Nel campo largo cresce la sfida per Palazzo Chigi (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Il campo non è né largo, nè chiaro, visto che la confusione aumenta invece di diminuire. Gli ultimi ballottaggi sono una dimostrazione lampante che quella coalizione (di sinistra) continua a soffrire le pene di Giobbe. Non c’è un obiettivo comune: solo a parole si cerca di convincere gli elettori che ormai ogni giorno mangiano e volpe. Si sono fatti furbi e difficilmente li inganni. La lontananza fra i due schieramenti è evidente anche quando si tratta di decidere il candidato leader che dovrebbe vedersela con Giorgia Meloni alle politiche del 2027. La segretaria del Pd non ha dubbi: è lei che guida l’opposizione, deve essere lei a contrastare il passo alla attuale premier. Sembra tutto facile, una conseguenza logica a cui nessuno dovrebbe opporsi. “Magari”, pensa tra sè e sè la povera Elly. A darle battaglia sono in molti. Anche nel suo stesso partito.
È evidente, comunque, che il suo maggior “nemico” si chiama Giuseppe Conte il quale si muove sempre in una unica direzione, quella che dovrebbe portarlo di nuovo a sedersi sulla poltrona di Palazzo Chigi. L’avvocato del popolo è furbo, smaliziato, ha imparato in fretta a capire i giochi della politica ed ha nel suo bagaglio anche una buona preparazione giuridica avendo insegnato per anni diritto privato all’università di Firenze. In più, non lo dimentichiamo, ha guidato per due volte il governo con alleanze diverse. Nel gioco del campo largo non si dice mai contrario alla coalizione, ma prima di congiungersi “è bene stilare un programma sottoscritto da tutti i partiti di modo che in futuro non debbono crearsi contrasti su argomenti che sono stati condivisi all’unanimità”. Poi, si occupa delle primarie. “Debbono essere aperte a tutti, proprio come avvenne quando la Schlein venne eletta dal “popolo della sinistra” e non nelle stanze della segreteria.
In questa maniera il leader dei 5Stelle partirebbe favorito perchè per lui voterebbero pure coloro che nel Pd non amano la Schlein. Leggi i riformisti. Ma l’elenco dei candidati è assai più lungo Sarebbe bello se la corsa fosse ristretta a due. Quell’incarico piace a tanti altri. In specie a coloro che tifano per il “Papa straniero”, un esponente di spicco che sia riformista si, ma non rivoluzionario come la giovane segretaria.
Districarsi nel ginepraio di nomi che si affollano attorno a quella poltrona è complicato, se non impossibile. Per far fuori Elly non sono pochi quelli che puntano su un’altra donna che prima partiva buon ultima. Ora sta scalando posizioni e potrebbe essere lei la rivale numero uno. Si chiama Silvia Salis, appartiene al gentil sesso, sa comandare e non scende a patti con chi la vuole intervistare. Le domande debbono essere scritte, quelle che potrebbero crearle qualche imbarazzo sono escluse. Manca soltanto che scriva lei le risposte, poi la libertà di stampa va a farsi benedire. Mi si conceda un ricordo di carattere personale: sia al Messaggero che al Corriere della Sera (giornali per i quali ho lavorato) sono state molte le volte che ho dovuto sentire un ministro o un altro uomo politico di spicco. Domande e risposte senza fronzoli. La prima volta che il direttore mi disse che l’onorevole o il senatore voleva rileggere l’intervista prima di pubblicarla, replicai con un “sì, certo, però senza la mia firma in calce”:
Il campo largo soffre anche di altri “malanni”, Palazzo Chigi a parte. Le divisioni riguardano la politica estera, la spesa per le armi, un certo modo di fare opposizione senza concedere sconti. Pur di non far naufragare il suo progetto, la Schlein abbozza e non rifiuta, ma in via del Nazareno non le danno tregua ed ecco perchè non la vogliono più come segretaria. Stando così le cose, per la maggioranza non ci dovrebbero essere dubbi sull’esito delle elezioni politiche del 2027. Non è vero, perchè anche tra i tre partiti della maggioranza non corre buon sangue nonostante la Meloni sudi le proverbiali sette camicie per comporre i dissidi. Matteo Salvini e Antonio Tajani sono su posizioni diverse e spesso e volentieri battibeccano come è avvenuto di recente quando si è parlato di continuare a comprare armi per l’Ucraina. “Servono per i problemi del nostro Paese. Gli italiani non si rendono conto del perchè si pensa agli altri invece che a noi”, spiega il leader del Carroccio alzando il tono della voce.
Comunque la si giri, la situazione non è affatto di facile soluzione. ecco la ragione per la quale la scelta per chi dovrà guidare il governo è quanto mai incerta, a meno che in questi ultimi mesi non avvenga qualcosa che cambi completamente il quadro politico italiano. L’unica speranza, a detta di tutti (destra e sinistra) è che non si debba formare un esecutivo tecnico che duri lo spazio di un mattino “meglio uno stabilicum, cioè un governo che duri una intera legislatura”.