Scienza

Siamo umani in mutamento verso la bestialità

Un giorno ci guarderemo dentro uno specchio ma non vedremo il nostro volto. La trasformazione sarà conclusa, l’uomo diventato bestia ci fisserà con i suoi occhi feroci e cattivi.

Avremo paura di lui, abbasseremo lo sguardo colpevoli, perché nel profilo del nuovo essere vivente riconosceremo i tratti umani di quel che siamo stati. Nel verso indistinto delle nostre vite raccattiamo le evidenze di tutto ciò.

La metamorfosi bestiale ci pervade inarrestabile e noi non abbiamo fatto niente per evitarla, lasciando che il cervello venisse divorato dalla superficialità e che la nostra anima naufragasse negli abissi dell’indifferenza.

Nati dall’amore, stiamo smarrendo progressivamente ogni sentimento di compassione. Siamo diventati costruttori di croci sulle quali inchiodiamo chiunque non accetti il nuovo ego collettivo.

Triste destino il nostro, uomini e donne, in cerca della propria via smarriamo ogni forma di morale e di bene verso l’altro.

Plutarco diceva che “l’uomo differisce dall’animale solo per la parola, ma se perde la ragione, la bestia in lui diventa più feroce di quella dei boschi”, ed è esattamente quel che sta succedendo.

Combattere la ragione e le parole per sconfiggerle è l’ultimo tradimento di Giuda; tanto la bestia biascica surrogati di parole, la bestia ringhia, morde, sbava saliva dalle fauci e sferra l’attacco sul più debole. Adesso è questa umanità che prevale, quasi bestia, per la quale una vita pesa meno di un cellulare ultimo modello.

Cammina nelle strade mostrando i muscoli, divulga insipienza, gestisce serre nelle quali coltiva odio mentre le prigioni per lo Stato di diritto sono già in costruzione.

L’umanità quasi bestia è la presa d’atto che le macine della Storia hanno ripreso a frantumare e tritare memoria, valori civili, tutto quello che c’è stato donato da chi ci ha preceduto viene velocemente cancellato per lasciare spazio alla violenza.

Sì, tutto questo accade ogni giorno alla velocità della luce, un flusso inarrestabile di melma che sconvolge l’individuo, ne spazza via i confini per poi devastare la società come uno tsunami fa con ciò che incontra lungo la sua avanzata.

È una corsa cieca la nostra, umani quasi bestie che si azzannano tra di loro, e non ci interessa quel che succederà, l’importante è difendere quel pulviscolo di false illusioni farneticanti, piccoli mondi dove non cresce più nemmeno mezzo centimetro d’erba. Ci attende un lungo cammino, nel deserto, stretti tra la morsa sconsiderata degli incantatori di serpenti, pronti a vendere l’anima per un grammo di potere in più, e gli effetti di un sistema economico e sociale nefasto che produce ricchezza per pochissimi e povertà per tutti gli altri.

La follia attuale è l’arbitrio del più forte, la sbornia, il cuore che ha smesso di battere dentro all’umanità quasi bestia. Tutto questo è già successo ma lo ignoriamo perché non siamo più capaci di niente. Conta solo il mantenimento della quotidiana dose di consumismo senza la quale andiamo in astinenza. Orde di anestetizzati marciano nell’indifferenza, gente comune che ha smarrito il significato profondo della vita. Servirebbe una nuova “era del cinghiale bianco”, un’era di rinascita e illuminazione spirituale.

L’umanità ha sempre saputo rialzarsi dai drammatici inciampi della Storia, ripreso il proprio cammino. Chissà, un giorno i robot potrebbero sostituire l’umano nelle sue più svariate attività, una prospettiva che inquieta ed interroga tutti quanti con ragione. Ma dovremmo iniziare a preoccuparci e dedicare più energie alla mutazione antropologica dell’umano verso la bestialità.

Nell’immaginario collettivo, figlio della migliore fantascienza letteraria e cinematografica, gli uomini devono difendersi dai robot dei quali hanno perso il controllo: oggi non appare essere questa la nostra emergenza; dobbiamo difenderci dalla bestia che stiamo diventando: dall’individualismo al razzismo, dalla stupidità alla violenza, fino alla più totale indifferenza. Un umanoide di nuova generazione avrà la saggezza per aiutarci a farlo?

Published by
Emiliano Chirchietti