(Foto Ansa)
La vicenda di Monte dei Paschi di Siena – con l’offerta di Intesa San Paolo per l’acquisto della banca senese – incendia il dibattito politico.
“Per salvare il Monte dei Paschi di Siena – attacca il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli – lo Stato ha speso 5,4 miliardi di euro di risorse pubbliche. Successivamente il governo Meloni ha ceduto il 15% delle azioni incassando 1,1 miliardi. Oggi, dopo il risanamento realizzato con i soldi degli italiani, Mps diventa terreno di conquista dei grandi gruppi bancari: si chiama socializzazione delle perdite e privatizzazione dei profitti”.
Bonelli aggiunge inoltre: “Mps poteva diventare una banca pubblica al servizio degli investimenti, dell’innovazione e delle piccole e medie imprese. Invece si sceglie la strada della concentrazione bancaria. Giorgia Meloni deve spiegare quali garanzie ci siano per il risparmio degli italiani e per l’occupazione. Dopo aver investito miliardi di euro pubblici, il governo non può fare lo spettatore”.
Dal governo arriva una lettura diversa. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine del Business Forum Italia-Norvegia alla Farnesina, afferma: “Io credo che in questo momento il mondo bancario italiano sia particolarmente vivace. Io sono sempre favorevole al libero mercato, quindi non tocca a me fare il tifo per una banca o per un’altra, però credo che dopo i momenti di difficoltà che ci sono stati in passato il nostro sistema sia più forte di prima e questo deve essere uno strumento fondamentale per sostenere l’economia reale”.
E aggiunge: “Quando il mercato è vivo è un fatto positivo, non tocca allo Stato regolare, lo Stato deve vigilare ma c’è la Consob”.
Sulla stessa linea il presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi, che guarda con favore alle operazioni in corso: “Bene l’iniziativa di Intesa Sanpaolo e Bper nell’ambito delle operazioni che coinvolgono Mps, Mediobanca e Generali. Si delinea una prospettiva di maggiore solidità per il sistema bancario italiano, che rischiava, a causa dell’incertezza generata dal risiko bancario degli ultimi mesi, di trovarsi di fronte a scenari preoccupanti. L’operazione anticipa possibili mosse di operatori stranieri e contribuisce a stabilizzare il mercato. Intesa e Bper sono banche con un forte radicamento italiano e questa iniziativa lascia intravedere un disegno strategico chiaro: la costruzione di un campione nazionale più forte e competitivo nel panorama bancario internazionale, Intesa diventerebbe la seconda banca europea, a tutela del risparmio degli italiani. Anche L’assetto di Generali ne uscirebbe rafforzato e più stabile. Come sempre, sarà comunque il mercato a valutare e decidere il successo di queste operazioni”.
Sul fronte dell’opposizione, il Movimento 5 Stelle parla di effetti diretti delle scelte del governo sul risiko bancario.
“Come volevasi dimostrare. A fine 2024 – tuona la capogruppo in Commissione Finanze della Camera Enrica Alifano – il Governo Meloni ha voluto accendere e pilotare il risiko delle banche, partendo dalla decisione di cedere il 15% di Mps a cordate finanziarie ‘amiche’, con operazioni spericolate finite al centro di un’inchiesta della procura di Milano. Adesso Mps finisce oggetto di una doppia offerta concorrente: una di Banco Bpm, già partecipe del risiko; l’altra da parte di Intesa Sanpaolo, in coordinamento con Unipol e Bper, in quest’ultimo caso con un curioso asse tra finanza bianca e finanza rossa”.
E ancora:
“Il tutto come conseguenza delle iniziative opache del Governo di Meloni e Giorgetti, che hanno perseguito e stanno ancora perseguendo l’obiettivo di creare un polo bancario-finanziario ‘vicino’ alle istanze politiche del momento. Un errore strategico clamoroso, perché oggi siamo nel più completo far west finanziario, senza alcuna comunicazione sull’esistenza di una strategia economica per il Paese, per la tutela del risparmio e dei posti di lavoro. Nel frattempo l’Italia è ultima nel G20, in Europa e in sede Ocse per crescita del Pil, siamo a quattro anni di crescita zero, produzione industriale e salari reali colano a picco. Gli italiani non ha ricevuto alcuna vera protezione contro l’erosione del potere d’acquisto mentre il Governo ha fatto finta di tassare gli extraprofitti bancari. Ecco, quegli stessi extraprofitti che oggi portano le banche a sfidarsi in una guerra di cui ancora non si indovinano gli esiti. Il Governo dovrebbe venire in Parlamento a chiarire con urgenza, anche se ormai non ci aspettiamo nemmeno più chiarezza, da parte di un Esecutivo finanziario, elitario, austero e dannoso per il Paese. Speriamo vada a casa il prima possibile”, conclude.
Anche il senatore del M5S Mario Turco, vicepresidente del Movimento e responsabile economico, punta il dito contro l’esecutivo:
“Purtroppo eravamo stati facili profeti. Il Governo Meloni ha innescato e avallato la stagione del risiko bancario decidendo, alla fine del 2024, di cedere il 15% di Mps a cordate finanziarie ‘amiche’ attraverso un’operazione anomala, caratterizzata da evidenti profili di conflitto d’interesse e finita al centro di un’inchiesta della Procura di Milano. Da quel momento si è innescata una catena di operazioni che ha progressivamente coinvolto tutti i principali attori del sistema finanziario italiano: Mps, Mediobanca, Generali, Banco Bpm, Intesa Sanpaolo, Bper e Unipol”.
E conclude:
“Oggi assistiamo all’ennesimo capitolo di questa vicenda, con una competizione tra offerte alternative per il controllo di Mps e degli asset strategici a essa collegati. Il paradosso è evidente: Mps, da predatore con il battesimo di Giorgia Meloni, è diventata preda. Il Governo ha avviato un processo senza mai spiegare al Paese se ci fosse una strategia industriale sottostante e quali obiettivi intendesse perseguire nell’interesse generale. Meloni e Giorgetti – spiega – sono intervenuti in alcune operazioni utilizzando il golden power, mentre su altre hanno scelto di non intervenire, senza che siano mai stati chiariti i criteri adottati”.