Per Crosetto "siamo sull'orlo di un abisso". Ma la politica italiana si divide e litiga aspettando il referendum (foto Ansa) - Blitz Quotidiano
“Siamo sull’orlo di un abisso”, dice senza termini il ministro Guido Crosetto. Lo sostiene non tra quattro mura domestiche, ma in Parlamento davanti ad un’aula strapiena in cui la sinistra è pronta a sparare le sue bordate. Nell’occhio del ciclone c’è sempre e soltanto Giorgia Meloni che non è presente al dibattito. Il ritornello è sempre e soltanto uno: “Deve venire lei, non può sottrarsi in un momento così pericoloso quando la guerra in Medio Oriente rischia di attraversare qualsiasi confine”.
Dai banchi dell’opposizione, il leit motiv non cambia, nemmeno quando Crosetto riconosce che l’intervento di Trump e Netanyahu è andato fuori da ogni diritto internazionale. Elly Schlein è in prima fila, fa sentire la sua voce, punta il dito accusatore contro la premier. Le fanno da spalla Nicola Fratoianni, i soliti 5Stelle, e un indemoniato Matteo Renzi che fa di tutto per apparire, ma rimane sempre fuori dal grande giro.
Il dibattito non ha nulla a che fare con il politically correct. L’ex presidente del consiglio non si accontenta di dire che il governo frequenta l’asilo, ingiuria pure il ministro Tajani che replica: “Io non vado a tenere conferenze all’estero per guadagnare di più di quel che ho già”. “Chi potrebbe invitarlo?”, è la replica. “Semmai possono dargli qualche euro per non farlo parlare”.
Eccolo, dunque, in quale palcoscenico si trovano e sguazzano i nostri uomini politici. Ad un tiro di missile c’è un conflitto che dovrebbe accomunare tutti per il pericolo che corre l’intera Europa. Invece, ci si sbrana e viene violato ogni limite soprattutto in vista del referendum sulla giustizia che potrebbe essere un vero e proprio spartiacque per il Paese in cui viviamo. Le borse crollano, l’inflazione corre, la benzina costa addirittura più del 2023.
Che cosa si dovrebbe fare per evitare un pericoloso crollo dell’economia? Dimenticare la propria ideologia, lasciare in soffitta (almeno per il momento) le grandi differenze che separano la destra dalla sinistra. Accade l’esatto contrario. Così, mentre la crisi internazionale divampa, nei Palazzi di casa nostra si cerca solo di mettere ko l’avversario. L’assenza della Meloni in aula manda ai matti diversi esponenti dell’opposizione. Fratoianni, che non vuole apparire come il fratello povero dell’extra sinistra, punta sull’ironia e rivolgendosi al ministro Nordio tuona: “La chiami lei al telefono, le consigli di venire, visto il buon rapporto che vi lega”.
Possono mai mancare i cartelli che “mettono in mutande” la maggioranza? L’espressione è di chi li mostra: da una parte c’è la bandiera italiana, dall’altro quella degli Stati Uniti, di cui “questa destra è succubo”. Qualsiasi episodio è buono per far divampare la polemica. Anche la decisione di Pedro Sanchez, il premier spagnolo che si rifiuta di offrire le basi militari a Trump. “Con questo noi diciamo no alla guerra”. Sono parole che lo innalzano a divo del giorno. Lui diventa un esempio per la sinistra e per un giorno intero il suo nome è un “must” per i sostenitori del campo largo. Pure Giuseppe Conte lo invoca: per fare l’ennesimo dispetto alla Schlein? Forse. Fa intendere agli alleati che a sinistra non esiste una persona in grado di essere il vero leader. Tranne lui, naturalmente che sogna un giorno si e l’altro pure di tornare a Palazzo Chigi.
Non ci si è dimenticati del referendum: anzi un astio così duro è il vero protagonista della giornata. I giudici ridanno la libertà ad uno straniero che ha un curriculum pieno zeppo di reati. Si trova nel centro albanese in attesa del rimpatrio, ma non è così perchè ha chiesto la protezione internazionale e quindi può tornare libero in Italia. “Capite perchè è importante la riforma’”, protestano a destra?
Pure l’informazione viene messa sotto accusa. A pagarne le spese è la rete cara a Urbano Cairo: la7 che l’Agcom (l’autorità per le garanzie per l’informazione) la ritiene colpevole della violazione della “par condicio”. Troppo spazio al no, poco al si. Davvero? È da tempo che accade, ma si interviene solo quando manca una manciata di giorni al referendum. Rallegriamoci, però, alla notizia che Ilaria Salis si imbarca sulla Flotilla per andare a dare aiuto alla popolazione di Cuba.
Sulla nave troverà posto pure Domenico Lucano, detto Mimmo, l’ex sindaco di Riace, oggi parlamentare europeo. Come mai insieme? Qualcuno insinua: forse perchè a Bruxelles non avevano niente da fare.