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Pina Picierno lascia il Partito Democratico: “Non è più il mio partito, la casa dei riformisti non c’è più”

Pina Picierno lascia il Partito Democratico. L’europarlamentare non si riconosce più nel partito che lei stessa ha contribuito a fondare. Non avendo trovato spiragli che le permettessero di rimanere la Picerno uscirò dalla delegazione dem per approdare nel gruppo di Renew Europe. La decisione è arrivata dopo che Elly Schlein ha deciso di candidare Nicola Zingaretti al ruolo di vicepresidente del Parlamento europeo al posto di Picierno.

L’europarlamentare ora potrebbe riuscire a diventare vicepresidente al posto dello stesso Zingaretti grazie ai buoni rapporti che ha con Roberta Metsola e con molti dei gruppi parlamentari. Per i democratici sarebbe una sconfitta che si sommerebbe al rischio di vedersi scippare la poltrona di vice-direttore della Fao, ora in mano a Maurizio Martina del Pd, da parte del socialista Sanchez che rivendica quel ruolo per la Spagna.

Pina Picierno (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

La Picierno potrebbe avvicinarsi a Calenda ma non entrerà in Azione

Pina Picierno ha un buon rapporto con Carlo Calenda ma non entrerà nel suo movimento: l’europarlamentare sta pensando ad una sua fondazione. Al momento potrebbe aderire al Partito Democratico europeo, del quale è segretario Sandro Gozi e che all’Eurocamera milita nel gruppo Renew.

Per la Picierno comincia una seconda vita politica forte delle sue 125mila preferenze che l’hanno portata Strasburgo.

L’intervista al Foglio

In un’intervista al Foglio, la Picierno ha spiegato che “la casa dei riformisti non c’è più. Non si può essere ambigui con il fascismo putiniano e gli estremismi. È ora di lavorare a qualcosa di nuovo, per vincere le elezioni”.

“Di dubbi – ha proseguito la Picierno al Foglio – ne ho avuti moltissimi, mi sono più che lacerata, ma credo che per rispetto alla mia dignità politica e personale sia arrivato il momento di lasciare il Partito democratico di Elly Schlein che è divenuto un posto diverso da quello che abbiamo fondato e perché ho sempre chiesto alla politica la forza e il coraggio di fare in coscienza le scelte più giuste. Ora tocca a me avere coraggio”. E ancora: “Dopo gli anni della Margherita abbiamo provato a unire le migliori tradizioni democratiche del paese, a conciliare la giustizia sociale con la libertà individuale, ad avvicinare e tenere insieme le aspirazioni socialiste e liberali. Questo era e sarebbe dovuto essere il Pd”.

“Ma ha subìto uno snaturamento avvenuto per scivolamenti inesorabili, senza nemmeno una reale discussione, senza nemmeno il privilegio di poterne discutere in un congresso, come ho più volte chiesto. Il Pd che abbiamo voluto al Lingotto non esiste più ed è necessario prenderne atto, ma le ragioni per cui è nato esistono ancora. Resto democratica, non torno indietro”. “Credo – ha concluso – che ci sia bisogno di ridare dignità e prospettiva unitaria a milioni di elettori che in questi anni hanno progressivamente abbandonato il Partito democratico scegliendo altre proposte a destra o a sinistra o rimanendo a casa. Questa diaspora va ricomposta fuori dalle alchimie di coalizione e dalla riduzione in tende e cespugli, di vecchie e nuove formule. Serve un riformismo coerente e popolare, in grado di entusiasmare e di far scattare quella scintilla di costruire con fiducia il cambiamento. Credo che ci possa e ci debba essere un impegno comune per fare nascere, tenendo insieme le differenze e le storie, un nuovo soggetto politico largo, che tenga insieme, che nasca per unire esperienze e personalità politiche diverse. Mi metto al servizio di questa idea e di questo progetto”.

La rottura dopo il referendum sulla giustizia

L’europarlamentare campana ha sempre detto che sarebbe restata nel Pd fino a quando fosse stato possibile: “Non mi farò di certo cacciare” era il suo pensiero. La rottura definitiva è arrivata prima con il referendum sulla giustizia, con la Picierno che si è schierata apertamente per il Sì scatenando un coro di proteste tra i sostenitori del partito. A seguito di quanto accaduto la Picierno ha chiesto alla segretaria Elly Schlein di pronunciarsi sul pluralismo all’interno del partito. Non ricevendo risposta ha capito che la sua battaglia dentro i confini del Pd non avrebbe portato a nulla. Poi c’è stata la scelta di Zingaretti alla vice-presidenza del Pd al suo posto ed ha deciso definitivamente di andarsene.

 

 

Published by
Lorenzo Briotti