(Foto Ansa)
Che sabato sarà quello di domani? Nessuno può aver dimenticato ciò che è successo sette giorni fa. Un inferno che ha terrorizzato il Paese. Con Milano in fiamme, Bologna e Torino con i dimostranti che hanno paralizzato due città con attacchi improvvisi e sassaiole contro le forze dell’ordine. Roma con una sfilata di decine di migliaia di persone che per fortuna non hanno messo a ferro e a fuoco la capitale.
Sono immagini che non vorremmo più vedere, ma qualcosa bolle ancora in pentola se questa teppaglia non si fosse ancora fatta viva. In che modo? Facendo arrivare attraverso i social un manifesto che promette nuovi incendi. Appuntamento per sabato alle tre del pomeriggio a Milano e nel cuore di altre città.
Non si può e non si deve parlare di terrore, però la preoccupazione è tanta perché questi mascalzoni (che dovremo definire gruppo di delinquenti) non arretra dinanzi a nulla.
Il governo non ha perso un attimo di tempo e con un decreto ha aumentato il rigore della legge per far capire a lor signori che la permanenza in galera potrebbe essere lunga se non arretreranno. Così Milano, che ricorda i saccheggi ed i furti con migliaia di vetrine infrante, si blinda per contrastare nuove scorribande.
Il ministro Piantedosi, insieme con un gruppo di esperti, studia la situazione e non lascia nulla al caso.
La città sarà presidiata, arriveranno in soccorso cinquecento parà della Folgore che affiancheranno la polizia pur senza averne gli stessi diritti. Più semplicemente, non potranno arrestare i responsabili come un qualsiasi agente. La proposta di Matteo Salvini è stata respinta dal Colle ed è stata tolta dal decreto. Se, dunque, si mette in moto in maniera così massiccia la prevenzione significa che la situazione è tutt’altro che tranquilla.
Questi terroristi hanno cambiato il modo di aggredire e di stravolgere le città. A volte si insinuano nei cortei pacifici, ma ora preferiscono la tattica del “mordi e fuggi”. Diversi gruppi attaccano in zone diverse spiazzando le forze dell’ordine che non sono preparate al riguardo.
Domani la musica sarà diversa e i protagonisti forse non potranno più servirsi dei ragazzini di tredici o quattordici anni perché anche per loro scatta il fermo preventivo e dovranno rimanersene buoni a casa o magari in una caserma per non più di 24 ore. La politica, naturalmente, è intervenuta nel caso perchè la sinistra ha cominciato a sbraitare e a prendersela con il governo che da quando è in carica di decreti sull’ordine pubblica e quindi sulla sicurezza ne ha approvati sette senza alcun successo se è vero, come è vero, che anche stavolta è dovuta correre ai ripari. Si assiste così al solito teatrino dei pro e dei contro invece che affrontare uniti un problema molto preoccupante.
“Nessuno ascolta questi ragazzini. Se protestano in maniera così violenta una ragione debbono averla”, si sostiene. L’opposizione si schiera compatta e non c’è nessuno (o forse pochissimi) che dica il contrario.
La “super raccomandata” Ilaria Salis, in tv, ad una precisa domanda se è vicina ai poliziotti che difendono il Paese butta la palla in tribuna: “La violenza è anche quella di non venire incontro alle fasce più povere che non riescono ad arrivare alla fine del mese”, dice ad alta voce. I presenti alla trasmissione insistono, ma l’onorevole non arretra e non dice una parola in favore di quanti fronteggiano questi malviventi che sanno solo sfondare vetrine, rubare per poi vestirsi con capi di lusso.
Dove intendono arrivare?
È un interrogativo a cui nemmeno loro sanno rispondere. Il progetto è quello del “tanto peggio tanto meglio”, assai di moda ai tempi del terrorismo.
Per carità quei giorni alcuni di noi (compreso chi scrive) li hanno vissuti e non vogliono nemmeno sentirne parlare. Possibile che questi giovincelli (uno dei quali si dovrebbe chiamare bambino avendo 11 anni) non abbiano alle spalle una organizzazione che li guida? Non è soltanto la noia o la vanagloria di diventare protagonisti a spingerli verso atti di terrore.
L’inferno dei giorni passati dovrà certamente avere un mandante e un esecutore. Ora si tratta di stanare questi manigoldi ed impedire che tornino all’appuntamento con le devastazioni. Magari ogni settimana come hanno annunciato con tanta spregiudicatezza.
La speranza è che domani e altri domani non tornino più. Ma a questo deve pensare soprattutto la politica, più specificatamente gli abitanti del Palazzo, che invece di litigare e far trionfare la loro ideologia dovrebbero sedersi tutti intorno ad un tavolo e trovare quell’accordo che faccia tornare tranquilli i milioni di italiani stanchi di tanta negligenza. Si scrive che sono molti coloro che hanno condiviso il decreto anti maranza. Insomma, il periodo dello “stand by” deve finire per ridare all’Italia quel prestigio che ha sempre avuto.