Politica

Il “no” permanente della sinistra e la sfida energetica ignorata

Vietato dire si, questo è il primo comandamento della sinistra, altrimenti che opposizione sarebbe? Dopo la spallata del referendum è indispensabile dargliene un’altra al governo, ancora più forte, di modo che o si arrivi in autunno alle elezioni anticipate oppure all’appuntamento del 2027 quando Giorgia Meloni sarà all’angolo. Il mantra non ha scopi diversi, nemmeno se si dovesse aprire uno spiraglio favorevole al futuro del Paese.

Così, anche la Pasqua (e perché no? la Pasquetta) viene turbata dalle divisioni tra le forze politiche. Mentre la maggior parte degli italiani mangia una fetta di Colomba o pensa a dove andare per la tradizionale gita fuori porta con tanto di colazione al sacco, nei Palazzi il ritornello non cambia. O si è favore o si è contro, altre strade sono impercorribili. Accade che all’improvviso, senza che da Largo Chigi esca nemmeno la più piccola indiscrezione, la premier voli in Medio Oriente per un viaggio lampo in Katar,  Arabia Saudita ed Emirati Arabi.

Il viaggio della premier e la crisi energetica

C’è una crisi energetica che potrebbe far saltare la nostra economia, si deve correre ai ripari perché il prezzo del petrolio sale vertiginosamente, la benzina va alle stelle, le bollette di luce e gas hanno un incredibile balzo in avanti. Si deve andare alla ricerca di rimedi, un pò di ossigeno che serva urgentemente al Paese. Il volo prende in contropiede tutti, in specie l’opposizione ancora in festa per aver via spazzato la riforma della giustizia. In tv appaiono le prime immagini della Meloni a colloquio con gli esponenti di spicco di quei Paesi e i telefoni dei vari Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli diventano rossi per cercare una mossa comune che “ridimensioni” quella trasferta.

Una sola cosa è obbligatoria: dire che quelle visite sono inutili, arrivano tardi, sono soltanto un diversivo per evitare i grandi problemi che la destra non sa più come combattere e superare. Elly è categorica: “La premier fugge dalla gente a cui non sa più come rispondere e come pentirsi dei suoi peccati”. Giuseppe Conte, da quel principe del trasformismo che è, ritiene che “stia cercando riparo nella tempesta”. I gemelli a capo dei cespugli sono in perfetta sintonia: “Chi vuol prendere in giro il presidente dei consiglio? Ormai quindici milioni di italiani le hanno fatto tana, impossibile farli ricredere”. Nessuno si sofferma sulla crisi energetica, sul grido di allarme delle compagnie aeree che saranno presto costrette a ridimensionare i voli.

Niente affatto: pollice verso e dito puntato contro chi voleva ridurre la magistratura a tappetino dell’esecutivo. È chiaro quindi che giovedì prossimo quando la Meloni si presenterà alle Camere per illustrare il cammino del governo nell’ anno di tempo che manca alle elezioni politiche, troverà uno sbarramento di fuoco che non le darà requie. Eppure, con questo viaggio lampo, la premier ha voluto far capire alla sinistra che lei non ci pensa nemmeno un attimo ad una crisi anticipata o ad un rimpasto a favore di tecnici che le potrebbero ostacolare il traguardo. Assolutamente no: la squadra, con i pochi ritocchi già compiuti, andrà avanti e semmai sarà il voto popolare a voltare la schiena alla destra di governo.

Divisioni interne e crepe nel campo largo

Qualche voce contraria guasta il patrimonio comune della sinistra. Non è di poco conto l’intervento di Romano Prodi, contrario alle primarie e al leit motiv dell’opposizione. “Se si arrivasse a tanto, il favorito sarebbe l’avvocato del popolo” afferma il padrino dell’Ulivo. Allora meglio andare alla ricerca di un nuovo personaggio, un cosiddetto papa nero, possibilmente meno rivoluzionario dell’attuale segretaria del Pd, che riporti tranquillità e unità nelle schiere del campo largo le quali ancora non sono riuscite a trovare un denominatore comune con l’appoggio di tutti i partiti (o presunti tali) dell’oppozìsizione. Pure l’ex ministro Franco Bassanini, nome di spicco del vecchio Pd, la pensa in modo diverso da chi ostruisce a tutti i costi l’iter del governo. Sostiene: “Sarebbe auspicabile che in circostanze così difficili si abbandonasse l’idea del “sempre no” per trovare una via d’intesa in grado di guardare il futuro con maggiore ottimismo”:

Mentre Carlo Calenda diventa più diplomaticamente prudente, la sorpresa viene da un Matteo Renzi che fino a ventiquattr’ore fa aveva sparato a pallettoni contro la premier. “È un viaggio interessante”, dice, “presto potrebbe dare i suoi frutti”. Come mai questo trasformismo? “Semplice”, risponde a tono: “Sono un politico che guarda in faccia i problemi senza fare sconti a nessuno”.

Sono settimane in cui si narra che i prossimi giorni o le prossime ore saranno determinanti. In che modo? Con i continui alti e bassi di Trump che un giorno è per la tregua e l’altro è pronto a tritare gli avversari “così bastardi da tenere ancora chiuso lo stretto di Hormuz?” oppure con le bombe che piovono dal cielo provocando morte e distruggendo intere città? Che Donald sia saggio, che Giorgia sia più desta, che Elly sia meno intransigente. Dalla Basilica di San Pietro Papa Leone XIV tuona: “Chi iniziò la guerra ne risponderà a Dio”. Non ci resta che piangere e pregare.

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Bruno Tucci