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Navi Pillay: “Non voglio uno scontro con Trump. Le sanzioni alla Cpi sono ingiuste e illegali”

“Non ho mai aspirato a questo ruolo. E non voglio che questa situazione venga dipinta come uno scontro personale. Perché dovrei scontrarmi con il presidente degli Stati Uniti? Loro hanno tutto il potere, io rappresento la società civile”. Lo spiega , in un’intervista al Corriere della Sera, Navi Pillay, premio Nobel per la Pace ed ex Alto commissario Onu per i diritti umani.

Le parole di Pllay

“Sono colpita – aggiunge – dalla coincidenza e dai riflettori puntati su di me a causa delle ambizioni della Casa Bianca. La cosa fondamentale resta quella indicata dal Comitato del Nobel: il lavoro di una vita. Sono stata giudice, avvocata, Alto Commissario per i diritti umani e oggi giudice ad hoc per il Rwanda. Sono concentrata su questo”.

“Non c’è una singola affermazione nel nostro rapporto su Gaza – prosegue Pillay – che non sia stata verificata da noi tre commissari. Si tratta di un procedimento rigorosamente giudiziario. Definirci ‘criminali’ al pari dei responsabili dell’era nazista è un’accusa offensiva e del tutto infondata. Vorrei che spiegassero dove saremmo stati di parte; che ce lo mostrassero. Ci facciano andare in Israele a parlare con la gente, facendoci ascoltare la loro versione dei fatti”.

“Le sanzioni attuali – afferma ancora – sono ingiuste e illegali: non si può sanzionare un giudice per aver emesso un’ordinanza legittima. La Cpi serve a garantire l’accesso alla giustizia alle vittime di tutto il mondo. È per le persone, non è un’organizzazione politica. Il mandato è chiaro: se uno Stato non indaga sui crimini commessi nel proprio territorio, interviene la Corte. Non scomparirà solo perché qualcuno ha paura di essere incriminato in base alla legge”.

“Perché questi governi – afferma ancora la premio Nobel a Repubblica – hanno paura delle persone che manifestano nelle strade? Perché hanno paura della società civile, delle persone che li hanno votati e portati al potere? Purtroppo, i politici hanno interessi e ambizioni personali e sfruttano le convinzioni degli elettori. Ai leader di quei Paesi direi una cosa semplice: applicate ai vostri amici gli stessi standard che applicate ai vostri nemici”.

“Personalmente sono stata colpita dal bombardamento della clinica per la fertilità di Gaza a fine 2023” aggiunge. Perché? “Il razzo ha centrato la parte dov’erano gli embrioni, non l’ospedale. Mi ha ricordato il Ruanda” conclude Pillay.

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Gianluca Pace