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Perché gli Usa hanno attaccato l’Iran: gli accordi sul nucleare saltati, il cambio di regime, il petrolio

Quali sono le ragioni del conflitto tra Iran da una parte, Stati Uniti e Israele dall’altra. Ricostruiamo cosa è successo in questi mesi; per farlo non possiamo che partire dalla “guerra dei 12 giorni” che scoppiò lo scorso giugno. Il combattimento, se pur breve, danneggò pesantemente gli impianti nucleari iraniani di Fordow, Natanz e Isfahan causando gravi danni alle infrastrutture e in generale al programma nucleare. A quanto pare però, le scorte di uranio impoverito non vennero state scalfite rimanendo le medesime.

Dopo questa guerra, lo scorso gennaio cè stata la rivolta di piazza contro il regime. Proteste che sono state subito represse in maniera sanguinaria causando migliaia di morti. Trump, a seguito di quanto accaduto, ha minacciato di intervenire militarmente cercando di raggiungere un accordo diplomatico con l’Iran sempre sulla questione chiave: il programma nucleare iraniano.

La decisione di attaccare, scegliendo quindi la via militare, a detta della ricostruzione fornita dalla Cnn sarebbe scaturita dopo settimane di discussioni e dopo un tentativo da parte degli inviati del tycoon di chiudere in fretta un accordo per spingere in questo modo l’Iran a smantellare il suo programma nucleare. Trattative evidentemente fallite, anche se nelle ore immediatamente precedenti all’attacco, secondo il ministro degli Esteri omanita Badr Albusaidi, gli ayatollah avrebbero accettato di smantellare le loro scorte di uranio arricchito.

Perché gli Usa hanno attaccato l’Iran: gli accordi sul nucleare saltati, il cambio di regime, il petrolio (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

In questi mesi gli Stati Uniti hanno intanto radunato nell’area un’ingente forza militare. La più grande flotta da anni con anche due portaerei al seguito. Tra queste, anche la Gerald Ford che a gennaio era posizionata vicino al Venezuela. Oltre ad aver radunato la portaerei, gli Usa hanno deciso di allontanare il personale non essenziale da diverse basi presenti in Medio Oriente.

E si arriva a poche ore prima dell’attacco, con un Donald Trump che aveva annunciato di non aver ancora deciso sull’Iran dicendosi però “non contento di come negozia” il regime. Poi all’alba di sabato, quando negli Usa era ancora notte, l’annuncio su Truth: “Abbiamo iniziato un grande operazione in Iran. L’obiettivo è difendere gli americani eliminando imminenti minacce del regime iraniano”.

Quanto conta il petrolio

C’è poi la versione fornita da vari analisti politici e che riguarda il petrolio e il ridimensionamento delle posizioni strategiche della Cina. A quanto pare, gli Usa starebbero cercando di togliere alcune fonti di approviggionamento petrolifere alla Cina. Prima è stato il caso del Venezuela da cui la Cina si riforniva di petrolio se pur in minima parte. Ora è la volta dell’Iran da cui la Cina prende un quinto del suo fabbisogno. Bloccato, almeno per il momento questo canale di approvvigionamento, a risultarne agevololata è la Russia che ora potrà aumentare le forniture a basso costo all’alleato cinese, incrementando in questo modo quello che sta già facendo da tempo.

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Lorenzo Briotti