Politica

Perché la Lega della Lombardia ha chiesto a Salvini di fare un passo indietro, cosa sta succedendo nel partito fondato da Umberto Bossi

Strutturare il partito in modo tale che le scelte politiche siano “condivise” con poteri più collegiali e una Lega che si presenta come una squadra, puntando sul ministro Giorgetti, sui governatori (attuali e passati, come Luca Zaia) e gli amministratori che godono di fiducia sul territorio. Sarebbe questa la richiesta arrivata dalla Lombardia durante il direttivo regionale del Carroccio di venerdì, una riunione fiume di oltre quattro ore. Per la prima volta, chi più esplicitamente chi meno, al segretario Matteo Salvini è stato chiesto di fare un passo indietro o comunque “di lato”.

Gli interventi più duri sarebbero arrivati da segretari provinciali o esponenti locali di province “pesanti” per la Lega in Lombardia, come Brescia, Bergamo o Varese. Quasi due terzi degli interventi sarebbero stati piuttosto critici, anche se non sono mancati contributi in difesa di Salvini, come quelli della ministra Alessandra Locatelli, del deputato e segretario della Lega Giovani Luca Toccalini e del capogruppo in Lombardia Alessandro Corbetta.

La richiesta di una leadership più condivisa

La richiesta di una leadership più condivisa andrebbe portata avanti, è la tesi di chi è intervenuto a via Bellerio, non tanto attraverso segreterie politiche o cabine di regia come il recente tavolo dei territori proposto da Salvini, quanto con una struttura diversa del partito. Una leadership allargata sarebbe stata richiesta anche dal governatore Attilio Fontana, con il partito fondato dal compianto Umberto Bossi che dovrebbe tornare a essere “di lotta e di governo”. In generale, la richiesta è di coinvolgere chi ha “più appeal” sul territorio, anche per non far apparire la leadership di Salvini offuscata da leader più riconoscibili su temi come sicurezza o immigrazione.

A Salvini, senza troppi giri di parole è stato chiesto dalla sua Lombardia di passare la mano. È il segno dei mesi difficili che sta passando il partito che venne fondato da Umberto Bossi, schiacciato tra il sovranismo nazionale da una parte e le rivendicazioni della Lega dei territori dall’altra, a fronte  dell’arrembante ascesa di Futuro nazionale dell’ex vicesegretario Roberto Vannacci.

Salvini aveva convocato il direttivo lombardo proprio per cercare un chiarimento. A suo fianco si sono schierati alcuni suoi fedelissimi che di certo non l’hanno aiutato. Tra questi la vicesegretaria federale Silvia Sardone che ha derubricato l’Autonomia differenziata, una delle battaglie storiche del Carroccio, come qualcosa “che non interessa nulla alla gente”.

Parole che, come scrive il Corriere della Sera, sono suonate sacrileghe nei giorni in cui si ricorda Gianfranco Miglio, l’ideologo della Lega federalista scomparso 25 anni fa, Paole che hanno fatto infuriare tanti leghisti della prima ora come il ministro Roberto Calderoli che ha lavorato tanto per portare a casa questa riforma.

Questo scontro è solo un esempio di come il partito stia vivendo una fase contradditoria. Salvini ha intanto dato appuntamento a tutti a Pontida che quest’anno sarà senza ombra di dubbio un momento decisivo nella lunga storia della Lega ed ha dichiarato: “Stiamo lavorando per rafforzare la squadra. Detto questo, gli italiani hanno bisogno di tutto fuorché di polemiche e beghe interne. Chi vuole dare una mano a rafforzare la Lega è il benvenuto. Stiamo lavorando a una Pontida italiana ma anche internazionale. Abbiamo 500 sindaci – ha concluso – e abbiamo governatori e parlamentari in gamba”.

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Lorenzo Briotti