(Foto Ansa)
La rincorsa al consenso, alla sua misura, la ricerca delle popolarità nelle sue forme dilatate dai mass media, dai social scatenati, stanno mutando la politica. Ne deformano il contorno, ne soverchiano il significato, il valore se ancora c’è, ne deviano spesso il tragitto operativo.
Ecco perchè sono sempre perplesso davanti ai sondaggi, anche a questi ultimi, che sono stati fatti da società diverse per capire a che punto è, dopo un anno, il percorso di Silvia Salis, sindaca sulla cresta dell’onda, anzi sempre sulla schiuma scintillante di questa notorietà diffusa, cavalcante, ogni giorno quasi martellante in ogni espressione comunicativa.
La società moderna politica ha un bisogno quasi vitale di misurare il consenso, di anticipare il verdetto elettorale, di dimostrare il peso di candidature o di leadership in corso, come quella appunto della signora sindaca di Genova. Salvo prendere cantonate epocali, come quella sull’esito elettorale a Venezia, dove lo stravincente Venturini era “sondato” come sconfitto al primo turno. Invece il giudizio sulla politica, soprattutto su quella in corso di dimostrazione, avrebbe bisogno di un altro tipo di misurazione, più stabile, meno volatile, più dentro alle cose che sulle facce dei candidati o degli amministratori e dei politici. Su cosa misurare realmente la capacità di un sindaco dopo un anno che lavora, avendo sostituito, come nel caso di Genova, una amministrazione tutta diversa dalla sua? Su cosa giudicare una impostazione tutta nuova, che i sondaggi oscillano a giudicare tra un 67 per cento di approvazione ( Il Secolo XIX – Izi) e il 50 per cento complessivo ( Teknè – Primo canale).
Se si impugna il metro volatile del sondaggio a campione il giudizio ondeggia e non sembra fermarsi mai, salvo offrire giudizi che sembrano già sentenze definitive dopo un anno di governo su cinque di mandato. Nel caso di Silvia Salis la risposta era attesa soprattutto di fronte a una enorme campagna di comunicazione, che anche a livello nazionale l’ha presentata come possibile candidata premier alle elezioni politiche del 2027, mentre a livello locale ne ha mostrato una presenza quasi certosina sul territorio e una esposizione quotidiana sui social.
Ma cosa ha fatto la Salis in questi 365 giorni per legittimare un così forte caratura politica, tanto caricata da farla concorrere a due posizioni: leadership nazionale e governo della città?
Cosa c’è oltre alla sua visibilità da superstar, sicuramente innescata da una attività intensa, da una presenza sul suo territorio ed anche all’esterno, dal suo attivismo anche in settori che non sono di stretta competenza del sindaco, la presentazione di libri, le iniziative culturali di spessore, le orazioni ufficiali di anniversari e commemorazioni , gli interventi e i giudizi su temi nazionali?
Certamente attività che toccano anche al sindaco nella sua totalizzante figura, ma non fino a diventare spesso soverchianti rispetto al compito principale di amministrare una città di quasi 550 mila abitanti, la sesta in Italia, piena di problemi, in parte ereditati, in parte emergenziali.
L’attività principale sembra essere stata quella di correggere gli errori della giunta precedente, in particolare quelli che avrebbero portato al fallimento AMT, l’azienda pubblica dei Trasporti. E poi la cancellazione di grandi opere in corso o completamente tolte dall’operatività in atto, come lo Skymetro di collegamento tra il centro città e la delegazione della Val Bisagno, con restituzione delle decine di milioni già finanziati dalla Stato, come il taglio al progetto di funivia dal porto al sistema dei forti, limitato a un tragitto inferiore, come il rallentamento dell’operazione numero uno, che era quella progettata e già lanciata di un tunnel subportuale, che comporterebbe la più grande rivoluzione mai vista nella circolazione a Genova, come l’apparente disinteresse rispetto alla opera pubblica numero uno, che riguarda il porto con la pericolosa e complicata costruzione della nuova diga foranea, un kolossal che la sindaca giudica di competenza esclusiva dei responsabili dello scalo, anche se riguarderà in modo massiccio la città intera estendendola in mare di 500 metri.
La spinta della nuova giunta in questi primo dodici mesi è stata anche quella di propugnare una svolta nel ciclo dei rifiuti, spingendo finalmente la costruzione di un biodigestore nella zona di Scarpino, risolvendo un problema che era rimasto a cuocere per anni. Sul piano più sociale il programma di una cura maggiore per la città e le sue fragilità umane, sanitarie, di assistenza e di sicurezza, è stato seguito più nell’apparenza che nella sostanza o con decisioni innovative come quella di una consulenza ben retribuita per seguire il tema dei diritti LGBT, affidata a Ilaria Gibelli, una avvocatessa molto impegnata sul tema e anche subito inciampata in una gaffe molto grave che ha messo in imbarazzo la sindaca stessa.
L’emergenza bruciante della sicurezza, esplosa in diversi quartieri della città, dal centro storico a Sampierdarena, dove lo spaccio delle nuove droghe e gli scontri fisici tra bande stanno incendiando il territorio , è stato affrontato per ora con la ricerca di un impegno maggiore richiesto alle forze dell’ordine e con le giunte itineranti che spesso si risolvono in concorsi di visibilità, mostrando la presenza risolutiva della giunta in ogni angolo della città per mezzo di show a uso rapido dei mezzi di comunicazione.
Sul grande tema del destino industriale della città, a partire da quello dell’Ilva, ex Acelor Mittal, del milione di metri quadrati di Cornigliano, dove langue, con la cassa integrazione e le indecisioni del governo Meloni, l’eredità immensa delle fabbriche di Genova, oltre alla sincera partecipazione della sindaca scesa insieme agli operai in strada, non un millimetro è stato fatto in più rispetto alle amministrazioni precedenti. Certamente la visibilità si è arricchita, sia con il successo della Notte di Capodanno con il concerto dei “Pinguini Tattici Nucleari” e sopratutto con lo show della super dj, Carola De Witte, regina della musica Techno in pieno centro città, con una invasione di 10 mila persone, tra le quali Salis spiccava quasi statuariamente, con un’immagine rimandata da decine di migliaia di visualizzazioni.
Ma c’è una nuova politica dello spettacolo e una nuova impostazione culturale di una città che si sta scoprendo sempre più invasa dai turisti e quindi obbligata a offrire più servizi, più accoglienza e non solo la trasformazione dei “caruggi” nel terreno dei B&B con relativo svuotamento della residenzialità? Forse è troppo presto per rispondere e siamo solo all’inizio, ma anche qua l’impressione è che la nuova giunta deve giocare in difesa per “parare” i deficit del teatro dell’Opera Carlo Felice, “tagliare” il Festival del Balletto nei favolosi parchi di Nervi, giocarsi l’immagine nella mostra di van Dyck, preparata dalla precedente giunta e “salvare” la funzione sportivo spettacolare del nuovo Palasport, diventato un mall commerciale, che sembra un’isola nel Waterfront di Levante, l’ultimo regalo di Renzo Piano, ancora da completare, e cui dare un’anima, mentre gli operai del Comune piantano alberi per realizzare un grande bosco nel deserto della zona Foce, appunto la frontiera “verde” del nuovo superinsediamento. La città è crivellata dai cantieri dei quattro assi di forza, i percorsi elettrici lanciati dalle giunte precedenti, operazione necessaria e colossale che sconvolge un po’ tutti i quartieri e da l’impressione di un sottosopra, che un po’ è un grande cambiamento in atto e un po’ un caos permanente.
Ogni sindaco va ricordato per quel che lascia alla fine del suo mandato. Salis è appena all’inizio e dovrebbe ancora sciogliere l’ingombrante rebus su una sua possibile “deviazione” di carriera, ancorché continui a proclamare la sua intenzione di restare a governare Genova fino alla fine del suo mandato e magari oltre. Ma, come si sa, la politica di oggi è fluida, volatile e incontrollabile, anche dai sondaggi.