Politica

Perché la Cina ha condannato a 20 anni Jimmy Lai, l’ex magnate dei media di Hong Kong

Jimmy Lai è stato condannato a 20 anni di carcere: la corte di West Kowloon ha evitato l’ergastolo, la massima pena possibile, ma ha comminato a carico dell’ex magnate dei media di Hong Kong, tra i principali attivisti pro-democrazia dell’ex colonia britannica, una pena durissima in considerazione dei suoi 78 anni e delle precarie condizioni di salute.

Lai era stato dichiarato colpevole a dicembre per due capi d’accusa di collusione legati alla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino a giugno del 2020, dopo le proteste di massa pro-democrazia del 2019, e per un altro legato alla sedizione, in base a una legge coloniale.

Il figlio di Jimmy Lai, Sebastian, in un’intervista alla Bbc, afferma che la condanna “purtroppo non è inaspettata. Credo che ciò che è stato inaspettato sia stato il fatto che ci siano voluti cinque anni per arrivare a questo punto. Gli ultimi cinque anni, mio padre li ha trascorsi in isolamento nel carcere di massima sicurezza”, avvertendo che, data l’età e le sue condizioni di salute, questa potrebbe essere sostanzialmente una “condanna a vita”.

“Purtroppo, il tempo stringe per mio padre. Il tempo stringe alla sua età, viste le condizioni e i problemi cardiaci. Ha perso dieci chili solo nell’ultimo anno”.

Perché la Cina ha condannato Jimmy Lai

Jimmy Lai ha fondato la catena d’abbigliamento Giordano e Next Digita, società che opera nel campo dell’informazione quotata in Borsa e il quotidiano Apple Daily, il più diffuso nella zona. Il quotidiano è stato costretto a chiudere nel 2021 dopo l’arresto del suo editore avvenuto il 10 agosto 2020 dalla polizia di Hong Kong con l’accusa di aver violato la nuova legge sulla sicurezza nazionale del territorio. Dopo l’arresto ci fu anche un sequestro di beni.

Cittadino britannico dal 1996, Lai è uno dei più noti sostenitori del movimento pro-democrazia di Hong Kong. In seguito alle proteste di Piazza Tiananmen del 1989, il fondatore di Next Digita divenne un sostenitore della democrazia e iniziò a criticare Pechino. Distribuì delle magliette di Giordano con i ritratti di leader studenteschi e iniziò a pubblicare Next Magazine, un giornale noto per i suoi reportage incisivi. Nel 1993 pubblicò un articolo in cui definiva il premier cinese Li Peng “il figlio di un uovo di tartaruga”.

Come ritorsione, il governo cinese chiuse tutti i rivenditori Giordano nella Cina continentale. Nel 1995, con l’avvicinarsi del passaggio di consegne di Hong Kong dal Regno Unito alla Cina, Lai fondò l’Apple Daily. La stampa del giornale salì a 400.000 copie nel 1997, rendendolo il secondo più diffuso sul territorio.

Jimmy Lai lanciò poi l’edizione di Taiwan di Next Magazine nel 2001 e di Apple Daily nel 2003 affrontando forti critiche e notevoli sforzi per contrastarlo, con tentativi di spingere gli inserzionisti a boicottarlo e i distributori a non effettuare la consegna a domicilio. Ci furono anche diversi episodi di vandalismo e di tentativi di boicottaggio poi terminati, anche per via della crescita editoriale del gruppo di Lai sull’isola.

Published by
Lorenzo Briotti