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“Un dibattito ormai estenuante, figlio della sindrome del giorno dopo la vittoria al referendum”. Così Dario Nardella, parlamentare europeo del Partito Democratico, definisce in un’intervista al Corriere della Sera il confronto nel centrosinistra sulle primarie.
“È un dibattito surreale e va terminato al più presto, con una decisione rapida e chiara. Mi preoccupa questa situazione di stallo sulla leadership di fronte alle debolezze manifeste del governo Meloni”, aggiunge.
L’ex sindaco di Firenze condivide le preoccupazioni espresse da Roberto Speranza: “Le primarie rischiano di indebolire la coalizione. Polarizzano molto, ci spingono verso la personalizzazione e fanno il gioco di Meloni e della sua trappola della legge elettorale”. Sui nomi di Salis, Manfredi o Gualtieri come possibili nomi da mettere in campo, Nardella dice di non essere contrario “ma smettiamo di tirare le magliette ai sindaci”.
Nardella indica quindi una possibile alternativa: “In un Paese normale il capo del governo lo fa il leader del partito che prende più voti ed è una ipotesi che dobbiamo perlustrare fino in fondo”. Una soluzione che, secondo l’europarlamentare dem, potrebbe essere accettata anche da Giuseppe Conte: “Stimo Conte, è una persona ragionevole con cui discutere e penso potrebbe accettare la regola secondo cui il partito più forte esprime il candidato premier”. Se invece si arriverà alle primarie, Nardella chiede che si tengano presto: “Sono uno strumento, non devono diventare un fine ossessivo”. E avverte: “L’ipotesi di farle a febbraio o marzo può essere rischiosa nel caso di voto anticipato”. Infine, sulle priorità percepite fuori dal dibattito politico: “Tra i cittadini che incontro, alle Feste dell’Unità e non solo, nessuno mi parla di primarie, tutti di lavoro, economia, sicurezza e sanità”.