Papa Leone XIV, viaggio in Perù dopo l'intervento: l'appello dell'esploratore Palkiewicz per salvare le sorgenti dell'Amazzonia (foto ANSA) - Blitz quotidiano
A causa delle necessità di una adeguata convalescenza dopo il recente intervento chirurgico al polmone destro del 13 ottobre, la trasferta ad Assisi di Papa Leone XVI fissata per il 27 ottobre non ci sarà. Procede invece spedita la preparazione del viaggio in Uruguay, Argentina e Perù dal 6 al 17 novembre. A questo viaggio Leone XVI ci teneva così tanto da avere voluto accelerare il ricovero per avere il tempo necessario per una convalescenza che gli permettesse di recuperare le forze necessarie per il tour sudamericano.
Tra chi spera ardentemente che il pontefice possa partire e andare anche in Perù c’è in particolare l’esploratore e giornalista polacco Jacek Palkiewicz, che prima di tornare nella natia Polonia ha vissuto a lungo in Italia, a Bassano del Grappa, svolgendo la professione di organizzatore di corsi di sopravvivenza. Un settore nel quale era talmente esperto da essere stato scelto dalla Russia per allenare i suoi aspiranti astronauti a sopravvivere nel caso che una volta andati in orbita fossero costretti per qualche imprevisto ad atterrare in luoghi desolati e isolati, bollenti come il Sahara o gelidi come il Polo Nord e il Polo Sud. Nel suo viaggio pastorale del giugno 1983 nella natia Polonia, papa Giovanni Paolo II, al secolo Karol Józef Wojtyla, si è fatto accompagnare dal suo amico Jacek Palkiewicz come traduttore per il seguito di prelati vaticani e di giornalisti italiani.
Trent’anni fa Palkiewicz ha posto fine alle controversie sul luogo esatto di nascita del Rio delle Amazzoni, il più lungo fiume del mondo, oltre 7 mila chilometri prima di sfociare nell’Atlantico. Quest’ultima scoperta geografica dei nostri tempi, commemorata in Perù con un obelisco sul monte Quehuisha, dove nasce il torrente Apacheta dal quale poi si dirama il fiume delle Amazzoni, conserva qualcosa dello spirito delle spedizioni vittoriane, autentiche pietre miliari nella conoscenza del mondo.
Il Rio delle Amazzoni nasce sulle Ande peruviane, nascita tradizionalmente attribuita alla confluenza dei fiumi Marañón e Ucayali, a monte della città di Nauta, mentre la sua sorgente più remota sgorga tradizionalmente sul Nevado Mismi, dalle cui pendici nasce il torrente Apacheta a circa 5.179 metri di altezza. L’esploratore Palkiewicz ha individuato il primissimo vagito del grande fiume nel piccolo e remoto luogo Quehuisha, a ovest del monte Mismi. E quella sua storica impresa la ricorda così: “Il più grande fiume del mondo era noto agli europei fin dalla spedizione di Francisco de Orellana nel XVI secolo. Il suo bacino era stato attraversato da migliaia di esploratori, missionari, soldati, cercatori di caucciù, d’oro e d’avventura. Eppure la domanda sul suo vero inizio rimaneva aperta. La risposta l’ho data 30 anni fa come risultato della Spedizione Scientifica Internazionale Amazon Source ’96, che ho avuto l’onore di dirigere per determinare appunto la località esatta delle sorgenti del Rio delle Amazzoni”.
Dopo la risposta definitiva a quella domanda Palkiewicz il 24 settembre scorso ha fondato la Quehuisha Initiative ( https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/09/25/peru-evento-internazionale-a-tutela-della-sorgente-del-rio-delle-amazzoni_9afac773-351c-4d86-a504-cac0587fe633.html ), iniziativa internazionale che nel 30° anniversario della spedizione Amazon Source ’96 ha voluto proporre la trasformazione del luogo di nascita del grande fiume in un simbolo globale per la tutela delle riserve di acqua dolce del nostro pianeta. Il messaggio dell’iniziativa lo si può condensare in due affermazioni: ogni grande fiume nasce in un luogo discreto; la protezione dell’acqua dolce deve iniziare dalla sua sorgente.
Palkiewicz spiega così le sue ragioni: “Trent’anni fa andammo nelle alte Ande per determinare dove si trovasse la sorgente dell’Amazzonia. Oggi, la domanda più importante che dobbiamo porci è un’altra: cosa siamo disposti a fare per proteggere il luogo dove nasce?” Fino a poco tempo fa, petrolio, gas naturale o metalli rari erano considerati simboli di ricchezza. Tuttavia, il futuro del mondo dipenderà non solo dal progresso tecnologico, ma anche da una gestione responsabile delle risorse idriche. I rapidi cambiamenti climatici fanno ritirare i ghiacciai. Laghi e fiumi si prosciugano, sorgono conflitti per l’acqua, i periodi di siccità si prolungano e milioni di persone subiscono le conseguenze della loro scarsità. Le fonti d’acqua stanno diventando uno dei simboli del XXI secolo. Dal piccolo torrente Apacheta nasce un’arteria che, dopo aver percorso circa settemila chilometri, sfocia nell’Oceano Atlantico. Nel corso del suo corso, la regina dei fiumi alimenta la più grande foresta pluviale del mondo, contribuisce a plasmare il clima del Sud America e scarica nell’oceano circa un quinto di tutta l’acqua dolce fluviale che raggiunge i mari del pianeta. La sua importanza è tale che il massiccio di Quehuisha, dove nasce l’Amazzonia, potrebbe essere considerato la capitale mondiale delle fonti idriche”.
La Quehuisha Iniziative ha già sostegni importanti: la Società Geografica di Lima, la Direzione dell’Ambiente del Ministero degli Affari Esteri del Perù, l’Ufficio Unesco in Perù, Peter H. Gleick membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti e la canadese Maude Barlow, ex consigliera senior per le questioni idriche presso il Presidente dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Leone XIV ha vissuto in Perù per oltre 20 anni: arrivato come missionario dell’Ordine di Sant’Agostino, ha lavorato tra le Ande, l’Amazzonia e diverse località come Trujillo, Piura e Chiclayo. Nel 2015 è stato ordinato vescovo, e ha ricoperto tale incarico a Chiclayo per quasi dieci anni. Quando ha saputo che il pontefice aveva in programma un viaggio apostolico in Perù, Palkiewicz l’11 settembre gli ha scritto la seguente lettera:
“Santità, il 14 agosto scorso mi sono permesso di sottoporre alla benevola attenzione di Vostra Santità la Quehuisha Initiative, nata trent’anni dopo la Spedizione Scientifica Internazionale Amazon Source ’96, che ebbi l’onore di dirigere in Perù per determinare la località esatta delle sorgenti del Rio delle Amazzoni. Oggi torno rispettosamente su quella lettera per una ragione nuova e, credo, particolarmente significativa. Ho appreso con grande gioia che dall’11 al 17 novembre Vostra Santità sarà in Perù, visitando Lima, Chiclayo, Cusco e Pucallpa. La presenza del Santo Padre nella terra dove nasce il Rio delle Amazzoni, e il Suo viaggio fino alla regione amazzonica, mi sembrano offrire una circostanza straordinaria per richiamare l’attenzione su uno dei beni più elementari e più fragili affidati all’uomo: l’acqua dolce e le sue sorgenti.
La Quehuisha Initiative nasce precisamente da questa responsabilità. Nel 1996 cercavamo di rispondere a una domanda geografica: dove nasce il Rio delle Amazzoni? Trent’anni dopo la domanda è diventata morale: chi proteggerà il luogo dove nasce? Per questo mi permetto di chiedere nuovamente alla Santa Sede di considerare la possibilità di collegare al Suo prossimo Viaggio Apostolico in Perù, nella forma che riterrà più opportuna, un breve segno, un pensiero o una parola di Vostra Santità sul dovere di proteggere le sorgenti d’acqua dolce.
Non chiediamo un impegno materiale né istituzionale. Anche poche parole avrebbero per noi un valore straordinario e potrebbero trasformare Quehuisha, piccolo e remoto luogo delle Ande peruviane dove nasce il più grande fiume del pianeta, in un simbolo comprensibile a tutti: custodire l’acqua alla sua sorgente significa custodire la vita fin dal suo principio. Dal mio primo messaggio la Quehuisha Initiative ha compiuto importanti passi avanti in Perù e a livello internazionale. Il 24 settembre sarà presentata ufficialmente a Lima presso la Pontificia Universidad Católica del Perú, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni peruviane, del mondo scientifico e di organismi internazionali.
Santità, dopo una vita trascorsa cercando luoghi ancora sconosciuti, sento oggi che la responsabilità più importante non è più scoprire, ma proteggere. Sarebbe per me un privilegio straordinario se questo messaggio potesse incontrare, durante il Suo ritorno in Perù, anche la voce morale di Vostra Santità.
Con profonda devozione e filiale rispetto.
Jacek Palkiewicz
Esploratore e giornalista
Direttore della Spedizione Scientifica Internazionale Amazon Source ’96
Fondatore della Quehuisha Initiative”.
Leone XIV non è il primo papa al quale l’esploratore polacco si è rivolto per chiedere attenzione e appoggio per la conservazione di fonti d’acqua. Nel 2011 Palkiewicz è stato nominato ambasciatore della regione dei Grandi Laghi Masuri, nel nordest della Polonia, per il plebiscito mondiale “7 Nuove Meraviglie della Natura”, plebiscito promosso dalla Fondazione svizzera „New 7 Wonders”. E il 15 maggio, da polacco che conosceva bene la vita del papa polacco suo amico Karol Wojtyla, ha inviato a papa Benedetto XVI la seguente lettera:
”Beatissimo Padre, Innanzitutto desidero ringraziarLa per la medaglia “Pro Ecclesia et Pontifice” ( https://it.wikipedia.org/wiki/Croce_pro_Ecclesia_et_Pontifice ) ricevuta da Lei lo scorso anno, che custodisco con affetto. Come ambasciatore della regione dei Grandi Laghi Masuri, che partecipa al plebiscito mondiale “7 Nuove Meraviglie della Natura”, promosso dalla fondazione svizzera New 7 Wonders, mi permetto umilmente di chiedere la Sua Apostolica Benedizione per la Masuria. Terra tanto amata dal nostro Beato Giovanni Paolo II, dove vi aveva lasciato un pezzetto del suo cuore.
Con i giovani universitari, dalla fine degli anni 50 sino al 1978, in una vecchia canoa percorse le più recondite rotte fluviali della regione. Non è stato solo riposo, ma rafforzamento dello spirito. Nella Sua lettera alla redazione del “Homo Dei” (nr 3/81 del V-VI 1957) Karol Wojtyła scriveva: “…lì ci si riposa dopo un anno di lavoro, di cattedra universitaria, di confessionale. (…) si riposa pienamente, quando il rapporto con la natura diventa il contatto con Dio presente nel creato e nell’anima umana…”. Durante il IV viaggio in Polonia Giovanni Paolo II a Olsztyn, capoluogo della Masuria, affermò di avere un debito di gratitudine con questa terra, che per molti anni gli aveva concesso sostegno, riposo, possibilità di ricaricarsi e rilassarsi. Al termine di questo suo soggiorno invitò a conservare questo patrimonio per le generazioni future: “Che il Signore conservi questo tesoro di bellezze naturali. Non permettete di distruggerlo e neanche danneggiarlo in alcun modo, perché è un bene inestimabile, un forziere della stupenda creazione”.
Sono state messe in pratica le parole del Papa: „Sorvegliate queste piste” (Nowy Targ 1979), oppure “Segnatemi questi sentieri” (Vaticano 2002), che oggi sono divenuti il Cammino Papale, un “monumento spirituale” in memoria del Grande Polacco. La Masuria è sostenuta dal cardinale Stanisław Dziwisz, il quale ha scritto: „Karol Wojtyła, oggi Beato, ha scoperto e ha amato la Masuria, tanto da far anche innamorare i giovani, ai quali faceva da Padre e da Guida. Auguro che questa regione trovi posto tra le 7 Nuove Meraviglie della Natura”. La ringrazio, Santità, per la Sua pazienza nei miei confronti, per il grande affetto che prova e dimostra a noi popolazione e a tutta la Chiesa polacca e rivolgo, dal profondo del cuore, gli auguri di nuovi fruttuosi passi verso la fortificazione della Chiesa di Dio. La saluto con devozione”.
La risposta è arrivata dopo tre mesi e otto giorni.
“Il 23 agosto, quando avevo ormai perso la speranza, la Segreteria di Stato mi ha inviato la seguente lettera”, rivela Palkiewicz:
“Egregio Signore, A nome di Sua Santità Benedetto XVI, La ringrazio per la lettera del maggio scorso e per le informazioni in essa contenute riguardanti gli sforzi volti a ottenere l’inserimento della Masuria nell’elenco delle Sette Nuove Meraviglie della Natura.
Il Santo Padre sostiene spiritualmente questi sforzi, tenendo presente quanto la bellezza di questa regione abbia significato per il Suo amato e Beato Predecessore sulla Cattedra di Pietro. L’8 giugno 1999, dopo la Santa Messa celebrata a Ełk, Giovanni Paolo II pronunciò queste parole:
«Saluto tutti gli abitanti delle terre della Masuria, di Augustów e di Suwałki. Ricordino bene che a questa terra devo immensamente tanto. Sono venuto qui anche per saldare i miei grandi debiti di riconoscenza. Questa terra è stata sempre molto ospitale nei miei confronti, ogni volta che vi ho soggiornato. Che Dio, che “è amore”, benedica la vostra terra e tutti i suoi abitanti».
Nello spirito di queste parole, Sua Santità Benedetto XVI accompagna con la Sua riconoscente preghiera tutti coloro che hanno a cuore il bene, la bellezza e il prestigio della Masuria, e impartisce di cuore la Sua Benedizione Apostolica.
Con espressioni di stima,
Mons. Peter B. Wells
Assessore Segreteria di Stato della Santa Sede”.
“Non credo che Leone XIV avrà il permesso dei suoi medici per andare in elicottero a 5mila metri di altezza, magari dove si trova l’obelisco sul monte Quehuisha, ma spero tanto che mi risponda anche lui benedicendo la mia iniziativa a difesa delle acque dolci del pianeta”, conclude lo scopritore del punto esatto dove nasce il fiume più lungo del globo terracqueo.
Che risponderà noi ne siamo certi, visto anche il significativo legame di vita che il papa ha con il Perù.
POST SCRIPTUM
Jacek Palkiewicz ( www.palkiewicz.com ), giornalista ed esploratore italo-polacco, dottore di ricerca, e’ scopritore della sorgente del Rio delle Amazzoni. Membro della Royal Geographical Society di Londra, per 40 anni risiedeva a San Zeno di Cassola (Vi), attualmente a Varsavia.
Ha conquistato popolarità mondiale nel 1975, attraversando l’Oceano Atlantico in solitario, su di una scialuppa di salvataggio, senza radio, né sestante: 44 giorni da Dakar a Georgetown.
A partire dalla metà degli anni ’70, ha guidato molte ambiziose spedizioni alla ricerca di quelle civiltà prossime alla scomparsa. Ha tracciato percorsi nel Borneo e in Nuova Guinea. È un veterano del Sahara, ha conosciuto gli angoli più sperduti della Siberia. Spesso ha viaggiato nello stile degli esploratori dell’Ottocento: su cammelli, yak, elefanti, renne, a piedi, o con un sampan cinese e piroghe indiane. Nel 1994 ha raggiunto la tribù isolata degli Yanomami nell’Alto Orinoco.
Secondo “Newsweek”, Palkiewicz appartiene all’ultima generazione di esploratori di stampo vittoriano, che ha utilizzato le carovane del deserto, i sampan cinesi, gli elefanti nelle foreste dell’Indocina e gli yak sugli altopiani del Bhutan.
E’ considerato autorità nel campo di sopravvivenza. Nel 1982 ha fondato la prima Scuola di Sopravvivenza in Europa, che è stata presa a soggetto per il film “Uomini duri”, interpretato da Renato Pozzetto e Enrico Montesano.
Ha insegnato ai cosmonauti russi come sopravvivere in differenti zone climatiche, in ambienti estremamente difficili e inospitali. Ha condotto simili addestramenti per reparti europei di antiterrorismo. Svolge i corsi ai quadri manageriali come oltrepassare le barriere e superare i propri limiti.
Nell’estate del 1996 ha scoperte le sorgenti del Rio delle Amazzoni. A capo di una spedizione scientifica internazionale, ha localizzato la fonte del più grande fiume del mondo. Nel 2011 il governo peruviano ha posto un monumento con la targa della scoperta.
Le sue ricerche condotte in campo etnografico hanno portato all’approfondimento della cultura di diverse etnie che stanno andando verso un’inarrestabile e lenta agonia. E’ particolarmente orgoglioso delle sue missioni negli ambienti più ostili della Terra per studiare i limiti di resistenza dell’organismo umano alle privazioni e del suo comportamento alle condizioni estreme, dimostrando che un individuo può sopravvivere anche al di là delle barriere fissate dalla fisiologia.
Più volte si è impegnato a denunciare i disastrosi effetti causati all’ambiente, tra cui con la missione ecologica dei cosmonauti in Siberia (sotto l’auspicio del presidente Boris Eltsin,1994).
Insegna nelle università di diversi paesi. Ha divulgato sulla stampa europea i famosi templi di Angkor, ancora quando la Cambogia era chiusa al turismo. Per questo Federico Mayor, direttore generale dell’UNESCO, lo ha definito ambasciatore nel mondo della antica metropoli Khmer.
Nel 2013 è stato insignito dell’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine a Merito della Repubblica Italiana, per “aver portato la bandiera italiana nei posti più remoti del mondo, difendendo le tradizioni italiane nel campo dell’esplorazione e della scoperta”. „Sono orgoglioso e fortemente gratificato – ha commentato Palkiewicz. – Sono riconoscente all’Italia, perché̀ diversi anni fa mi ha offerto la sua ospitalità̀ permettendomi di iniziare la carriera di esploratore, ciò̀ che a quei tempi era impossibile in Polonia. E così, da sempre porto in giro per il mondo le due bandiere: l’italiana e la polacca”. Due anni dopo è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica di Polonia. Nel 2010 ha ricevuto da Papa Benedetto XVI la croce d’oro “Pro Ecclesia et Pontifice”.
Autore di numerosi libri, pubblica i suoi reportages sulle più importanti testate europee, per molti anni sul “Sette” del “Corriere della Sera”.