"No data center": 3 americani su 4 non li vogliono vicino casa. Nello Stato di New York prima moratoria (foto Ansa-Blitzquotidiano)
“No data center”, almeno non nel mio giardino (“Nimby” è l’acronimo che in inglese traduce l’espressione “not in my backyard”). Almeno, per il momento, negli Stati Uniti, leader dello sviluppo di quella Intelligenza artificiale la cui prodigiosa potenza di calcolo tendiamo a considerare immateriale.
E che, tuttavia, è la più energivora delle conquiste tecnologiche. Divora non solo energia, ma “beve” così tanta acqua che già nel 2030 finirà per consumare quella che servirebbe a dissetare un miliardo e trecento milioni di persone.
I data center servono a processare il numero infinito di dati che raccolgono, sono grandi impianti industriali, da qualche parte vanno costruiti. In fretta, soprattutto in ragione della mole gigantesca di investimenti fatti dai colossi big-tech, pena l’esplosione di una bolla finanziaria dagli esiti catastrofici.
Le comunità di persone in carne e ossa cominciano a vedere più i rischi che le opportunità. E cominciano a pretendere di partecipare a decisioni calate dall’alto che minacciano di sfigurare irreversibilmente il paesaggio umano e geografico di riferimento.
L’opinione pubblica statunitense, ad esempio, si sta irrigidendo: un sondaggio della Quinnipiac University condotto all’inizio di quest’anno ha rilevato che il 65% degli americani si oppone alla costruzione di un data center nella propria comunità.
I critici dei data center sottolineano appunto l’elevato consumo di elettricità di queste strutture, che sovraccarica le reti locali e fa lievitare le bollette energetiche, nonché l’ingente consumo idrico, la produzione di rumore e il numero relativamente esiguo di posti di lavoro che creano.
L’assemblea legislativa dello Stato di New York ha appena approvato una legge che impedirebbe il rilascio di permessi per la costruzione di nuovi data center per un anno, potenzialmente la prima legge di questo tipo mai formulata negli Stati Uniti, come riporta l’Afp.
Il disegno di legge passa ora al vaglio della governatrice di New York, Kathy Hochul, che potrebbe firmarlo o porre il veto. Se Hochul firmasse la legge, New York diventerebbe il primo Stato americano a imporre una moratoria sui data center, infrastrutture critiche per le aziende di intelligenza artificiale i cui programmi dipendono da queste strutture per funzionare.
La legge prevede inoltre che, una volta terminato il periodo di moratoria, ogni nuova richiesta di permesso per un data center debba essere presentata in una riunione pubblica prima che il governo possa rilasciarlo.