Politica

Paolo Mieli: “L’integrazione si fa anche imparando noi l’arabo”

Paolo Mieli parla di integrazione a Omnibus su La7 e lancia una proposta per favorire l’integrazione dei migranti, quella di “imparare l’arabo”.

In studio si sta discutendo dell’annuncio di Meloni sul tetto agli stranieri nelle classi. Per il politologo presente in studio Piero Ignazi, “il problema c’è ed è più in generale a monte dell’integrazione degli immigrati”. Un problema “che non è mai stato affrontato, perché nessuno ha mai pensato che gli immigrati quando arrivano in Italia devono essere presi, messi in strutture che non siano lager come gli attuali ‘Cpr’ e in quelle strutture devono iniziare a studiare l’italiano e i rudimenti della nostra cultura”. Per fare questo servono però soldi e strutture come ribadito dagli ospiti in studio.

È a questo punto che interviene Mieli: “In più dobbiamo imparare le loro lingue”. Il giornalista lancia questa tesi e coglie i presenti di sorpresa. Il conduttore Gerardo Greco ribatte subito: “Meloni però vi direbbe che sono loro a dover imparare l’italiano”. Mieli risponde che “è ovvio che loro devono imparare l’italiano. Però l’integrazione si fa anche parlando l’arabo correntemente”.

“I poliziotti che non parlano arabo sono un problema”

Piero Ignazi prende di nuovo la parola e sposta il problema alle forze di polizia parlando di quanto accade in altri Stati: “I poliziotti che non sappiano parlare l’arabo sono un problema”. E Mieli aggiunge: “Non dico che debbano (imparare l’arabo, ndr), però che sia un traguardo”.

La citazione storica di Paolo Mieli

Il giornalista ex direttore del Corriere, prima di parlare della questione spiega che l’integrazione è possibile. Nel farlo racconta un fatto storico: “Ma pensate a cos’erano le scuole nel 1865, quelli che venivano dal Regno delle due Sicilie parlavano lingue, non un dialetto, eppure ci siamo riusciti (a fare l’integrazione, ndr), è stato faticoso, ma abbiamo fatto un Paese che non c’era, la scuola è piena di esempi che l’integrazione si riesce a fare. Queste strizzate d’occhio al segregazionismo secondo me sono antistoriche perché tutta la storia è lì a dimostrare che si può fare”.

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Lorenzo Briotti