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Politica e veleni. Più veleni che politica. Il referendum sulla giustizia spacca toghe e dem. Circolano chat private in cui le toghe ammettono l’esistenza di storture e mali che affliggono la categoria. Nero su bianco, nomi e cognomi, autocritiche e suggerimenti, commenti duri e deduzioni amare (“Perché il ministro Nordio non avrebbe dovuto approfittarne?”). Toghe autorevoli escono allo scoperto. Giacomo Rocchi, presidente della sezione penale della Cassazione, ha tranquillamente affermato: ”Va tutelata la terzietà dei giudici. Voterò sì, riforma giusta”.
Di avviso contrario Cesare Parodi, neo presidente di Magistratura Democratica (9 mila membri) che inseguito dai giornalisti ha ripetuto ”Sono un uomo mite delle istituzioni ma difenderò le nostre idee senza nessun cedimento. Basta accuse di correntismo”.
Opposizioni in piazza separate. Città diverse, opinioni in netto contrasto. Sabato scorso a Roma, nella sala (gremita) di via dei Frentani, e’ partita ufficialmente la campagna per contrastare la riforma della giustizia; campagna promossa dal Comitato “Società civile per il NO” presieduto da Giovanni Bachelet. Tra i promotori personalità di spicco come Rosy Bindi, Maurizio Landini, il premio Nobel Giorgio Parisi, Benedetta Tobagi. Sul palco anche Giuseppe Conte e AVS. In platea rappresentanti di ANPI, Acli, ARCI, Auser, Libera, Legambiente, Libertà e giustizia.
Lunedì 12 a Firenze l’Assemblea della sinistra del SÌ il cui Comitato scientifico è presieduto da Carlo Fusaro, ex ordinario di Diritto comparato, in Parlamento con i Repubblicani. Al suo fianco varia umanità: ii giurista Augusto Barbera, l’ex ministro dem Enzo Bianco (già sindaco di Catania), il radicale Della Vedova, la vice presidente del Parlamento Europeo, la casertana Pina Picierno; e poi la ex deputata dem Anna Paola Concia, l’ex senatore comunista Cesare Salvi, già ministro del Lavoro nei governi D’Alema e Amato. Concluderanno i lavori Stefano Ceccanti ed Enrico Morando, cioè i vertici della associazione di cultura politica “Libertà Eguale” che da 6 anni opera con riformisti che hanno avuto esperienze nell’ambito del centrosinistra italiano.
Il segretario della Cgil ci crede. Ha ricordato che non serve il quorum “per cui serve mobilitarsi subito e ovunque” per un voto in più. Si è accordato Giuseppe Conte, mai così duro, prefigurando “il ritorno della casta dei politici intoccabili e allergici ai contro poteri in caso di vittoria della riforma”. Mancano all’appello, a vario titolo, taluni alleati: Italia Viva di Renzi (ancora perplesso), Azione di Calenda (“Voteremo SÌ per la separazione delle carriere per cancellare il peso che la politica ha nella magistratura”) e Europa+, il partito fondato da Emma Bonino; il segretario Riccardo Magi si è già pronunciato a favore della riforma.