Cronaca

Processi in piazza e verdetti sui social, il caso Fakir divide l’Italia

Da qualche tempo, ormai, i processi non si svolgono più nelle aule dei tribunali. Le “novità” – se non il giudizio finale – le sappiamo dai giornali, vedendo la tv, ascoltando la radio o, ancora peggio, attraverso i social. Sentenze che non hanno sostanza perchè le indagini, spesso, debbono ancora cominciare.

È stato aperto solo un fascicolo su quel caso: significa che si è appena all’inizio di un’ inchiesta. Debbono essere approfondite le varie tesi sulle quali si sta lavorando, debbono essere sentiti gli eventuali testimoni, si seguono una o più strade per arrivare alla verità. Tutto questo non ha nessuna importanza perchè essenziale è tagliare il traguardo per primi.

Quale traguardo se non è stato dato nemmeno il via? È quel che sta succedendo nel caso di Abderrahim Fakir, il marocchino arrestato domenica scorsa dalla polizia: Due agenti lo hanno ammanettato, è finito in terra, ha chiesto aiuto perchè stava soffrendo. Pochi istanti dopo è morto. Non hanno potuto far nulla né i due poliziotti che lo avevano bloccato, né quattro operatori sanitari arrivati sul posto con un’ambulanza del 118. Diciamo subito che un primo passo le indagini lo hanno fatto: sei persone (i protagonisti) sono finite in quel registro speciale definito “scudo speciale”.

Una decisione che non vuol dire impunità: sarà poi l’inchiesta a stabilire le responsabilità, se ce ne sono state. Avviene che un primo schieramento punti subito il dito contro i poliziotti. Vengono chiamati assassini. Si crea ben presto un assembramento che vuole immediatamente giustizia e verità. Quale, se ancora non si conosce il minimo particolare di quanto è accaduto? La piazza si infiamma, con il passare delle ore diventa sempre più aggressiva. Ragione per cui Matteo Lepore, il sindaco di Bologna vicinissimo al PD, organizza per la sera stessa una manifestazione che vuol dire protesta: contro chi se ancora non si sa nulla del fatto, tranne qualche immagine che deve avere l’avallo del prima e del dopo del filmato?

Naturalmente (non si potevano nutrire dubbi) durante la marcia per le vie di Bologna è successo quel che era facilmente prevedibile, Scontri con la polizia, lancio di sassi, ingiurie contro gli agenti che forse erano anche a casa quando Fakir è morto. Idranti sulla folla che non arretrava e non voleva sciogliersi. Insomma, un copione che abbiamo imparato a memoria.

Ragioniamo un momento: Bologna è una città difficile, i precedenti lo dimostrano. Era proprio il caso di programmare una manifestazione così pericolosa? Non si potevano aspettare almeno un paio di giorni per placare gli animi e magari avere una prima risposta dalle indagini? Il sindaco si difende, dice che Bologna avrebbe dovuto e voluto dare una prova di democrazia. Domanda: con un clima simile già arroventato prima che iniziasse la marcia verso obiettivi ben precisi? È a questo punto che l’Italia, come avviene sempre, si divide in due.

Una parte è con i poliziotti che hanno fatto solo il loro dovere; l’altra ritiene che Fakir è spirato “nelle mani dello Stato” Un’accusa gravissima lanciata con molto anticipo visto che le indagini non erano nemmeno cominciate. Ha sbagliato il sindaco? La sinistra è con lui, perchè ha avuto ed ha ragione, perchè il film “girato” da un abitante della zona lo ha adesso il magistrato che lo dovrà esaminare con cura. La destra, chiaramente, è con le forze dell’ordine le quali ogni giorno rischiano la vita per la sicurezza degli italiani.

Dopo il caso Roggero, eccone un altro su cui si poggerà la campagna elettorale che ha già cominciato a irretire la gente che non ne può più di chiacchiere e vuole solo fatti, Invece il ritornello è sempre lo stesso. Tuona Elly Schlein: “Questo governo sta portando il Paese alla rovina”. Si risponde da destra: “La segretaria provi a salvare la sua poltrona già traballante”.

Nulla di nuovo: così ogni occasione è buona per combattere non l’avversario politico, ma il nemico. Basta accendere la tv per rendersi conto che questo è il clima in cui viviamo ogni giorno. Il “politically correct” è solo una illusione, sostantivo dimenticato dal Palazzo. Fino a quando si chiedono gli elettori? Tutti: i decisi e gli indecisi per le urne. Forse la sera molti uomini politici dovrebbero guardarsi allo specchio.

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Bruno Tucci