Parlamento tra scontri e alleanze imprevedibili: la politica italiana sempre più frammentata (foto ANSA) - Blitz quotidiano
In che mondo politico viviamo noi poveri mortali? Ogni giorno una rissa, una bagarre continua, insulti, cartelli, addirittura minacce se non vendette sia pure nascoste.L’aula di Montecitorio simile al cortile di un palazzo dove i condomini inviperiti se le danno di santa ragione. Uno scenario a dir poco inimmaginabile se non fosse vero. Un finimondo: solo che quel finimondo non ha i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Niente affatto. Le carte si ingarbugliano e chi deve farsi un’idea di quel che sta succedendo si mette le mani nei capelli e si interroga: sono io ad essere diventato scemo?
Questo è lo scenario che si ripete spessissimo nel Palazzo. Ecco un ultimo esempio: con la destra vota l’Italia dei Valori di quel Matteo Renzi che giornalmente attacca il governo e se la prende senza via di scampo con Giorgia Meloni. A questa combriccola si uniscono i riformisti del Pd che ritengono la Schlein un vero disastro, incapace di opporsi con criterio alla maggioranza. Contro tale gruppo ecco i 5Stelle di Giuseppe Conte, la sinistra estrema capeggiata da Fratoianni e Bonelli e (udite, udite) i Dem, cioè un’ala di quel partito che dovrebbe rappresentare con i riformisti l’opposizione all’attuale esecutivo. Per capirci si è ad un tempo opposizione della maggioranza e opposizione dell’opposizione. Che cosa vogliamo avere di più? Voi capite che chi legge e si informa non ci capisce più niente e forse decide che il giorno delle elezioni è meglio rimanere a casa o fare una gita fuori porta.
Eppure è successo puntualmente tanto che Vincenzo Guerini, ex ministro della difesa, oltre che vice segretario del Pd, rivolgendosi a Giuseppe Provenzano (pure lui Pd) gli ha domandati ironicamente: “Avete letto bene quel che avete scritto? Era invotabile”. C’è chi come Arturo Parisi, ex ministro della difesa con Romano Prodi a Palazzo Chigi, esclama: “Viviamo in un mondo politicamente frantumato. Troppo il tempo passato da furbi senza parlarsi veramente”. Un’analisi perfetta perchè è questo che manca a chi vive nel Palazzo. Si decide con chi stare e non si dialoga con chi è un avversario. L’unico momento in cui si incontrano è nei talk show in tv, dove il conduttore della trasmissione suda le proverbiali sette camicie per calmare gli animi. A meno che anche il giornalista moderatore non abbia scelto con chi stare. Purtroppo capita spesso se si parla di una Telemeloni e di una nuova Telekabul.
D’altronde, pure se si vogliono tralasciare le baruffe in aula, basta seguire quel che accade quotidianamente tra le due alleanze di destra e di sinistra. Tra i progressisti infuria la polemica sul candidato premier che dovrebbe contrastare e magari battere la Meloni nel 2027. Giuseppe Conte che ha in mente un unico pallino: tornare a sedersi su quella poltrona su cui si è già accomodato due volte. Elly Schlein, innamorata pazza di un “campo largo” che si restringe a volte al pari di una fisarmonica. È lei la segretaria del maggior partito dell’opposizione: tocca a lei quel posto senza se e senza ma. Tutto questo a parole perchè nei fatti la guerra, una volta sotterranea, è esplosa in maniera evidente. Dovrebbero essere le primarie a decidere, ma entrambe i contendenti non hanno sentito l’oste che la pensa in modo diverso. I nostalgici vorrebbero un “papa straniero”, un esponente di spicco (naturalmente progressista) che salga a Palazzo Chigi frantumando i sogni degli amici-nemici.
Quale sarà l’uomo o la donna che succederà a Sergio Mattarella è difficile se non impossibile prevederlo, perchè tutto dipenderà da quel che decideranno i nuovi inquilini di Montecitorio, di Palazzo Madama insieme con alcuni esponenti delle regioni. La maggioranza, dopo cinque anni di governo, spera in un bis, ma anche qui sarà decisiva quell’unione tra i partiti che hanno vinto nel 2022. Queste due forze politiche si contenderanno il Colle? Chissà, forse, non è detto, perché in Italia la gente è stanca di risse e vuole una pace che tranquillizzi pure la massaia che la mattina va al mercato a fare la spesa. Perché non provare nuovamente con quel centro che valse alla Dc un predominio di anni? In questo caso ci vorrebbe maggiore coraggio e qualche passo indietro. Carlo Calenda, Matteo Renzi e, perché no, Pina Picierno potrebbero sedersi sulla riva del fiume e attendere.