte del successo del 2024 sui latinos, soprattutto uomini e classe lavoratrice. Due anni dopo sei ispanici su dieci hanno scelto i Dem, mentre solo un terzo ha sostenuto i repubblicani.
Tra i test più clamorosi, uno arriva dalla Rio Grande Valley, nel Texas meridionale dove i Dem si sono imposti con vantaggi a due cifre in tre collegi della Camera che Trump aveva stravinto due anni fa, e questo nonostante il ridisegno dei collegi elettorali, il cosiddetto gerrymandering, voluto dal Gop nel biennio prima del voto per blindare le possibilità di vittoria.
Anche gli afroamericani, che in precedenti cicli elettorali nel dopo Barack Obama erano rimasti a casa, hanno rappresentato una componente importante del successo Dem votando in massa in stati come Georgia, Florida, Texas e Michigan.
Le donne, tradizionalmente Dem, hanno confermato il loro sostegno: tra le elettrici sotto i trent’anni la percentuale ha raggiunto il 75%. Ma soprattutto il voto è stato un referendum contro Trump e contro i suoi candidati, due dei quali – Ken Paxton in Texas e Darline Graham in South Carolina – sono stati umiliati dal risultato delle urne.
A dispetto delle promesse della Casa Bianca, tre elettori su quattro hanno bocciato l’economia: tra questi il 67% ha votato Dem, contro il 29% che ha sostenuto i repubblicani, mentre quasi l’80% degli intervistati degli exit polls Ap ha dichiarato che l’inflazione ha messo in difficoltà la propria famiglia.
E’ stato così che, motivati dalla rabbia per il prezzo del macinato e della benzina, gli americani hanno voltato le spalle a Trump con conseguenze così devastanti che – ha pronosticato su X il governatore uscente della Florida Ron DeSantis – il partito dell’elefante “dovrà aspettare almeno il 2032 per avere una chance di tornare a controllare il Senato”.