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Pasquetta in fiamme in Medioriente. Continuano bombardamenti e mediazioni. Passate le prime “navi amiche” dallo Stretto di Hormuz

Pasquetta turbolenta nel Medioriente in fiamme a dispetto della mediazione in corso (di facciata?) tra Iran e Stati Uniti. Il Pakistan cerca di ricucire lo strappo, ha mandato una proposta ai belligeranti per chiudere il conflitto e procedere alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Niente da fare, almeno per ora. È un dialogo tra sordi. Nessuno vuole cedere. Il Tycoon continua a messaggiare post criptici. Unica concessione: ha prorogato di un giorno il suo ultimatum; dopodiché scatterebbe una violenta rappresaglia.

Trump ha scritto: ”Aprite il maledetto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all’inferno”. Lunedì sera (ora italiana) Trump, rivolto ai giornalisti, ha detto che gli basta una notte per “radere al suolo l’Iran”. Gli ayatollah non hanno battuto ciglio ma stanno valutando la proposta pakistana. Però hanno sottolineato: “I negoziati sono incompatibili con ultimatum e minacce di commettere crimini di guerra”. Hanno comunque presentato una loro proposta “in dieci punti”. Trump in conferenza stampa ha spiegato il blitz che ha messo in salvo il colonnello americano ferito e disperso disperso (utilizzati 155 mezzi).

Nel frattempo Israele continua il suo percorso: a Pasquetta ha ucciso il capo dell’intelligence dei Pasdaran,ha attaccato il sito petrolchimico iraniano di Asaluyev (la più grande infrastruttura petrolchimica) e ha colpito tre areoporti. Ma ad Haifa ha subito un duro attacco (4 morti).

Da Hormux passate le prime navi

Gli Ayatollah hanno fatto passare dallo Stretto navi di Francia, India e di altri Paesi “cambio di un pedaggio”. Secondo l’agenzia di stampa americana “Axios” i negoziati resistono, addirittura trapela l’ipotesi di 45 giorni di tregua. Ma l’agenzia iraniana “Tasnin” (affiliata ai pasdaran) ha seccamente smentito bollando Axios quale “mezzo di comunicazione del Mossad”.

Quanto al via libera concesso a diverse navi transitate lunedì 6 aprile da Hormuz, un funzionario di Teheran ha spiegato ad una emittente araba che è stato consentito il transito ad alcune imbarcazioni mercantili perché di “Paesi amici”. Il ricavato dai pedaggi servirà a titolo del risarcimento per i danni di guerra. Gli ayatollah sono sempre più convinti (dicono) che Trump stia in realtà preparando “l’ennesimo passo indietro perché consapevole della ferma determinazione dell’Iran a rispondere a qualsiasi follia riguardante le centrali elettriche e altre infrastrutture”. Anzi, Teheran è sempre più convinta che Trump stia probabilmente cercando di “ritirarsi da questa minaccia per la terza volta”.

Trump, disastro nei sondaggi

L’indice di gradimento del presidente americano sta precipitando. È sotto di 17 punti, addirittura “peggio di Biden dopo la disfatta in tv” e il 16% non lo voterebbe più. Il clamoroso calo di popolarità è dovuto non alla pioggia di missili su Teheran ma ai prezzi aumentati nei supermercati USA. Certo, i sondaggi non sono oracoli ma sarebbe alquanto sbigativo liquidarli come un semplice “rumore statistico”.

C’è dell’altro. Spulciando tra i media americani si coglie una indubbia “erosione di fiducia” tra i suoi stessi elettori. Le ultime rilevazioni di CNN (emittente televisiva statunitense all-news di orientamento liberal) e dell’Istituto di ricerche YouGov (fondato a Londra e ritenuto serio e affidabile), al di là dei numeri, hanno colto “l’elettore trumpiano pentito i quantomeno esitante”. Niente di allarmante, per ora. È soltanto (dicono) una piccola crepa. D’accordo. Ma se Trump non esce al più presto dal vicolo cieco mediorientale che, a quanto pare, genera frustrazione e impotenza, l’attuale stallo rischia il baratro. Perché si può anche abbattere una dittatura, più complicato distruggere un fior di civiltà.

Published by
Enrico Pirondini