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Neolingua trumpiana. Melania all’Onu: “L’AI democratizza la conoscenza confinata nelle università”

Sempre a proposito di come preservare la democrazia al tempo della intelligenza artificiale (vedi il diverso approccio di OpenAI e Antrophic nel supporto al Pentagono su guerra e sorveglianza di massa e le pretese e le minacce di Trump).

Il discorso di Melania Trump all’Onu al posto di Donald

Sembra passato un po’ sotto traccia l’elogio dell’intelligenza artificiale letto da Melania Trump nel discorso di fronte alla platea del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, messo in ombra forse dalla stessa presenza, irrituale, della first lady al posto del marito Donald.

Neolingua trumpiana. Melania all’Onu: “L’AI democratizza la conoscenza confinata nelle università” (foto Ansa-Blitzquotidiano)

Circostanza che dice molto della considerazione (nulla) che il presidente degli Stati Uniti ostenta nei confronti di organizzazioni e diritto internazionali. Ci ha mandato la moglie, insomma, a sbrigare l’oziosa faccenda.

Melania Trump ha sollecitato la comunità internazionale ad abbracciare con entusiamo la sfida dell’intelligenza artificiale che, testuale, “sta democratizzando la conoscenza, un tempo confinata nelle biblioteche universitarie”.

Replicata in forme meno virulente, si coglie comunque la pretestuosa opposizione populista alle famigerate élite, di cui le università sarebbero ostili roccaforti, ostili e nemiche di un popolo lasciato colpevolmente all’oscuro dei meccanismi del potere e confinato in una condizione di cieca sudditanza.

Un rovesciamento di senso del concetto di democrazia, una versione aggiornata della “neolingua” (newspeak) che George Orwell attribuiva all’occhiuta società totalitaria descritta in “1984”. Ogni riferimento alla cosiddetta tecnocrazia, questa sì brutalmente elitaria, che dalla Palantir di Peter Thiel in giù sostiene l’amministrazione Trump, è puramente intenzionale.

Quando si parla di conoscenza e un po’ fumosamente di irreversibile progresso sarebbe il caso di ascoltare le parole del premio Nobel Giorgio Parisi: “Spesso l’IA viene paragonata alla rivoluzione industriale, ma le leggi della termodinamica che muovono un treno a vapore sono ben note. Non altrettanto si può dire delle regole dell’IA”.

Per tornare all’elogio di Melania, avevamo capito negli ultimi decenni che chiave di democratizzazione e inclusione (altra parola maledetta ai tempi del populismo che taglia i fondi alle università non allineate al pensiero unico Maga) fosse l’investimento in scuola, istruzione universale, formazione permanente.

Il disinvestimento nella scuola è antidemocratico

Avevamo capito che non è antidemcratica la biblioteca dell’istruzione superiore, sono antidemcratiche le barriere d’accesso alla biblioteca erette per censo, reddito, genere, provenienza.

Per fare un esempio sportivo: è giusto e utile che lo Stato fornisca a tutti campi di allenamento, palestre, piscine, mentre è illusorio oltre che insensato pretendere che tutti siano poi in grado di partecipare a gare di salto con l’asta o correre i cento metri sotto i dieci secondi.

Un dato significativo (tra i molti a proposito di disuguaglianza) ci viene fornito dalla traduzione in italiano (lo recensisce il Domenicale del Sole 24 Ore del  primo marzo) di “Natura, cultura e disuguaglianza” di Thomas Piketty (La Nave di Teseo).

“Negli anni 50, negli Stati Uniti, il 90% di una certa fascia di età è scolarizzata fino al liceo, contro il 20% in Francia, Germania e Giappone. Nelgi anni 80, con l’arrivo al potere di Ronald Reagan, il paese perde questa sua specificità”.

Le conseguenze, drammatiche negli Stati Uniti, nei termini di disinvestimento  nella scuola pubblica e quindi di depauperamento di competenze ed equipaggiamento cognitivo, di prospettive deprimenti di ascesa nella scala sociale, in generale di scarsa comprensione del proprio stare nel mondo, sono sotto gli occhi di tutti.

Published by
Amedeo Vinciguerra