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Netanyahu all’Onu, decine di diplomatici lasciano la sala, lui: “Codardi, noi difendiamo anche voi”

All’arrivo sul palco dell’Assemblea Generale dell’Onu di Benjamin Netanyahu decine di diplomatici si sono alzati ed hanno lasciato la sala, qualcuno intonando cori pro-Palestina. Il premier israeliano ha reagito non nascondendo la sua rabbia: “Siete dei codardi morali. Noi difendiamo anche voi”.

Anche fuori dal Palazzo di Vetro la protesta contro il premier israeliano è stata ancora più accesa, con decine di persone in piazza a manifestare contro la sua presenza e diversi arresti, incluso quello dell’attrice Susan Sarandon.

Definendo le proteste un esempio di “ipocrisia sconcertante”, Netanyahu ha tirato dritto in una difesa a oltranza di Israele. Ha respinto le accuse di genocidio bollandole come la “più grande bugia del secolo”, ha attaccato Francia e Regno Unito per aver definito lo stato ebraico “colonialista” rinviando l’accusa ai due Paesi che sono quelli “che hanno coniato il termine”. Un affondo a tutto campo che non ha risparmiato il leader siriano: gli ebrei sono sulle alture del “Golan dai tempi di Mosè”, ha scandito il premier israeliano per poi puntare il dito contro il Qatar per la diffusione di bugie e contro il presidente Turco Erdogan, definito un “tiranno”.

Netanyahu contro Mandani

Nonostante il ramoscello di ulivo per la pace piantato da Zohran Mandani in segno di distensione, Netanyahu si è lanciato in un attacco frontale contro il sindaco di New York. “È un anti-semita”, ha tuonato “Vergognati per aver diffuso bugie”, gli ha detto chiamandolo un “amico di Hamas”.  Nel mirino del premier israeliano sono finiti anche i media, che si concentrano sui coloni violenti che ha ridimensionato a “un manipolo di giovani teppisti, circa 150 persone, che vanno a lanciare pietre o ad abbattere ulivi” nella Cisgiordania occupata. L’unico ringraziamento è andato al presidente americano Donald Trump. “Israele e l’America hanno agito insieme per salvare la civiltà”, ha spiegato riferendosi alla guerra in Iran.

“Gli iraniani un giorno saranno liberi. Il regime malvagio cadrà e festeggeremo tutti”, ha osservato prima di rivolgersi al presidente dell’Assemblea per lasciargli un dispositivo Starlink da consegnare alla delegazione di Teheran, affinché, quando il popolo iraniano “inevitabilmente si ribellerà”, potrà raccontare la sua storia. Con sé Netanyahu ha portato anche uno dei cercapersone usati da Israele in Libano nel 2024. “Ve lo ricordate? Hezbollah se lo ricorda”, ha osservato.

Cortei pro-Palestina

Netanyahu è stato accolto da una New York blindata e teatro di imponenti manifestazioni con le bandiere palestinesi che hanno cinto d’assedio il Palazzo di Vetro mentre si rivolgeva all’Assemblea. E’ arrivato tra misure eccezionali dopo che in luglio sia lui che la moglie Sara avevano ottenuto la scorta a vita. Ha minimizzato la permanenza in città, senza prevedere un pernottamento, ed è atterrato in New Jersey anziché a Jfk anche se alla polizia e al Secret Service non risultavano minacce credibili.

Diverse persone in piazza, fermata l’attrice Susan Sarandon

La sicurezza nell’area dell’Onu ieri, giovedì 23 settembre, era alle stelle. Migliaia di agenti mobilitati nelle strade hanno tenuto separati i manifestanti di segno opposto confluiti attorno al Palazzo di Vetro. Oltre a Susan Sarandon sono stati fermati la candidata Dem di origine palestinese, Darializa Avila Chevalier, e il consigliere comunale Chi Ossé. La situazione è delicata per una metropoli dove il legame emotivo con Israele non si traduce necessariamente nel sostegno a Netanyahu.

In piazza anche gli ebrei progressisti

Una parte delle proteste partiva infatti dal mondo ebraico americano con organizzazioni in campo come New Jewish Narrative, J Street, New York Jewish Agenda, T’ruah e altre organizzazioni progressiste. Sul fronte opposto, altri gruppi avevano organizzato iniziative di sostegno a Israele e di benvenuto al premier.

Tra i manifestanti tanti volti noti – l’attrice Cynthia Nixon, il commediografo Tony Kushner, la fotografa Nan Golden, la poetessa Eileen Myles – ma non Mamdani: dopo aver promesso in campagna elettorale di far arrestare il premier su mandato della Corte penale internazionale, in luglio il sindaco ha riconosciuto che New York non ha l’autorità per farlo. Non è cambiato il giudizio politico: con Christiane Amanpour della Cnn, Zohran ha definito Netanyahu un “l’architetto del terribile genocidio dei palestinesi” anche se in un video diffuso ha invitato alla pace: “Che sia nel nostro futuro”.

Published by
Lorenzo Briotti