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No Tav, stretta sui violenti. Spunta l’ipotesi terrorismo. Di Pietro sollecita i magistrati torinesi a dare il massimo. L’ira dei sindacati

No Tav, stretta sui violenti dopo gli assalti in Val di Susa. Controlli a tappeto. Già 1.500 identificati, fermati quattro stranieri. Allo studio della Procura di Torino l’ipotesi terrorismo peraltro sollecitata da più parti, in testa l’ex poliziotto e pm Antonio Di Pietro, già ministro nel governo Prodi, intervistato lunedì sera in diretta da Giuseppe Brindisi nel talk show “Zona Bianca” (Rete 4).

Di Pietro, oggi 75enne, non ha dubbi: i violenti vanno arrestati. Di più: come ha detto la premier Giorgia Meloni ha auspicato che “i magistrati facciano il massimo”. In altre parole: basta pene irrisorie. Oltretutto i No Tav non solo hanno rivendicato la guerriglia – 140 agenti feriti, quattro camionette incendiate, lancio di bombe carta, un milione di danni solo nel sito Chiomonte – ma anche hanno annunciato altre violenze al grido “la devastazione l’abbiamo subita noi”.

Si indaga pure sugli “stretti legami” con il centro sociale Askatasuna, il centro autogestito di Torino, punto di riferimento dell’antagonismo e della contro cultura torinese e nazionale. Lo stabile di quattro piani occupato per trent’anni dagli antagonisti è stato sgomberato dalla Digos il 18 dicembre 2025 per ordine del ministro Piantedosi ma ha conservato la sua vitalità e funzioni.

I sindacati per la TAV

Duro il commento di Ottavio De Luca, segretario generale della Filca-Cisl il sindacato delle costruzioni (313 mila iscritti): “Val di Susa non può diventare il centro di addestramento per bande di teppisti che giungono da tutta Europa e, dunque, ci vuole l’impegno di tutti per assicurare la sicurezza e la legalità nei cantieri della Tav. Noi, come sindacato continueremo a mettere in campo tutti gli strumenti e tutte le azioni utili a garantire un lavoro sicuro e di qualità nei cantieri. Ho provato tanta rabbia e indignazione nel vedere gli operai minacciati anche con proiettili. È uno schiaffo al nostro Paese, alle regole più basilari della nostra vita democratica”.

Trent’anni di tensioni

Il movimento di protesta No Tav ha iniziato a formarsi nei primi anni ‘90. Il primo grande corteo contro il progetto della Tav in Val di Susa risale al 2 marzo 1995. Da allora Venaus è diventato l’epicentro della lotta con un presidio poi sgomberato. Sono susseguiti marce, blocchi dell’autostrada, blitz nei cantieri con lanci di razzi e sassi contro le forze dell’ordine. L’anno scorso, il 27 luglio, durante il festival “Alta Felicità” si è verificato un incendio doloso. Dice bene Fassino: “Questa è guerriglia eversiva”.

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Enrico Pirondini