Midterm, l'ora della verità: tutti i duelli cruciali per il Senato. Ma lo scrutinio può prolungarsi per settimane (foto Ansa-Blitzquotidiano)
Diversi stati americani hanno attivato la Guardia Nazionale per fornire supporto in allo svolgimento delle elezioni di midterm ma nessun soldato è stato dispiegato ai seggi come qualche analista temeva alla vigilia. Lo ha ribadito oggi anche National Guard Bureau.
“Le forze armate non hanno in programma di inviare personale militare federale, né membri della Guardia Nazionale presso i seggi elettorali durante le elezioni del 2026”, ha dichiarato un portavoce alla Cnn. Per lo piu’ i soldati sono stati attivati per prevenire attacchi informatici, come in Arizona e Colorado.
L’accesa sfida tra repubblicani e democratici per il controllo del Senato alle elezioni di midterm passa attraverso la lotta e la conquista dei seggi in bilico. E quattro è il numero magico che permetterà ai rossi o ai blu di prenderne il controllo.
Al Senato, gli ultimi sondaggi, compresa la classifica di oggi della Cnn, ne classificano 11 con maggiori probabilità di cambiare schieramento, dai repubblicani ai democratici: Alaska, Iowa, Maine, Michigan, New Hampshire, Ohio, Texas, North Carolina, Georgia e South Carolina.
Il Kansas è considerato dagli ultimi sondaggi ‘lean republican’, con i conservatori in testa. Il Minnesota è ‘likely democratic’, probabilmente dem. Il Texas viene considerata la sfida game changing che segnerà in caso di vittoria del dem James Talarico una pesante battuta d’arresto per il Gop, tradizionalmente vincente in quello stato con una vittoria blu che manca dagli anni ’80. E anche il fatto che l’Iowa è contendibile fa riflettere visto che qui Donald Trump ha vinto con margini a due cifre nel 2024.
Per la maggioranza in Senato, i democratici dovrebbero difendere tutti i loro seggi e strapparne almeno quattro ai repubblicani: la situazione attuale, infatti, vede i repubblicani prevalere in aula per 53 a 47. In Michigan e in Georgia i dem El Sayed e Jon Ossoff hanno allargato il margine negli ultimi sondaggi rispetto ai rivali Gop.
In Ohio, il repubblicano Jon Husted deve difendersi dall’ex senatore dem Sherrod Brown. Un sondaggio Marist di fine settembre dà Brown avanti 51% a 43% tra gli elettori registrati, con punte tra gli indipendenti di 58% a 33%.
Nel Maine, la veterana repubblicana Susan Collins deve misurarsi contro il dem Troy Jackson, che ha sostituito in corsa a luglio Graham Platner, crollato dopo una serie di scandali personali e accuse di molestie sessuali che ha negato.
Jackson guida nella maggior parte dei sondaggi ma Collins ha una storia di risultati migliori dei sondaggi, e i democratici temono una replica del 2020, dove vinse di oltre 8 punti. In Alaska un altro confronto serrato: il senatore Gop uscente Dan Sullivan è alle prese con la sfida della dem Mary Peltola, che nei sondaggi è in vantaggio.
Wall Street Journal e New York Times sono d’accordo: per conoscere i risultati in alcuni Stati ci potrebbero volere settimane. E se quegli stati sono decisivi per la conquista di Camera o Senato bisognerà di conseguenza aspettare per sapere chi tra repubblicani e democratici avrà il controllo del Congresso.
Per esempio l’Alaska, che consente l’arrivo delle schede fino a 15 giorni dopo l’election Day, ci potrebbero volere settimane. L’Alaska è uno degli Stati in bilico, come Michigan, Texas, Ohio e Maine, e quindi la vittoria qui è cruciale per la maggioranza al Senato. Anche in Texas e in California ci potrebbero volere più giorni.