Politica

Niente da fare per i fuorisede, potranno votare solo nel comune di residenza: Il Governo Meloni ha perso un’occasione per fare la cosa giusta

Il governo Meloni e la maggioranza che l’appoggia hanno bocciato la possibilità di agevolare il voto dei fuorisede in occasione del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo: tutti questi cittadini, se vorranno votare, potranno farlo solo nel proprio comune di residenza.

Spieghiamola bene questa storia perché è importante. Tre esempi ci aiuteranno a capire.  Il primo: sei residente a Palermo ma fuorisede a Milano perché iscritto all’università? Se vorrai votare a questo referendum dovrai farlo a Palermo, altrimenti niente voto. Il secondo: sei residente a Cagliari ma per ragioni di salute ti trovi fuorisede a Treviso? Ecco, anche in questo secondo caso, per votare, te ne dovrai tornare a Cagliari. Terzo ed ultimo esempio: sei residente a Bari ma per motivi di lavoro attualmente fuorisede a Torino? Stesso destino dei due casi precedenti, potrai votare solo a Bari.

Dunque, c’è da dire che questa è una regola che c’è sempre stata. Ma in occasione delle elezioni europee del 2024 e dei referendum su lavoro e cittadinanza del 2025, questo governo aveva deciso, in forma sperimentale, di introdurre la possibilità per i fuorisede di votare senza tornare al proprio comune di residenza.

Cosa è successo invece questa volta? È successo che mercoledì 28 gennaio, la Commissione Affari Costituzionali della Camera ha votato contro gli emendamenti presentati dall’opposizione che voleva far valere questa deroga anche per il prossimo referendum costituzionale sulla giustizia. Il governo Meloni e la maggioranza però hanno detto No! Quindi se i fuorisede vorranno votare potranno farlo tornando al proprio comune di residenza. Tanto per capirci, potenzialmente stiamo parlando di una platea di 5 milioni di elettori.
Fino a qui i fatti.

Ora proviamo a fare qualche riflessione. Con l’astensionismo che ormai cresce drammaticamente ad ogni nuova tornata elettorale, c’era proprio bisogno di complicare il voto per i fuorisede? Non sarebbe stato meglio dare la possibilità a quest’ultimi di votare ugualmente nel comune dove si trovano? Le istituzioni dovrebbero fare di tutto per facilitare ed incentivare il voto, invece, ogni volta, suonano note sbagliate.

Il 22 ed il 23 marzo si voterà per un referendum costituzionale, cioè saremo chiamati ad esprimerci su di un provvedimento che va a modificare la Costituzione, ovvero la legge fondamentale della Repubblica Italiana, entrata in vigore il 1° gennaio del 1948. Stiamo parlando quindi di un appuntamento importantissimo per la vita civica di noi elettori e come tale andrebbe celebrato con il più alto senso di responsabilità. Invece il governo che fa? Costringe i fuorisede a dover tornare al proprio comune di residenza per votare. Non certo una scelta lungimirante.

Poi c’è un altro aspetto, che forse pesa più di tutti gli altri: i costi ed i sacrifici di questa situazione ricadranno, ancora una volta, sui cittadini; in modo particolare su coloro che già si fanno carico di mille difficoltà. Ed è del tutto evidente che sarà così. Perché, riprendendo il primo esempio che abbiamo fatto ad inizio articolo, lo studente che si trova a Milano dovrà tornare a Palermo per votare, con relativo carico economico, di disagio e di tempo. L’alternativa è cambiare residenza o rinunciare ad esercitare il proprio diritto di voto. In bocca al lupo.

È normale che questa scelta del governo Meloni venga percepita come un’ingiustizia. Il Ministero dell’Interno ha dato parere negativo perché sembrerebbero non esserci i “tempi tecnici” per organizzare le sezioni speciali e le giuste coperture finanziarie. Argomenti che non portano acqua al mulino del centrodestra, perché sono mesi che si sapeva del referendum, e comunque sarebbe bastato posticipare la data del 22 e 23 marzo guadagnando tempo utile per organizzare il tutto. Per quanto riguarda invece le coperture finanziarie che mancano, peggio che andar di notte, perché vuol dire che, nonostante l’importanza dell’evento elettorale, il governo non ha stanziato risorse sufficienti per farlo svolgere nel migliore modo possibile. Inaccettabile.

La cosa curiosa poi, è che mentre un cittadino italiano che vive a Madrid può votare per corrispondenza, lo studente fuorisede che vive a Milano no. In pratica per lo Stato italiano è più facile far votare chi è a migliaia di chilometri oltre il confine rispetto a chi è a qualche ora di treno. Grave e grottesco.

Il governo Meloni ha perso una buona occasione per fare la cosa giusta. Poteva derogare anche questa volta continuando la sperimentazione, ma non l’ha fatto. Rimane l’obbligo di rientro. Per i milioni di fuori sede in Italia, l’unica opzione rimarrà quella di tornare fisicamente nel comune di residenza per votare a questo referendum costituzionale. Evviva la partecipazione!

Published by
Emiliano Chirchietti