Mondiali sbiaditi e politica divisa: lo specchio di un'Italia in crisi (foto ANSA) - Blitz quotidiano
È proprio un mondiale triste quello che si sta giocando oltre Oceano. Lontano dall’Italia , il paese che non c’è per la terza volta consecutiva. Per quale motivo è malinconico questo campionato? Non solo perché gli azzurri sono stati eliminati ancor prima dell’inizio, ma anche e soprattutto per una ragione molto più semplice: la dimostrazione che il calcio di casa nostra sta perdendo proseliti a favore di altri sport. Se in questi giorni si dà un’occhiata ai maggiori quotidiani che si occupano dei mondiali ci si potrà rendere conto di come sia sceso l’interesse per una rassegna così importante. I titoli in prima pagina scarseggiano, sono travolti dalle notizie sulla campagna acquisti e cessioni. In tv, il grande pubblico non rimane fino a notte fonda per vedere una partita che non fa salire l’adrenalina. Certo, l’orario non è dei più comodi, ma se in campo fossero presenti gli azzurri il ritornello sarebbe ben diverso.
È vero che non ci sono più i campioni di una volta: i Pelè, i Platini, i Maradona, i Rivera, i Riva del tempo che fu: sono scomparsi e non hanno lasciato eredi. Ci si esalta per un asso francese che di nome fa Mbappé. E poi? C’è il deserto, perchè anche campioni come Ronaldo sono tramontati e non segnano più. D’altronde, che cosa si può chiedere ad un atleta che ha raggiunto e superato i 41 anni?
Bisogna cambiare, voltare pagina, trovare ingredienti nuovi se si vuol far rinascere il football che incantava e portava sulle gradinate di uno stadio decine di migliaia di persone. In Italia, siamo alla vigilia di un appuntamento molto delicato. Si tratta di nominare il presidente della federcalcio, un nome che è tutto un programma. Vero è che non votano i tifosi, quelli che la domenica vanno alla partita e soffrono come non mai se la squadra del cuore va sotto. Chi depositerà la scheda nell’urna fa parte di quella famiglia che non è estranea a ciò che è accaduto sinora.
Questi signori si mettano una mano sulla coscienza e decidano nel migliori dei modi, lontani dalle bizzarrie e dagli intrighi che hanno fatto tanto male al calcio di casa nostra. Il direttivo a cui sarà affidata l’eredità deve rendersi conto che non si può più tenere la stessa barra. Le società lo debbono comprendere, gli stranieri non possono farla da padroni nelle formazioni, altrimenti i giovani non avranno nessuna possibilità di emergere. Deve essere travolta quella strategia che ha portato alla crisi dei nostri giorni. Lo sappiano i nuovi conduttori a meno che non vogliano che la situazione precipiti e diventi irreversibile. In questo caso vorrà dire che i campionati del mondo di calcio li vedremo sempre in tv senza soffrire e senza esaltarsi.
Se il football piange, la politica non ride. È sempre più divisa (forse dilaniata) dalle polemiche e non si riesce a trovare un denominatore comune che accontenti gli uni e gli altri. Sarà così per i mesi che verranno fino a quando non si andrà a votare nel 2027. Sì, ma con quale legge? La maggioranza ha in animo di cambiarla al più presto (forse prima dell’estate) per evitare che il prossimo anno non si riesca a varare un governo perché le forze che si contrappongono sono in pareggio. L’opposizione fa le barricate, renderà cara la pelle in Parlamento perchè non si travolga il modo odierno di votare.
Sarà una battaglia senza esclusione di colpi perché se dopo il referendum la sinistra pensava di aver dato una spallata al governo, ora questa certezza è svanita perchè i risultati delle amministrative sono stati diversi da quel che pensavano Giuseppe Conte e Elly Schlein. Erano talmente sicuri di vincere che avevano cominciato a stilare una lista dei ministri che avrebbe preso il posto degli attuali. Poi, è nato il movimento del generale Vannacci, con chi si schiererà? Giorgia Meloni è tranquilla: “Vincerà chi avrà dimostrato agli italiani di aver governato bene”, sostiene. Però, è un fatto che questa nuova creatura politica impensierisce tutti a meno che in un anno Futuro Nazionale non si rimangi tutto quel che ha guadagnato raggiungendo il 5 per cento.
A Palazzo Chigi, questa avanzata della destra estrema non preoccupa gli alti vertici del governo. La premier sta festeggiando ciò che l’Unione Europea ha deciso sugli immigrati irregolari. Da oggi in poi debbono tornare al loro Paese e nel frattempo aspetteranno l’espulsione nei centri creati ad hoc anche fuori dei confini del vecchio continente. Proprio quello che la Meloni aveva già deciso costruendo il centro in Albania. Quando la criticavano per aver buttato dalla finestra quasi un miliardo per la nascita di un CPR (Centri di permanenza per i rimpatri) rispondeva tranquilla: “funzioneranno, eh se funzioneranno!”. Come la prenderanno i quattro, meno uno, del campo largo?